Referendum e silenzi della sinistra

Alfiero Grandi

 

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Fabio Vender in un articolo su Il manifesto dell’8 febbraio scroso ha posto una serie di questioni sul taglio dei parlamentari. Alfiero Grandi riprende la riflessione sulla questione con questo intervento.

Vander sul Manifesto solleva diversi problemi sul referendum costituzionale. Allarme condivisibile. Se si cambia la Costituzione per consentire un accordo di governo ci si avvia su una china pericolosa. Eppure non hanno reagito esponenti della sinistra che avevano definito la Costituzione la più bella del mondo. Né altri che l’avevano definita un bene comune, da tutelare per il bene della democrazia in Italia.
Eppure nel 1939 la Camera è stata abolita dal fascismo che ne ha fatto un organo del regime. Il parlamento è stato riconquistato dopo la vittoria sul nazifascismo, con l’elezione della Costituente, che ha consentito alle donne di votare per la prima volta, e con la Costituzione, che ha al centro il parlamento come lo conosciamo oggi.
Curiose le posizioni in campo. La destra, che oggi sbraita, ha approvato il taglio del parlamento perchè ha ceduto al richiamo della foresta dell’antipolitica. Prima la Lega al governo, poi Fratelli d’Italia e Forza Italia.
Le sinistre che avevano votato contro tre volte hanno capovolto la posizione pur di formare il governo e hanno votato a favore nell’ultima votazione. Avvertendo l’enormità del cambio di posizione, che ha creato un fronte dei partiti contro il ruolo del parlamento, di cui fanno parte, ci si è inventati altre modifiche costituzionali, ma non vale la pena di discuterne perchè sono impantanate in parlamento. Alle ulteriori modifiche della Costituzione è stata aggiunta la proposta di una nuova legge elettorale, con un testo frettoloso, a torto definito proporzionale, perchè prevede una soglia reale di accesso all’elezione del 7 % per i deputati e del 14 % per i senatori. Resteranno 3 o 4 partiti e milioni di elettori non avranno rappresentanti.
Il M5Stelle ha condotto una battaglia demagogica contro il parlamento che porterà solo voti alla destra. La lezione del dimezzamento dei voti a favore della Lega non è bastata. Il M5Stelle tenta di fare due parti in commedia: casta e anticasta, vedremo.
Solo la società può difendere il ruolo del parlamento contro cambiamenti pericolosi della Costituzione. Vander ha ragione. E’ comprensibile che la società sia confusa, preoccupata. Per questo è importante che alcuni settori della società e delle competenze, come il Coordinamento per la Democrazia costituzionale, abbiano scelto il No. Abbiamo aspettato le 71 firme dei senatori perchè non avevamo la forza e i soldi per raccogliere le firme per promuovere noi il referendum.
Ora il referendum c’è e ci siamo attivati. Non ci sono alibi. Noi abbiamo scelto. Il 15 gennaio abbiamo costituito dal notaio il nostro Comitato per il No e siamo partiti, senza soldi e senza strutture, ma convinti delle nostre ragioni e faremo di tutto per riaffermare la centralità del parlamento, per mettere un argine alla demagogia e al populismo che ha già fatto danni e altri ne farà, se non fermato dalla vittoria del No.
C’è chi pensa che sia una battaglia perduta. Avremo l’orgoglio di averci provato e non dimentichiamo che nel 2016 ci davano al 20 %.
C’è chi pensa che si e no siano una scelta troppo stretta, dimenticando che è chi ha voluto il taglio del parlamento. Il No è una reazione a un attacco alla Costituzione e al parlamento.
C’è chi pensa che si rompano uova nel paniere della sinistra, o in pollai vicini, vuol dire che non ha chiaro che la Costituzione è un pilastro della nostra democrazia e vale la pena difenderne i capisaldi, senza cedere a interessi immediati.
Noi siamo impegnati a pieno ritmo, nascono comitati locali, ci aiuterebbero altre energie per rafforzare il No. Se siamo in ritardo è anche perchè troppi assistono ma non scendono in campo contro una destra pericolosa e per spingere le sinistre ad avere coraggio. Non abbiamo interessi personali, solo convinzioni radicate, altri dovranno spiegare se possono dire altrettanto.

Fonte: Democrazia Oggi

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