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Caro Massimo, l’orologio del sultano regalalo alla “Scuola di cultura politica” e pensa a fare opposizione

Amsicora

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Caro Massimino,

che nostalgia dei vecchi  bei tempi, quando tu cingevi la fascia tricolore, e compivi gesta luminose, da statista. Ricordi quando nominasti la Crivellenti alla sovrintendenza del Lirico rilevandola dal settore biglietteria. Molti non ti hanno capito, quella era un’azione paradigmatica, dimostrativa della tua volontà di elevare le masse subalterne. Dal settore esecutivo al seggio più alto, senza vie tortuose, senza procedure barocche, direttamente senza neppure domanda. Che gesto! Hai tirato fuori di tasca un curriculuma e l’hai proposta con fermezza, petto in fuori, saltando 80 concorrenti, che, poveracci, inseguivano ancora i formalismi della domanda, del rispetto dei termini e consimili cazzeggi borghesi. Certo il Tar ha annullato impietosamente il tuo atto, ma cosa vuoi che capiscano, quei parrucconi, della lotta di classe, della elevazione di chi è sempre stato sotto?
Caro Massimino, indimenticabili anche i tuoi incontri col trombettiere toscano. Che belle foto insieme! Ogni tanto le riguardo e penso a cosa sarebbe stato il mondo governato da voi. Mentre infuriava la battaglia dei democratici sardi e italiani contro lo sfregio della Carta perpetrato da Renzi, tu, coi tuoi, avete mantenuto un rumoroso silenzio. Ne SI’ né NO: NI’. Ma ne valeva la pena. Il trombettiere stravedeva per te e tu già ti sentivi i brividi per la tua proiezione sulla scena nazionale. Peccato, che in Sardegna l’80% dei sardi abbiano respinto al mittente la legge di revisione, difendendo anche l’autonomia sarda.
Poi hai detto a Truzzu di accomodarsi, lasciando la sedia libera e Palazzo Baccaredda sguarnito. Che mossa ingegnosa e generosa! Però mi aspettavo un tuo scatto sui banchi dell’Assemblea regionale. E invece nulla, silenzi, balbettii, qualche dichiarazione triste e sconclusionata.
Ora però, caro Max, sei tornato prepotenteente sulla scena. I riflettori di nuovo tutti su di te. Che colpo da maestro! Hai tirato fuori il coniglio dal cappello, pardon!, l’orologio dal cilindro. Quel gioiello donatoti, ai bei tempi, da Qabus bin Said Al Said, il sultano dell’Oman. Almeno così si parla ancora di te.
Che bella opposizione ai salviniani della nostra Regione! Tu con la storia dell’orologio, Desirée con la bisticciata con Giorgione, il più mesto del Reame, se, nella parte più bella della vita, non ha fatto altro che aggirarsi, senza sosta, nelle secrete stanze a fare piccole trame e piccoli intrighi senza senso per anime tristi e morte prima di vivere.  Sia ben chiaro fra la sorridente Desirée e il grigio Giorgio, preferisco l’allegria, l’irriverenza, senza se e senza ma. Mi chiedo però, ragazzi, e l’opposizione? E la Sardegna?
Mettere al suo posto Giorgione è importante, ma non bastava un ceffone, come diceva zia Doloretta? Non si fa così con chi non rispetta le signore? E tu, caro Massimo, l’orologio non lo potevi lasciare in Comune, quando hai spolverato la sedia per Truzzu? I regali ai rappresentanti delle istituzioni, sono doni a queste o no? Salvo che non si tratti di doni simbolici, di poco valore. Comunque, caro Max, dammi retta, la frittata è ormai fatta. Non pensarci più. Il Comune non risponde?  Benisimo, fai una cosa che a Cagliari tutti capiranno e approveranno? In città un gruppo di democratici veraci stanno allestendo una “Scuola di cultura politica”  intitolata a Francesco Cocco,  personalità di altissimo profilo, che tu hai ben conosciuto. E’ un’iniziativa culturale fuori dai partiti o dai notabiliati vari. Per far crescere una classe politica preparata in Sardegna. Quei visionari hann0 anche acquistato un locale con sottoscrizioni e prestiti volontari. Non sai piazzare l’orologio di Qabus? Il Comune non risponde? Chiama la Scuola di cultura politica. Loro ti risponderann0 subito e saranno pronti ad accettare, a ringraziarti e a scordarsi del passato. Giusto adesso servono i soldi per le sedie e gli arredi della scuola. Sapessi quante spese! Quantoi farebbe comodo l’orologio del sultano! Chiama la Scuola. Non ti pentirai. Promesso? Ci conto.

Fonte: Democrazia Oggi


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