No all’autonomia che divide

Red

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Pubblichiamo la lettera di presentazione del Presidente Villone e una sintesi del documento su cui si fonda la iniziativa del Coordinamento per la democrazia costituzionale contro l’Autonomia differenziata. Viene indetta una campagna di mobilitazione e di  iniziative per una critica di fondo a questo progetto che appare lesivo di diritti fondamentali dei cittadini e mina la stessa unità nazionale. L’idea è quella di partire dal Sud del Paese per poi risalire e, possibilmente, concludere con una manifestazione a Milano.
Nel documento sono indicate le Associazioni che hanno promosso la mobilitazione cosicché in tutti i territori si possano prendere azioni comuni di sostegno alla campagna contro l’Autonomia differenziata.
L‘Anpi, pur non essendo formalmente tra i promotori della mobilitazione, assicura la sua “attenzione ” e dunque sarà attiva  a livello territoriale.

Ecco ora la lettera di Massimo Villone, presidente nazionale del Coordinamento per la democrazia costituzionale.

Alla luce del procedimento in corso per il riconoscimento ad alcune Regioni di ulteriori e particolari forme di autonomia, in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, su iniziativa del prof. Piero Bevilacqua, abbiamo elaborato, condiviso e sottoscritto il documento allegato.
Il testo sintetizza le principali comuni preoccupazioni in merito al percorso avviato nella scorsa legislatura e proseguito nell’attuale, e fa dell’impegno a realizzare il maggior numero di occasioni di informazione rivolte alla cittadinanza lo scopo da perseguire, promuovendo iniziative che organizzino la critica di fondo a questo progetto che rischia di ledere diritti fondamentali dei cittadini e fa correre rischi alla stessa unità nazionale.

Vi invitiamo a tal fine a prendere contatto con tutte le diverse realtà presenti nei vostri territori, che abbiano dimostrato analoga sensibilità sui temi proposti, per organizzare comuni iniziative di confronto e informazione nei modi e nei tempi rispondenti alle vostre possibilità.
Vi invitiamo altresì a comunicarci quanto riuscirete a organizzare, al fine di avere un quadro completo delle iniziative e poter prevedere, ove ritenuta utile, la partecipazione di esponenti delle strutture nazionali.
Con i più cordiali saluti

Ecco ora la sintesi l’appello

Rivolgiamo un appello a donne e uomini liberi, alle soggettività politiche e sindacali, al mondo dell’associazionismo, ai movimenti che si riconoscono nei principi di uguaglianza e nell’universalità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione.
Un appello per incontrarci e costituirci in un Coordinamento nazionale in difesa della Repubblica, dell’universalità dei diritti e della solidarietà nazionale contro il federalismo differenziale.
La vicenda è partita con i referendum svolti in Veneto e Lombardia nel 2017, cui ora si vuole dare seguito senza tenere alcun conto dei principi di tutela dell’eguaglianza, dei diritti e dell’unità della Repubblica affermati dalla Corte Costituzionale
La Lega ha voluto i referendum in Lombardia e Veneto  e pretende che il governo dia risposte interpretando le norme costituzionali sull’autonomia in modo eversivo per l’unità nazionale e l’universalità dei diritti.
Dal 2017, durante il governo Gentiloni, ad oggi sulla scia di Veneto, Lombardia e Emilia Romagna anche altre Regioni si stanno attivando per ottenere maggiori poteri e risorse grazie alla sciagurata modifica del Titolo V della Costituzione del 2001.
Di fronte al rischio di una “secessione dei ricchi” è necessario un coordinamento delle forze che si oppongono a questo processo per dare vita a una mobilitazione efficace per bloccarla.
Un coordinamento che chieda anche una commissione di inchiesta parlamentare, ai sensi dell’art. 82 della Costituzione, sull’attuale stato delle prestazioni relative ai diritti civili e sociali in ciascuna Regione Italiana, in modo da fotografare la situazione attuale già fortemente compromessa. Da una seria inchiesta parlamentare, tenuta anche a informare adeguatamente i cittadini, risulterebbero infatti gravi disparità fra Regione e Regione (soprattutto fra regioni a statuto speciale e regioni a statuto ordinario, fra regioni del nord e del sud del Paese).
La gestione e l’attribuzione delle risorse deve restare in un ambito nazionale condiviso da tutte le regioni e dai comuni
Questa verifica aprirebbe finalmente un dibattito consapevole, basato su dati oggettivi, sullo stato dei diritti in Italia e non favorirebbe ulteriori fughe in avanti, destinate ad aggravare ancora di più le disparità fra i cittadini residenti nelle diverse regioni italiane, che nel caso della sanità sono già al limite per il SSN.
Non sono stati nemmeno definiti e garantiti in tutto il territorio nazionale i livelli essenziali di prestazione (LEP) nei diversi campi, rispetto ai quali dal 2001, a seguito della riforma del titolo V° della Costituzione, esiste un vuoto normativo, come denunciato più volte dalla Corte Costituzionale. Ogni scelta deve inoltre essere definita con il consenso di tutte le regioni e i Comuni, perché non è accettabile che diritti fondamentali vengano riservati ad alcune regioni e ad altre no, che le risorse vengano differenziate a danno delle aree più deboli e in difficoltà del nostro paese.
Il sistema di istruzione non è un semplice servizio ma una funzione primaria dello stato che in base alla Costituzione deve garantire il diritto sociale all’istruzione in tutto il paese fino ai massimi livelli.
Riteniamo necessario che non vi debbano essere ulteriori trasferimenti di poteri e risorse alle regioni su base bilaterale e che i trasferimenti sulle materie a loro assegnate debbano essere ancorati esclusivamente a oggettivi fabbisogni dei territori, escludendo ogni riferimento a indicatori di ricchezza.
L’Autonomia regionale differenziata non può avvenire a scapito anche delle autonomie locali, le istituzioni più vicine alla cittadinanza, in quanto le esproprierebbe di alcuni poteri a favore di nuovi carrozzoni centralizzati e inefficienti a livello regionale.
In questo contesto di grandi egoismi verrebbe soppressa l’universalità dei diritti, trasformati in beni di cui le Regioni potrebbero disporre a seconda del reddito dei loro residenti; per poterne usufruire nella quantità e qualità necessarie, non basterebbe essere cittadini italiani, ma esserlo di una regione ricca, in aperta violazione dei principi di uguaglianza scolpiti nella Costituzione.
In questo quadro vi sarebbe una ricaduta negativa prioritariamente sulle regioni del Sud e sugli abitanti non ricchi di tutt’ Italia con la progressiva privatizzazione dei servizi. Il Mezzogiorno viene condannato a essere privo di pari riconoscimento della cittadinanza, con ancor maggiore desertificazione degli investimenti e sempre più debole economia. L’autonomia regionale differenziata negherebbe così la solidarietà nazionale, la coesione e i diritti uguali per tutte/i che garantiscono l’unità giuridica ed economica del paese.
Di fronte a tutto questo, vi sono le nostre ragioni, l’esigenza di un’opposizione e di una lotta politica e sociale in difesa dell’universalità dei diritti e della solidarietà nazionale.

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Fonte: Democrazia Oggi

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