Evviva la riduzione dei tempi del processo! Ma sentite una favoletta…

Andrea Pubusa

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 Evviva! Arriva la riduzione dei tempi del processo penale. La durata? Non può superare i 4-5 anni, con una stretta alle indagini preliminari. E non si scherza! Sanzioni ai magistrati che non li rispettano, per i quali è prevista la segnalazione da parte del dirigente degli uffici ai titolari dell’azione disciplinare. E la previsione di investimenti per assunzioni di magistrati e personale amministrativo. E’ quanto prevede il disegno di legge delega sul processo penale, approvato dal Consiglio dei ministri. Nel testo è stato trascritto anche il Lodo Conte bis, con le modifiche alla riforma della prescrizione. Ormai lo sanno tutti: prevede lo stop della prescrizione solo dopo la sentenza di primo grado di condanna e una ‘prescrizione lunga’ per gli assolti. Ma se il condannato viene assolto in secondo grado potrà ‘recuperare’ la prescrizione bloccata. Un meccanismo barocco, ma che crea parità di trattamento fra gli imputati.
Ma vediamo più in dettaglio cosa prevede la riforma sul processo penale. La durata delle indagini preliminari varia a seconda dei reati, e va da sei a 18 mesi. Se entro tre mesi dalla scadenza dei tempi il pm non notifica l’avviso di conclusione delle indagini o non chiede l’archiviazione deve depositare gli atti e avvisare l’indagato e la difesa, che possono prenderne visione e averne copia. Il mancato rispetto di questo obbligo, se dovuto a negligenza inescusabile, costituisce un illecito disciplinare. Saranno i procuratori a stabilire quali notizie di reato hanno la precedenza in base a criteri stabiliti nei progetti organizzativi dell’ufficio. Un inizio di superamento del principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale? Dopo la prima udienza il giudice, se non si esaurisce il dibattimento, deve comunicare alle parti il calendario delle udienze.
Per il resto si prevede una durata di 4-5 anni per i tre gradi di giudizio, ma nessun limite per i reati di mafia e terrorismo e per quelli più gravi di corruzione. C’è però flessibilità: il Consiglio superiore della magistratura può modificare la previsione dei tempi secondo le situazioni degli uffici, con cadenza biennale e sentito il ministro della Giustizia. Più buonista la parte relativa alle sanzioni per i magistrati. I tempi previsti sono un anno per il primo grado, due per il secondo, uno per la Cassazione, quindi 4 anni, per i processi davanti al giudice monocratico, due anni per il primo grado, due per il secondo e uno per la Cassazione, in tutto 5 anni, per i processi davanti al giudice collegiale. Il “dirigente dell’ufficio” è tenuto a “vigilare sul rispetto delle previsioni e segnalare all’organo titolare dell’azione disciplinare la mancata adozione delle misure organizzative quando imputabile a negligenza”.
Nuove regole in vista anche per i riti alternativi e sono fissati paletti per la possibilità di ricorrere in appello. Il deposito degli atti in tutti i processi può essere fatto per via telematica. Sulla digitalizzazione c’è l’impegno di investimenti così come sull’assunzione di magistrati e personale amministrativo.
La favoletta
Questa la disciplina proposta. Bene, male? Non voglio scoraggiarvi. Ora, se avete pazienza, vi narro una favoletta, ma avverto: ogni riferimento a fatti e a persone reali è puramente casuale.
Una volta, tanto, tanto tempo fa, quando ero ragazzo, facevo qualche processo penale. E’ una procedura divertente perché il fatto non è filtrato da atti o documenti come nel civile o nell’amministrativo. C’è il contatto vivo con le persone, sempre diverse, e coi fatti, spesso straordinariamente originali.
Bene, anche in quei tempi lontani c’erano giudici lenti e giudici veloci, oltre, naturalmente, quelli mediani. I pestapiano erano quelli “tormentati” dal giudizio, erano scrupolosi, zelanti, non volevano assolvere un colpevole e ancor meno condannare un innocente. Interrogavano lungamente i testi e scendevano nei minimi particolari. Devo dire che ho sempre apprezzato questi magistrati, i quali tuttavia spesso rimanevano indietro nel definire i processi e talora avevano un bel po’ di arretrato. Una rottura anche per i difensori, costretti a udienze lunghe, faticose e più numerose.
I giudici veloci, invece, erano in regola con tutte le statistiche, però ho imparato col tempo che avevano un vizietto: condannavano sbrigativamente. La ratio? Il condannato non colpevole - pensavano - impugnerà e sarà il giudice d’appello a fare giustizia. Tuttavia, ahinoi!, spesso anche in secondo grado il giudice seguiva la stessa tecnica, sulla base del ragionamento inverso: la causa l’ha vista il giudice di primo grado, quindi perché perder tempo prezioso a riesaminare il caso? Risultato? Conferma della sentenza di primo grado.
E’ facile per il difensore esperto riconoscere questa tecnica, perché la sentenza d’appello non contiene elementi nuovi rispetto a quella di primo grado, non entra nel merito dei motivi d’impugnazione, è un semplice “copia e incolla” di quella con semplici varianti lessicali. La motivazione è apparente.
In questo caso al malcapitato  non resta che sperare nella Cassazione: ci sarà pure un giudice a Roma! E se il giudice estensore della Suprema Corte fa come i due precedenti? Pensa: c’è una doppia condanna, quindi un doppio esame dei giudici di merito con condanna, e, quindi, perché riesaminare il caso? Abbiamo un’ennesima conferma; si ha il paradosso di tre gradi del giudizio senza un vero processo, in frode alla legge e alla Carta. A me è successo di vedere anche questo, benché - devo ammettere - in Cassazione spesso ho avuto soddisfazione, quasi sempre ho trovato magistrati scrupolosi.
Morale della favola: bene tempi contingetati per i processi, ma col personale necessario alla bisogna, se no gli antigiustizialisti, senza se e senza ma, armano la mano dei peggiori giustizialisti. Sapete chi sono? Sono i giudici che decidono sbrigativamente, senza un accurato esame delle carte e dei fatti. E, ancora, sapete quali processi sono più economici e veloci? Quelli che riguardano i poveracci, tanto nessuno ci fa caso. Per lor signori invece un po’ di tempo in più si può spendere… La legge è uguale per tutti?
Che Iddio ve la mandi buona, se mai capitate sul banco degli imputati!

Fonte: Democrazia Oggi

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