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Reddito di cittadinanza: un sollievo per 40mila nuclei familiari sardi

A.P.

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Che la Sardegna fosse povera, lo sapevamo già. Il rapporto dell’Inps rendiconto sociale per il biennio 2017-2018 dell’altro giorno non toglie e non aggiunge nulla alle nostre conoscenze o percezioni. L’Isola è povera. Non è di questo che voglio parlare. Voglio accendere il faro sul fatto che in Sardegna sono coinvolti nel reddito di cittadinanza quasi quarantamila nuclei familiari per un importo medio di 489,82 euro cadauno. So che molti lamentano l’esistenza di queste condizioni di pauperismo. Ed io son fra questi. Com’è possibile che la Sardegna sia in queste condizioni? Ci sono responsabilità politiche? C’è un deficit della classe dirigente latamente intesa, dalla giunta, ai comuni alle forze sociali, ai sindacati? Certo che ci sono. Un esito così disastroso non è frutto del destino cinico e baro. Vuol dire che l’isola non ha una classe dirigente all’altezza.
Ora, ad esempio, c’è una grande mobilitazione sull’insularità. Non dico che sia un falso problema, ma è certo un diversivo rispetto a quanto si può e si deve fare. E mi spiego. L’insularità - secondo l’impostazione dei sostenitori - è un principio. Ora un principio per sua natura non dispiega effetti immediati, è piuttosto uno stimolo, una direttiva verso le istituzioni affinché adottino le misure necessarie a neutralizzare le criticità connesse alla condizione insulare. Non c’è settore che non ne sia investito, anche oggi che il mondo è diventato più piccolo e si comunica da un capo all’altro con un semplice clic. Le cose materiali e le persone hanno sempre necessità di aerei, navi e vettori vari per essere spostate e tutto questo costa. Occorrono dunque misure concrete. Ora, mi chiedo: queste politiche non possono essere avanzate fin d’ora, posto che l’insularità anche se non è contenuta in Costituzione come principio, è pur sempre un innegabile stato di fatto?
Con Tonino Dessì abbiamo anche indicato la norma costituzionale di riferimento, l’art. 13 dello Statuto sardo, che è vigente e operante. Bisogna superare l’idea che il piano di Rinascita sia uno strumento una tantum,  non ripetibile. In realtà, l’art. 13 consente di trovare nel momento dato la strumentazione più adeguata per superare i deficit dell’isola nello svuluppo, e qui un posto centrale occupa la condizione insulare.
Diciamo, dunque, agli amici insulari di fare un salto e, in attesa dell’agognata modifica costituzionale, operare sulla base delle norme esistenti e anzitutto sull’art. 13 Statuto sardo.
Ma tornando al reddito di cittadinanza, i dati mostrano che la misura-bandiera dei pentastellati è utile, e solo chi non sa cos’è la povertà può con supponenza dire il contrario. 490 euro consentono nei paesi di pagare un piccolo affitto e qualche bolletta. Una benedizione, una boccata d’aria! Un sollievo importante per le famiglie povere.
I dati, offerti dal presidente nazionale dell’INPS Pasquale Tridico, considerata la bassa densità di popolazione, mostra che l’incidenza della misura nella nostra isola è considerevole. Si conferma, peraltro, la tendenza già verificata con il reddito di inclusione (Rei), introdotto nel 2018 e di cui hanno beneficiato il 3 per cento dei residenti con un’incidenza ben superiore rispetto a quella nazionale (2,2%). Oltretutto in Sardegna il Rei si è affiancato al Reis, il reddito di inclusione sociale, varato dalla Regione nel 2017. D’altra parte, ha ricordato la stessa direttrice nella sua relazione, “sulla base dei dati Istat il numero di famiglie sarde considerate povere in termini relativi è pari al 17,3 per cento, a fronte di un dato nazionale che si attesta al 12,3 per cento”. Quindi, bene il reddito di cittadinanza.
C’è poi da considerare che sta partendo la fase 2, quella che vedono all’opera i navigators. Sono 121 quelli destinati alla Sardegna e , pur senza eccessive illusioni, è sempre uno strumento di attenzione verso persone abbisognevoli di aiuto. Si tenga conto che ci sono molti disoccupati che non sanno come muoversi per superare questa loro condizione. Molti non conoscono le cose più elementari. Un supporto è dunque di per sé positivo e utile. La povertà va superata, ma fintanto che esiste bisogna apprestare dei mezzi per temperarla. Lo diceva anche un tale che se ne intendeva, si chiamava Gesù Cristo.

Fonte: Democrazia Oggi



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