Sveglia ragazzi, esiste una mossa per stanare Renzi

 Massimo Villone - Il Manifesto

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Riprendiamo la riflessione sullo scontro sulla giustizia . Ha ragione chi dice che la sfiducia ancorché formalmente individuale non potrebbe che riverberarsi sull’intero governo, provocando la crisi.

Sulla prescrizione nel governo giallorosso volano gli stracci. E il punto di non ritorno sembra essere dato dalla ventilata presentazione di una mozione di sfiducia individuale contro il ministro Bonafede da parte di Italia Viva. È un salto di qualità.La mozione di sfiducia individuale trova molti precedenti. Viene normalmente presentata dalle opposizioni contro un singolo ministro del governo in carica, ed è normalmente respinta. In termini generali, produce l’effetto di compattare la maggioranza, magari malvolentieri, a sostegno del ministro. C’è un solo precedente di mozione di sfiducia presentata dalla maggioranza contro un proprio ministro: è il caso Mancuso, ministro di grazia e giustizia nel governo Dini, sfiduciato nel 1995. Ma si trattava di un ministro riottoso, che aveva assunto posizioni contrarie agli indirizzi di governo, anche respingendo la richiesta di dimissioni. Non potendo il Presidente della Repubblica revocare un ministro coperto dalla fiducia parlamentare, rimaneva la sola sfiducia individuale per estrometterlo costringendolo a dimettersi.

Per Bonafede avremmo invece una sfiducia individuale diretta contro un ministro sostenuto dalla maggioranza, meno Iv. È decisivo che una mozione di sfiducia richiede per l’articolo 94 della Costituzione le firme di un decimo dei componenti dell’assemblea. Italia Viva dispone di 29 deputati e 17 senatori, e non può da sola presentare la mozione. Sarebbe dunque necessario aggiungere un corposo pacchetto di firme dell’opposizione, che farebbero emergere l’ipotesi di una diversa maggioranza: destra più Italia Viva. Per questo, ha ragione chi dice che la sfiducia ancorché formalmente individuale non potrebbe che riverberarsi sull’intero governo, provocando la crisi.

Secondo le indiscrezioni filtrate dal Quirinale, Mattarella non avallerebbe un rimescolamento della maggioranza su equilibri diversi da quelli attuali, e si andrebbe a uno scioglimento anticipato. Qui rileva che lo scioglimento non comporta per il referendum costituzionale un rinvio automatico della data. Dunque, rebus sic stantibus si voterà in ogni caso il 29 marzo sul taglio dei parlamentari. Se vince il sì, sarà necessario ridisegnare i collegi in rapporto alla riduzione dei seggi. Solo successivamente si potrebbe procedere alla convocazione dei comizi. Ma sappiamo fin d’ora che una sfiducia a Bonafede comporterebbe prevedibilmente il voto per un parlamento ridotto nei numeri in tempi comunque piuttosto brevi.

Cui prodest? Certamente al centrodestra. Ma potrebbe Renzi trovare un utile? Sì, laddove assumesse: a) la capacità di Italia Viva di crescere come soggetto politico di centro, lucrando dal dissolvimento parziale di Forza Italia e dei 5Stelle; b) una vittoria della destra, che si avvicinasse, senza raggiungerla, alla maggioranza assoluta dei seggi; c) la partecipazione di Italia Viva come centro essenziale in una alleanza di centrodestra. Nei sogni più arditi potrebbe esservi una premiership dello stesso Renzi, più spendibile di Salvini per la poltrona di Palazzo Chigi.

Fantapolitica? Può darsi. Ma è uno scenario coerente con i dati attuali del sistema politico, e tale da spiegare l’investimento eccessivo su un tema importante, ma non così centrale per le sorti del paese come la prescrizione. Tra l’altro, non è certo il solo – o anche il principale – strumento per una ragionevole durata dei processi. Renzi si agita troppo per una mera ricerca di visibilità, e dimostra che il problema del nostro parlamento non è la quantità, ma la qualità. Serve uno specchio dei bisogni e delle speranze di tutti, non un’arena per le grandi ambizioni di piccoli personaggi. Per questo si richiedono buone leggi sul sistema elettorale e sui partiti politici, e il rispetto della Costituzione. Riforme raffazzonate e tagli possono solo far danno. Ricordiamolo, andando a votare il 29 marzo.

In ogni caso, meraviglia che i controinteressati alla corsa al centro da parte di Renzi non colgano l’occasione per stanarlo con una loro mozione di sfiducia individuale a Bonafede. Venendo dal centrodestra, costringerebbe Renzi a un contrordine compagni, o al balbettio di una non partecipazione al voto o di una uscita dall’aula. Al peggio, ci chiarirebbe cosa vuole fare davvero da grande. Sveglia ragazzi, a meno che non vogliate tenervelo buono.

 

 

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Fonte: Democrazia Oggi

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