Scuola: iniziamo a riflettere sull’anno prossimo

Rosamaria Maggio

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Il DL n. 22 dell’8.4.020, “Misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e lo svolgimento degli esami di Stato”, prevede una ipotesi A (rientro a scuola entro il 18 maggio) e una ipotesi B (nessun rientro). Ritengo, con riferimento alle dichiarazioni governative e del Comitato tecnico scientifico, che non ci sarà rientro a scuola entro il 18 maggio, e quindi non mi soffermo sull’ipotesi A.
Delle soluzioni per il caso in cui non si rientrasse a scuola ho già parlato in un mio precedente articolo su questo blog[1], voglio ora riflettere sull’inizio del prossimo anno scolastico.
Le voci che si rincorrono, anche sulla base del sottinteso nel DL, non tranquillizzano.
Analizzando il decreto legge, l’articolo 2, 3° co., stabilisce che “il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti   informatici   o   tecnologici   a disposizione”.
Quindi non “la Scuola assicura” o, meglio, “la Scuola garantisce”, che porrebbe l’obbligo in capo allo Stato di “rimuovere gli ostacoli (…) che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”, (art 3 ,2 co. Cost.), bensì “il personale docente assicura”, come se si trattasse di una relazione fra insegnanti e studenti e non fra Stato e cittadini. Il decreto non fa peraltro alcun riferimento alle funzioni di programmazione didattica del Consiglio di classe e del Collegio docenti e il singolo docente si deve ingegnare come può, e come sa, con le nuove tecnologie.
Intendiamoci, da decenni la scuola italiana procede con scrutini ed esami utilizzando la tecnologia, registri online consultabili dai genitori e utilizza anche le nuove tecnologie per la didattica. Ma non può trasformarsi una funzione pubblica in un fatto privato. Di più, non può ignorarsi quel 25% di italiani che non fruiscono di connessione internet e così i loro figli. A questi l’insegnante non potrà assicurare alcunché. E neanche a quelli rimasti orfani (a cui ha pensato Della Valle con una donazione ad hoc) .
E quegli insegnanti ed allievi colpiti da gravi lutti in queste settimane, dove troveranno la forza di assicurare o fruire della didattica a distanza?
Infine voglio segnalare alcune curiosità che, se non fossero l’altra faccia preoccupante della DAD (didattica a distanza), potrebbero provocare la nostra ilarità.
Mi raccontava una collega docente della scuola media che ormai la lezione online si fa con 25 studenti ed altrettante mamme nello sfondo. Seguono le lezioni, qualche volta le madri intervengono se l’insegnante ha fatto qualche osservazione al proprio figlio o addirittura redarguiscono un altro allievo che si è magari rivolto al proprio figlio in modo da loro ritenuto non adeguato.
Questa è l’altra faccia della DAD privatizzata, quanto meno nella scuola primaria e secondaria di I grado. I bambini perdono anche quel momento fortemente educativo dell’uscire di casa, condividere con coetanei, incontrare adulti diversi dai genitori, professori dirigenti, personale Ata (segreteria e assistenti). Perdono insomma il piacere di muovere i primi passi in territorio protetto, senza i genitori.
Ora quindi, poiché si prevede nel DL un inizio anno con corsi di recupero a distanza, non vorrei che si immaginasse anche un prossimo anno a distanza. Ho letto nella stampa di settore di frequenza a settimane alterne e quant’altro.
Sicuramente la scuola è un luogo dove non è facile mantenere le distanze di sicurezza, ma ci si può provare. Intanto riaprendo le tante scuole inutilizzate a seguito del decremento demografico e di una politica diretta a costituire grandi plessi scolastici con un solo Dirigente scolastico.
Le aule si possono trovare, in alternativa, laddove non vi fossero, ad una non scuola sarebbe da preferire, almeno per le superiori, un doppio turno, come si faceva fino agi anni ‘90.
Le classi potrebbero essere sdoppiate per garantire ad ogni studente un banco a distanza di sicurezza dagli altri.
È chiaro che questo richiede un aumento di organico, non un raddoppio perché molti docenti in alcune discipline hanno ore a disposizione, ma sicuramente occorre un aumento di personale. Come? Con un grande investimento pubblico in un settore nel quale negli ultimi decenni, si sono fatti solo tagli (come dimenticare il duo Gelmini-Tremonti?).
Diamo alla scuola ciò che le è stato tolto. Investiamo i risparmi che con questa pandemia si faranno (ne parla anche il DL 22, dei risparmi con gli esami di Stato).
D’altra parte una soluzione diversa da questa, basata sulla didattica a distanza (DAD) e sulla turnazione dei ragazzi nella frequenza, potrebbe sollevare una grande protesta dei genitori, non solo per i motivi di sostanza di cui ho detto, ma anche perché la scuola assolve ad una grande funzione sociale che è quella di avere la responsabilità dei ragazzi mentre i genitori lavorano.
O pensiamo di lasciare i bambini da soli a seguire le lezioni online?
Una tale soluzione sarebbe oltremodo grottesca e contraddittoria per noi insegnanti ed adulti in genere, che tanto abbiamo combattuto perché i ragazzi non diventassero dipendenti dal mezzo tecnologico.
Non possiamo abdicare alla funzione che la Costituzione ha assegnato alla scuola. Non dimentichiamo il dettato costituzionale dell’art.34, ”La scuola è aperta a tutti. L’istruzione (….) è obbligatoria (…)”. Allo Stato coniugare il diritto alla salute con questo principio altrettanto cogente.

References

  1. ^ articolo su questo blog (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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