I lombardo-veneti, predi Murru, su sturru e il covid

Amsicora

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Amici e amiche, detto confidenzialmente, inter nos, ogni tanto mi viene il dubbio di essere preda di un rincoglionimento galloppante. Metto insieme cose impossibili, faccio paragoni demenziali, e poi torno sempre alle reminiscenze più lontane, a quelle di bidda, alla preistoria, prima del mio esodo in città. Volete un esempio? Ditemi voi cosa c’entra la situazione attuale, coi lombardo-veneti che vogliono invadere i territori altrui e, viceversa, nessuno vuole andar da loro, e la storiella di Predi Murru (il parroco del mio paese), su sturru (lo storno) e sa cerexia (le ciliegie). Boh! Sentite un po’. In bidda, quando ero appena nato, c’erano molte ciliegie. il paese era ricco di gore che prelevavano l’acqua del fiume e i giardini abbondavano di agrumi e di ciliegie. A giugno si faceva persino la festa de sa cerexia e venivano molti forestieri a comprarle e gustarle. Ma, ahinoi!, su sturru ne faceva strage. E allora la popolazione che subiva un gran danno dalla voracità degli uccelli, si rivolse a Predi Murru, per chiedere un intervento autorevole nei confronti de su sturru. Un intevento divino! Predi Murru fu una parroco molto amato, dai primi del ‘900 fino agli anni ‘30, interveniva contro la siccità e faceva arrivare la pioggia, organizzava la scuola per i molti ragazzi analfabeti e perfino teneva balli nella canonica per far divertire i giovani contadini e pastori, insieme alle loro coetanee. Era buono e perciò le sue suppliche al Signore erano sempre efficaci, venivano ascoltate e subito esaudite, come quando fece la processione portando in giro Santu Perdu, il patrono, per il paese e non fece in tempo a rientrare in chiesa che, a metà del tragitto, il cielo improvvisamente si chiuse e un acquazzone benedetto spezzò miracolosamante la siccità di mesi e mesi.
Ricevuto l’incarico di mettere in riga gli sturri, Predi Murru non perse tempo, si mise all’opera e alla predica domenicale, rivestito dei paramenti sacri, si rivolse a su sturru in modo bonario, ma fermo, come fanno le autorità con le ordinanze: “Deu seu Predi Murru, rettori de sa cresia, e cumandu a su sturru de lassai sa cerexia“.
Non si è mai capito il perché, o perché su sturru era irriverente o perché come creatura del Signore pensava d’avere anch’egli diritto a un buon pasto, fatto sta che, quasi irridente, l’uccello rispose al curato: “Deu seu su sturru, m’indi frigu de sa cresia e nau a Predi Murru ca mi pappu sa cerexia“.  Insomma, lo storno era ghiotto di ciliege e non le mollava sol perché aveva ricevuto un’ordinanza a smettere. Morale della favola, gli esseri senzienti fanno ciò che li fa godere e non fanno ciò che li disturba.
D’accordo, monsieur de La Palisse, direte, ma tutte queste reminiscenze bambinesche che c’entrano coi lombardo-veneti & C. e noi sardi al tempo del covid? Beh, apparentemente no, ma, se ci pensate bene, la favola narra di noi e dei lombardi. I lombardi, senza sentire ragioni, vogliono venire da noi, anche i veneti, che ancora rivendicano la sovranità sugli arcipelaghi dell’Egeo, mentre nè noi sardi nè gli ellenici scalpitiamo per andare nel Lombardo-Veneto. Vi siete chiesti il perché? Ragionateci, come dice Zaia, pensateci un po’. Per quale ragione se vi propongono un soggiorno gratuito a Milano o a Bergamo voi, spesati di tutto, non ci andate, e loro invece, per venire da noi, sono disposti a pagare? Perché noi mediterranei diciamo di non volerli in casa nostra e loro s’incavolano, ci  minacciano e vogliono venire per forza? Non solo, truccano le carte: erano perfino arrivati a contagi e morti zero! Smanaus! Chiamano a supporto la scienza: ormai - dicono - il Covid è debole, è agonizzante, loro possono sciamare verso le nostre spiagge, come gli storni nelle piante di ciliegie del mio paesello. Il mite Solinas, che sembra un buon curato di campagna e ha l’aria di Predi Murru, cerca di controllare, di rallentare, di temperare, ma - come s’arrettori de bidda - nessuno, neanche gli uccelli, lo prendono sul serio. Ognuno fa come gli garba, tutti si muovono senza freni. Turisti, turismo, bellezze! La vita deve riprendere, la giostra deve girare.
E allora? Allora, aggittoriu! Aiuto! Si salvi chi può! I vecchi, senza divieto ufficiale, se non vogliono fare qualche incontro pericoloso, stiano comunque fra le mura domestiche o nella seconda casa chi ce l’ha, uomini e donne di mezza età siano prudenti, mascherina e distanziamento millimetrico, i giovani facciano come vogliono. Siamo nelle mani del signore! I lombardi c’invaderanno e ci aliteranno indisturbati da tutte le distanze. In spiaggia, in ristorante, al bar, al market. Siamo disarmati? Senza scampo? Ma no! Nient’affatto! Un’ancora di salvezza ce l’abbiamo, eccome! Possiamo invocare Predi Murru che interceda presso il Signore affinché ce la mandi buona. Vedrete che funzionerà. Andrà tutto bene!

Fonte: Democrazia Oggi

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