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Emilia-Romagna e Calabria: cerchiamo di ragionare

 Continuiamo la riflessione sul recente voto regionale con lo stralcio di questo intervento sull’Avvenore dei Lavoratori, dal titolo “Cerchiamo di ragionare”.

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L’Emilia-Romagna e la Calabria si sono espresse. Il risultato calabrese era praticamente scontato, mentre l’altro non lo era affatto. In questo vi si giocava una partita particolare. Matteo Salvini vi aveva puntato tutto se stesso subendo una cocente sconfitta; non è la prima, come è stato detto, perché dal Papeete in poi è stata tutta una sconfitta.

 

di Paolo Bagnoli

 

Onori a Stefano Bonaccini per la vittoria con la quale ha trainato pure il buon successo percentuale del Pd; il suo partito che ha voluto tenere distante dalla campagna elettorale affidandosi a una coalizione civica per spostare l’asse del confronto dalla politica nazionale a quella del territorio; di quel territorio che gli ha riconosciuto, visto il vantaggio di quasi otto punti sulla sfidante, una buona amministrazione della cosa pubblica. A tale risultato hanno contribuito pure le sardine, ma ci è difficile capire in quale misura. Comunque, riportando la gente in piazza contro la destra, le sardine hanno svolto un’opera democratica di rilievo.

    Bonaccini ha testimoniato di una tradizione di buon governo delle cose. Con cio’, non si pu? certo dire che l’Emilia rossa non è crollata perché essa non esiste da tempo; da quando non esiste più la sinistra, la quale, tuttavia, ha lasciato in piedi una tradizione di cui Bonaccini è valida espressione. La sconfitta di Salvini non significa che la destra sia sconfitta. Tutt’altro: essa è forte e agguerrita e, nella sua visione politica d’insieme, valorialmente ben più compatta rispetto agli antagonisti. Non si pu? pensare, quando ci saranno le elezioni nazionali, che la si possa battere solo giocando il buon governo di alcune amministrazioni. Inoltre, nonostante il buon risultato ottenuto in Emilia-Romagna, il Pd non appare in grado di porsi come l’alternativa perché alla destra occorre contrapporre una sinistra e non una forza incerta. E la sinistra, lo ripetiamo, non c’è. Tra l’altro il Pd, vista la dichiarata intenzione di Zingaretti di cambiare il profilo e il corpo del partito di cui è segretario, confessa autorevolmente quanti dubbi abbiano i democrat su se stessi. Il solo scudo del governo presieduto da Giuseppe Conte non basta; esso è debole, diviso e malfermo sulle proprie gambe e il tracollo –peraltro non difficile da immaginare – dei 5Stelle, ossia della forza maggioritaria nel Parlamento, non aiuta a fare massa critica di una coalizione nata per paura di Salvini. È prevedibile che ci troveremo, presto, di fronte a nuove tensioni poiché il Pd chiederà di pesare di più e gli altri, per far vedere che non stanno scomparendo, faranno peso ritto. Basteranno le affabulazioni del presidente del consiglio per tenere in piedi la baracca? Ben presto lo sapremo; certo che, almeno per un altro anno, le ventilate elezioni anticipate sembrano congelate sia per il referendum sul taglio dei parlamentari sia per quanto ha fatto trapelare il Colle sulla relazione esistente tra il referendum e la nuova possibile legge elettorale. E poi il presidente Mattarella, ne siamo convinti, non è propenso allo scioglimento fino a che pu? accampare motivi formali o intravedere spazi da percorrere per tenere in piedi la legislatura.

    Dunque, vedremo.

    Il voto calabrese fa meno notizia se non per quanto emerge dal risultato grillino. Per la legge elettorale calabrese, i grillini non entreranno in Consiglio; significa che cominciano a rimanere fuori dalle istituzioni. A poco a poco, saranno sempre più residuali sui territori. Quel risultato, pero’, ci dice una cosa molto importante. I 5Stelle considerano il Sud come un loro campo privilegiato nella raccolta del consenso e, poiché la Calabria è la regione che si trova più in arretrato di tutte, si poteva pensare che il reddito di cittadinanza portasse loro dei voti. Non è stato così, ma il respingimento di tale forma di assistenzialismo induce a una riflessione: la Calabria postula la rimessa in agenda nazionale della questione meridionale; una questione scomparsa da tempo. È un segnale da tenere in seria considerazione. […]

Fonte: Democrazia Oggi


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