Caro sen. Marilotti, “la scuola scuola si fa a scuola”

Rosamaria Maggio

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L’altro giorno abbiamo pubblicato un’intervista[1] al sen. Marilotti, uomo di scuola prima che politico; sulle sue proposte interviene una donna di scuola, Rosamaria Maggio, per tanti anni dirigente del CIDI. A seguire poi un’altra interessante riflessione sulla ri-partenza nella scuola.

Non amo intervenire a gamba tesa su questioni trattate da altri altri e non me ne voglia il Sen. Marilotti se intervengo sulla sua intervista rilasciata al Prof. Pubusa.
Il titolo era tutto un programma: Scuola che fare?
Ho letto l’articolo tutto d’un fiato, alla ricerca della soluzione agognata.
Sono arrivata alla fine e non ho trovato “Niente”. Ovvero la toppa peggiore del buco.
Possibile che si sappia solo pensare ad una scuola con metà alunni in classe e metà in video conferenza? E tutto il nostro dire sul superamento della didattica frontale? (Perché’ che cosa è la video lezione?), sull’importanza della relazione educativa, sulla scuola democratica che non lascia indietro nessuno?
O forse si pensa che con gli 85 milioni di finanziamento stanziati dal Governo, si siano dotate tutte le famiglie italiane (il 25%) di strumenti e connessioni?
Ma la cosa che più mi ha stupito è che ci si è totalmente dimenticati dello scippo di scuole fatto anche nella nostra città, delle istituzioni scolastiche prevalentemente mandate in periferia ad occupare edifici che non avevano altra prospettiva, vuotando spesso edifici storici che potevano avere altra e più remunerativa destinazione. Questa è la storia di tutte le scuole del paese dove, con la diminuzione demografica e la dieta Gelmini-Tremonti sono stati ridotti insegnanti ed insegnamenti e conseguentemente vuotati gli edifici scolastici.
Mi attenderei un impegno a pretendere maggiori finanziamenti per la scuola, perché’ a settembre i ragazzi possano rientrare in classi meno numerose.
Questo richiede un aumento consistente di organico, non il doppio, ma consistente. Chi conosce i meccanismi della scuola sa che ci sono insegnanti sottoutilizzati, o utilizzati in altre funzioni. Questi potrebbero tornare in classe, anche in quegli edifici ora chiusi, unitamente ad un aumento di organico certamente necessario.
La scuola si fa a scuola e non nella propria cameretta. Senza contare che a settembre i genitori dovranno tornare al lavoro ed i bambini ed anche i ragazzi non potranno certamente rimanere soli a casa, men che meno potrebbero da soli seguire le lezioni online.
Siamo stati tutti ragazzi e se a 12 -13 anni si può stare soli a casa, difficilmente si avrà la responsabilità di essere totalmente autonomi nella gestione dello studio.
Ma quel che è più grave è che una parte di ragazzi non sarebbe raggiunta dalle lezioni e rimarrebbe indietro.
L’unica strada è quindi quella di puntare i piedi col Ministro, il Governo ed in Parlamento, affinché ci sia finalmente un consistente investimento nella scuola.
La debolezza del Ministro, rinforzata da una serie di consiglieri ripescati addirittura dal periodo morattiano, la rende incapace di affrontare da sola questa emergenza. Occorre che tutti i parlamentari dell’area governativa e, perché’ no, dell’opposizione (la scuola riguarda i figli di tutti!), inaugurino una nuova stagione che veda l’istruzione al primo posto, a fianco al diritto alla salute. D’altra parte il diritto all’istruzione rende possibile l’accesso agli altri diritti, quindi anche a quello alla salute.
Se il livello di istruzione di questo paese fosse stato più alto, forse non avremmo accettato lo smantellamento del sistema sanitario territoriale a favore delle eccellenze.
Buon lavoro!

References

  1. ^ un’intervista (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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