E’ meglio Zedda o Truzzu? Pigliaru o Solinas?

Andrea Pubusa

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 (i bei tempi felici)

L’altro giorno ero a cena da amici coi quali, di solito, si parla di politica (e di tanto altro ovviamente). Siccome adesso l’encefalogramma della politica è piatto, ho pensato, stupidamente, di attizzare la discussione con domande chiaramente provocatorie. Per esempio, è meglio Pigliaru o Solinas? Oppure: è meglio Zedda o Truzzu? Oppure, per passare al panorama nazionale, è meglio la Boldrini o la Meloni?
Immaginatevi la sorpresa! Siccome stiamo diventando tutti grandicelli, qualcuno ha pensato di primo acchito ad uno scherzo o ad un primo segno di demenza senile. Inizia sempre così. Uno dice una cavolata mastodontica. Poi le spara sempre più grosse e poi esce completamente di senno. Ma al sorriso iniziale di incredulità, o per la supposta battuta o per la cavolta, ho fatto seguire alcune considerazioni di merito e così i miei amici non hanno potuto glissare. Ho chiesto, per esempio, se era meglio la Clinton o Trump. Hanno capito che in realtà, al fondo, dei mei quesiti, c’era un’altra questione per nulla peregrina, e cioé: perché la gente ha preferito Solinas a Zedda, Truzzu a Ghirra o Trump a Clinton? Se i nostri, come molti a sinistra credono, sono così manifestamente migliori degli avversari perchè questi hanno vinto a man bassa? Perché i nostri campioni hanno perso?
La risposta ovvia è stata: perché l’elettorato non sempre capisce bene la sostanza delle cose, perché i media sono distorsivi e insidiosi. D’accordo, ma i media nel caso di Trump erano in larghissima maggioranza per la Clinton. Da noi l’Unione sarda è stata più o meno equidistante, anche perché la proprietà non vuole trovarsi spiazzata. No, non è questo, c’è dell’altro. La Clinton, ad esempio, è stata vista come l’esponente dell’establishment, di un gruppo dirigente che si palleggia il potere entro cerchie ristrette. Un po’ come Veltroni e Rutelli. Ricordate? Una volta a me, un’altra a te…e, ahinoi!, ecco che salta fuori prepotentemente  Alemanno a guastare il giochino!
Zedda era sindaco di Cagliari, generosamente confermato al primo turno, aveva altri due anni di mandato, a quale logica rispondevano le dimissioni per la candidatura alle elezioni regionali? Ad una logica generale o di piccoli gruppi? A me elettore cagliaritano comune di fede democratica cosa interessano gli intrecci macchinosi? Mi preme la buona amministrazione. Che mi frega del fatto che il PD vuole mettersi in ombra per le sue malefatte e vuol dare visibilità a due esponenti di SEL, pardon!, dei resti di Campo progressista? Questo cittadino normale ritiene che il patto fra l’eletto e gli elettori sia sacro e che non dev’essere infranto per alcuna ragione. Se poi questo elettore ha i capelli bianchi e ha vissuto l’esperienza del PCI, sa che mai e poi mai quel vincolo ai tempi veniva spezzato. E’ troppo affermare che Zedda, squagliandosela per ragioni da conventicola, ha detto a Truzzu: “prego accomodati”?
E il povero elettore regionale? Si sa che i sardi sono tutti, chi più chi meno sardisti, è nel nostro DNA. Siamo isolani, dai nuraghi, giù giù fino ai Giudicati, agli stamenti (parlamento) del Regnum Sardiniae, abbiamo sempre avuto o aspirato a una qualche forma di autonomia. E cosa ti vedo? Pigliaru genuflesso davanti a Renzi! E che statista il trombettiere! Voleva essere padre costituente (con la Boschi!) ed è stato disarcionato miseramente. I sardi hanno votato NO a Renzi con quasi l’80% delle schede. Per di più la revisione del chicchierone toscano conteneva un attacco perentorio alle autnomie regionali. E’ chiaro che, a fronte delle poco decorose adesioni del presidente e dei suoi seguaci, il popolo fosse indignato. Inoltre, Pigliaru, sempre seguendo i dettami di Renzi, ha sfasciato il sistema delle autonomie locali nell’isola. E chi conosce la storia sa che niente è più sacro alla sinistra delle autonomie locali. Sono stati, in  Emilia a fine ‘Ottocento, i primi comuni socialisti e costituire la base per la nascita della sinistra nel Paese. Ebbene, i comuni sono stati svuotati dall’interno con leggi elettorali e amministrative indecorose. Le province sono state (incostituzionalmente) private degli organi elettivi. E’ stato nominato a capo di esse un commissario che cumula il potere dell’assemblea, delle giunta e del presidente. Non vi ricorda il podestà di triste memoria? Un’operazione del genere ai tempi del PCi sarebbe stata bollata come fascista. E poi Pigliaru con Erriu ha creato la più incredibile delle province, quella del Sud Sardegna non prevista nello Statuto speciale, che, udite! udite!, va da Carloforte a Seui. Ha il capoluogo a Carbonia, ma la sede legale a Cagliari!!!! Vi è chiaro ora perché anche un vuoto concorrente come Solinas è apparso più credibile?
Credibilità, ecco il punto. Quelli di destra son di destra e fanno cose di destra. Quelli del centro sinistra hanno detto d’essere di sinistra ed hanno fatto politiche di destra, hanno detto d’essere per il rinnovamento ed hanno mantenuto la più marmorea immobilità, han detto di essere democratici e hanno fatto strame degli istituti della democrazia, hanno predicato la moralità e hanno usato il potere come cosa propria, hanno detto di essere dalla parte del lavoro e hanno soppresso l’art. 18 e fatto il Jobs Act, hanno…hanno…hanno.
Per un democratico non c’è pugnalata più meritevole di vendetta che il venir meno alla parola data, all’impegno assunto. Fare il contrario di quanto si dice è una colpa imperdonabile.
Bene, per non farla lunga, ora, compagni e amici, sulla base di questo metro, giudicate i nostri (anzi i vostri) campioni. Ci sarà pure una ragione se la sinistra, un tempo robusta, in Italia e in Sardegna non esiste più. E ci saranno anche  coloro che l’hanno uccisa, e ci saranno anche coloro che, a ragione o per vendetta, giurano di non farsi più prendere per i fondelli. E’ così? O no?

Fonte: Democrazia Oggi

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