Prima di tutto le bambine e i bambini

Gianna Lai

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ll primo segnale di rinascita dopo la tempesta è l’apertura delle scuole, e qui bisogna seriamente riaprirle, in Italia, pur tenendo conto degli sforzi encomiabili di docenti e studenti che, in queste settimane, attraverso la rete, hanno cercato di dare continuità all’istruzione. Riaprirle adesso, trasformando tutti i canali di radio e tv pubblica in una grande aula scolastica, distribuita per ogni ordine grado di istruzione, fino all’Università. Garantiamo un pò di uguaglianza al tempo del corona virus, dato che non tutti i bambini sono provvisti di tecnologie adatte all’apprendimento a distanza, sennò la nostra scuola la finisce sempre  con il solito ospedale di don Milani, che cura i sani e lascia fuori i malati!
Un pò di uguaglianza, perchè la nostra Costituzione non è sospesa dal corona, e questo è il momento serio per una sua seria applicazione: siamo troppo giovani per ricordare l’enorme ruolo svolto da ‘Non è mai troppo tardi’ del maestro Manzi, nell’alfabetizzazione degli italiani analfabeti tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta? Una semplice trasmissione dalla breve durata quotidiana. Qui però si tratterebbe di garantire Istruzione, da sempre a carico nostro, attraverso il Servizio pubblico, da sempre a carico nostro, messo a disposizione nel corso dell’intera giornata.
Dalle 8 del mattino alle 8 di sera, equamente distribuiti gli spazi, scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado e Università. I tempi sono ancora lunghi, non tutti hanno a disposizione la rete ed essa, probabilmente, non è neppure in grado di reggere tanto carico. Rai e Tv sì. Non possiamo accettare, come cittadini, una tale interruzione, in particolare per le bambine e i bambini meno abbienti, noi che abbiamo a disposizione un’enorme rete, un’immensa piattaforma da mettere a disposizione dei cittadini più giovani. Glielo dobbiamo noi adulti ai giovani che, una volta sconfitto il corona, crudele scopa contro l’anzianità, davvero avranno più spazio e voce in capitolo in questo mondo di diseguaglianze, responsabile di emigrazione e lavoro precario. E bisogna farlo subito, adesso, con l’immenso materiale della Rai, attraverso la cultura dei nostri docenti, che in molti ci invidiano nel mondo. Con la cultura della scuola che non si è ancora del tutto dispersa, nonostante la guerra dichiaratale dai governi Berlusconi e fino a Renzi, contro ‘i pedagogismi’ e contro le nuove esperienze della didattica. E, in maniera accanita, contro gli studenti tout court, cacciando gli istituti superiori dalle città, per isolarli nelle periferie estreme, a cotè di centri commerciali e nastri autostradali. Vi immaginate noi stessi ad apprendere da docenti universitari e professori e maestri che spontaneamente si mettono a disposizione, come fanno oggi i nostri medici, pur con tutt’altro rischio? Le discipline rispettate, i ragazzi ad apprendere, sapendo che lo fanno insieme a tutti i ragazzi d’Italia, nessuno escluso? Una vera educazione all’uguaglianza, secondo noi, si educhi con l’esempio e non con le prediche! Ve la immaginate la gestione culturale di questa immensa Raiscuola-Tvscuola, nelle mani per esempio di gente come Angelo Guglielmi, Salvatore Settis, o Domenico De Masi (ma ciascuno di voi ne può aggiungere anche altri, di chiara fama e mai esposti ai giochetti delle maggioranze di turno al governo) che, da par loro, saprebbero circondarsi delle persone adatte? Fatta salva l’informazione, credo che ci divertiremo di più anche noi a imparare dalla cultura della scuola. Al posto di Carlo Conti e Simona Ventura, tra gli ultimi distruttori del varietà in televisione, e della faziosità di Vespa e della barba dei talk show, oramai spettacolini di intrattenimento, tra una pubblicità e l’altra. Al posto della pubblicità,  la vera padrona di Rai-Tv,  che niente avrebbe da guadagnare a interrompere trasmisione di vera cultura, questa volta. Salvando solo il salvabile a giudizio di uno che fosse come Angelo Guglielmi, per esempio, o Salvatore Settis, o Domenico de Masi, ci si potrebbe senz’altro fidare. Un lavoro enorme, e non è enorme lasciare senza scuola i giovani meno abbienti , in tempo di pace? Pensate a delle lezioni di Zagrebelsky sulla Costituzione, di Carlo Smuraglia sulla Resistenza, di Moni Ovadia sulla Shoah, di Gino Strada sulla salute, ecc., seguite da interventi di bambine e ragazzi che dicono quello che loro sanno. Pensate a tutte le collaborazioni di artisti, attori, musicisti, da affiancare alle teche RAI, nelle quali non sarà difficile trovare, introducendo una nota di leggerezza, divertenti materiali di svago e di apprendimento insieme.
Prima di tutto le bambine e i bambini, sennò  questi decreti sembrano fatti dagli adulti in difesa esclusiva degli adulti.

Fonte: Democrazia Oggi

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