Adottiamo un bar……

Rosamaria Maggio

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Oggi ho deciso di fare un giro in città per osservare la ripartenza.
Non che non fossi mai uscita in questi mesi di lockdown, ma lo avevo fatto poco e sempre molto velocemente per sbrigare incombenze di prima necessità.
La situazione è tale da suggerire prudenza, osservanza delle raccomandazioni degli esperti, nonché’ delle norme giuridiche dettate dall’emergenza.
Oggi era quindi una passeggiata, in linea con i DPCM e le ordinanze regionali e comunali, con lo sguardo dell’osservatore benché, al tempo del liberi tutti, sia ragionevole essere ancora più attenti di prima.
Tanto è vero questo che, data l’età media elevata nel nostro paese, nella nostra regione e nella mia città, osservavo che sono aumentate le saracinesche chiuse, e che bar, negozi, parrucchieri e, temo, anche ristoranti, non faranno il pienone.
Sarà dura tornare alla normalità e, anzi, io mi auguro un cambio di passo in relazione ad alcune forme di economia globale che hanno portato al consumo sfrenato del territorio, all’indifferenza per l’ambiente, alla sottovalutazione dei rischi sanitari.
Sicuramente come sempre capita nelle catastrofi, anche il Covid 19 si è portato con sé una diversità d’impatto sulle singole persone.
I malati, i morti e le loro famiglie, le piccole attività commerciali che si sono impoverite, l’ancor maggior impoverimento di chi povero lo era già, ma anche l’arricchimento di settori produttivi legati alla sanità, ai presidi sanitari ed igienici, all’alimentare solo per fare alcuni esempi.
Sembra che a livello nazionale solo 3 attività su 10 abbiano riaperto i battenti.
Fa piacere sentir riconoscere da qualche rappresentante di categoria del settore della ristorazione, che i piccoli imprenditori hanno già richiesto i 25 milioni a fondo perduto e che qualche banca li abbia già erogati.
Certo, bisogna fare di più.
Molte misure sono state messe in campo ed i primi decreti legge sono già in vigore, l’ultimo è stato appena pubblicato sulla gazzetta ufficiale.
Sono provvedimenti normativi che entrano in vigore subito, ma è normale che siano fisiologici alcuni tempi tecnici. Anche se è necessario superare la gravosa burocrazia italiana.
Tutti coloro che ora cercano di riprendersi dopo i mesi di chiusura forzata, che non avevano  consistenti conti in banca ma che devono affrontare le spese della riapertura, e che senza la presenza dei consumatori non potranno accontentarsi degli aiuti di stato, tutti questi piccoli imprenditori, bar, ristoranti e negozi vari, ai quali le persone un po’ avanti d’età hanno difficoltà a rivolgersi per la paura che questa pandemia si lascia dietro, dovranno essere aiutati anche da noi.
Nel contempo ciascuno di essi dovrà ripensare alla propria organizzazione imprenditoriale.
Non lasciano indifferenti le notizie che provengono dalla Cina, dove la città di Shulan (700 mila abitanti), nella provincia di Jilin è in lockdown per una diffusione della pandemia e la stessa provincia rischia di essere chiusa.
Lancio quindi un appello volto a favorire, da un lato, le consegne a domicilio e le prestazioni a domicilio nei limiti del possibile e, dall’altro, l’accesso ai locali riaperti a patto che venga osservato il distanziamento e la protezione delle categorie a rischio.
Penso all’adozione da parte di ogni condominio di un bar al quale chiedere una colazione settimanale, un ristorante al quale chiedere piatti pronti da asporto, ogni tanto e, perché no, anche alla vendita online da parte di negozianti di prossimità.
Perché non posso comprare un paio di scarpe online dal mio fornitore di città?
Nondimeno bisognerà ripensare al nostro fruire di spazi all’aperto, non più in massa informe ma con un minimo di organizzazione …penso ai parchi, le spiagge, i bar all’aperto, i ristoranti, i villaggi turistici, le crociere… Andare verso luoghi di prossimità, alberghi diffusi, di piccole dimensioni, nel territorio, fino alla scomparsa di quei pachidermi costruiti sul mare, che tanto nuocciono all’ambiente ma anche alla nostra tranquillità, e che possono essere sostituiti da piccole imbarcazioni diffuse, con pochi ospiti per ciascuna.
Non possiamo ignorare anche che le nostre necessità alimentari oggi entrano in rotta di collisione con la deforestazione, per lasciar posto alle coltivazioni intensive.
Anche dal punto di vista alimentare ci vuole un ripensamento sulle nostre nuove abitudini. Frutta e verdure proveniente dai più lontani mercati per soddisfare il nostro desiderio di comprare a basso prezzo qualunque specie alimentare, a prescindere dalla stagione e dalla qualità, anche questa dovrà essere una prassi da ridiscutere e ripensare.
Occorrerà prediligere i prodotti a km 0,  non troppo inondati da sostanze chimiche per assicurarne la maturazione e la perfezione estetica che tanto danneggiano ambiente e salute, ma che anche scontano un basso prezzo di vendita e ingenti guadagni per le grandi catene commerciali, sulle spalle dei lavoratori agricoli sottopagati in tutto il mondo.
Non abbiamo sempre vissuto con questa organizzazione del lavoro.
Solo 50 anni fa questi modelli non esistevano.
E questo vale, credo, anche per i nostri vicino d’oltralpe che non hanno ancora riaperto.
Si deve andare avanti ed oltre.
Proviamo a pensarci e sono certa che avremo tante buone idee.
Per ora iniziamo col cappuccino condominiale: adottiamo un bar!

Fonte: Democrazia Oggi

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