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Ieri e oggi (in) decisioni politiche e loro conseguenze

Pietro Casula - Movimento per la Sardegna – Sardi nel mondo

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Neuss (Germania). Sono trascorsi circa 100 anni da quando John Maynard Keynes - economista e politico britannico - regalò idee al mondo. Una delle sue frasi intelligenti mi è venuta in mente leggendo le news della politica sarda di questi ultimi giorni: “La più grande difficoltà nel mondo non consiste nel far accettare nuove idee alle persone, ma far si che dimentichino le vecchie“. Cosi lo studioso di Cambridge e trovo che questo pensiero, oggi, sia più attuale che mai.
Spesso noi comuni mortali abbiamo difficoltà ad abbandonare abitudini, uscire da schemi consueti, e il presupposto per questo è un sano dubitare. Non è davvero facile trovare il coraggio e la forza per un vero cambiamento se, in fondo, finora è andato tutto bene.
E chi non va col tempo, è destinato, col tempo appunto, al tramonto, a scomparire.
Lo viviamo, registriamo in economia, quando consolidati modelli di business vengono polverizzati da giovani, nuove aziende digitali, quando tradizionali professioni spariscono oppure quando il fornaio all’angolo viene rimpiazzato da uno shop di sigarette elettroniche. Oppure in politica dove i partiti popolari stanno lottando per la sopravvivenza. L’incapacità di decidere, programmare un futuro sta mettendo in pericolo l’esistenza stessa della nostra isola. Il primo responsabile del groviglio da cui dipende l’attuale situazione di status quo è il corpo politico ormai impegnato in una campagna elettorale permanente non governa, non risolve problemi. Sembra anzi impegnato nel peggiorare la situazione, privo come è di qualsiasi argine contro il prevalere del risultato a breve termine e, ancor peggio, sembra del tutto inconsapevole dei danni irreparabili provocati dalla loro miopia.
La Regione Sardegna chiede la riapertura del tavolo col Governo per fare chiarezza sul futuro energetico dell’isola. A margine del convegno Aria, a cui hanno partecipato il viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni e la sottosegretaria Alessandra Todde, l’assessora regionale dell’industria Anita Pili attacca gli esponenti del Governo: „Chiediamo che sia riaperto un tavolo di confronto in cui il Governo dica quale è il futuro della transizione energetica dell’isola.Tanti milioni sono stati spesi per le infrastrutture in Sardegna, parlo dei bacini del gas. Ora - incalza l’esponente della Giunta Solinas - devono dirci perché queste risorse  pubbliche non dovranno essere utilizzate  attraverso l’arrivo del metano con la dorsale che loro non vogliono portare avanti. Serve chiarezza, concretezza e responsabilità nell’uso delle risorse pubbliche“.
Già, concretezza e responsabilità: parole sante.
Ma a chi servirebbe l’arrivo del metano in Sardegna?
Ad abbassare le bollette alle famiglie oppure un aiuto ai pastori riducendo i costi dell’energia nella lavorazione del latte?
Nella narrazione politica, forzando sul fatto che la Sardegna è l’unica regione senza rete di distribuzione di gas naturale, l’investimento è necessario anche perché non solo portatore di nuovi posti di lavoro ma anche - e soprattutto - per ridurre significativamente le emissioni inquinanti.
A livello mondiale in questa fase di transizione dall’attuale sistema basato sulle fonti fossili al futuro sistema basato sulle fonti rinnovabili, il gas naturale rappresenta chiaramente una utile soluzione temporanea. Purtroppo, spesso e volentieri, nella narrazione viene dimenticato che il gas naturale è fonte energetica fossile, come il carbone e il petrolio ed il cui utilizzo comporta emissione di inquinanti atmosferici.
Stando ai dati del piano energetico ambientale regionale le fonti di produzione energetica sono le seguenti: termoelettrica 78%, eolico 11%, bioenergia 5%, fotovoltaico 5% e 1% idroelettrico. La fonte termoelettrica viene cosi prodotta: per il 42% col carbone, per il 49% con derivati dal petrolio e il 9% da biomasse. Energia prodotta che per oltre il 46% non serve alla economia sarda e viene esportata in Corsica e in Italia. Come se questo non bastasse, a Santa Giusta-Oristano sono stati autorizzati, per la Higas, Edison e IVI Petrolifera, tre depositi costieri gnl per uno stoccaggio complessivo pari a 28mila metri cubi.
Nel porto canale di Cagliari un altro terminal con deposito costiero di ca. 22 mila metri cubi di stoccaggio ( che in un anno significa ca. 720 mila metri cubi di stoccaggio!) presentato dalla Isgas Energit Multiutilies S.p.a, e un’altro ancora è proposto dal C.I.P. di Sassari nella zona industriale di Porto Torres. Considerando che la stima del consumo annuale di gas naturale in Sardegna (stima effettuata dalla Snam) è pari a ca. 772 milioni di metri cubi, si evince quanto sovradimensionata sia la realizzazione di suddetti progetti e che di risparmio per gli utenti sardi neanche l’ombra.
Questo la Giunta Solinas lo sa molto bene, se non altro dopo la lettura del parere dell’ARERA (Autorità di Regolazione per l’Energia Reti e Ambiente) del 15 Ottobre 2019 che in relazione ai criteri tariffari per i servizi e misure del gas vigenti a partire dal prossimo anno è alquanto chiaro: La Sardegna è un ambito a se stante e, di conseguenza con un ambito tariffario separato. Che tradotto significa, praticamente, che gli utenti sardi pagheranno la realizzazione del loro gasdotto e che sul piano del risparmio i risultati saranno decisamente negativi.
E allora perché puntare sul metano?
Forse perché la politica industriale regionale, sfoggiando tutta la sua limitatezza intuitiva e sensitiva, spinge per far ripartire, costi quel che costi, il ciclo di produzione primario dell’alluminio a Portoscuso con relativi posti di lavoro portatori di benessere e incremento dell’economia?
A tale follia ambientale, energetica e sanitaria ammutolisco e sono percorso da brividi di indignazione.
Mi chiedo perché, per esempio, non si verifica seriamente la possibilità di trasformare il polo dell’alluminio primario di Portoscuso ( già dimenticate le cause della chiusura?) in polo dell’alluminio riciclato? Trasformazione che permetterebbe la difesa dei posti di lavoro, significative riduzioni dei consumi energetici e - soprattutto - enormi minori impatti ambientali e sanitari.
Perché le proposte atte a generare energia da fonti rinnovabili e dai rifiuti con zero emissioni di CO2 illustrate agli assessorati competenti vengono incomprensibilmente snobbate dall’amministrazione regionale?
L’incapacità di decidere sta mettendo in ginocchio la nostra isola.
Una volta ogni nuovo governo, con buona volontà e anche qualche velleitarismo, si proponeva di mettere ordine nel caos programmato delle strutture, anche per evitare una frammentazione di compiti e individuare le responsabilità, fare qualche analisi ex post  delle disfunzioni. Oggi il Governatore invece di fare il suo mestiere, è divenuto un mero distributore di posti.
È necessario cambiare radicalmente il paradigma economico se si vuole evitare di perdere anche la sfida, la rivoluzione economica digitale.
All’elenco delle responsabilità, però, ne va aggiunta una più generale e diffusa: L’opinione pubblica che si accorge di questo mal funzionamento generale solo quando il problema è scoppiato.
Allora gli utenti brontolano, si lamentano, protestano fino alla prossima promessa o concessione, ma non propongono o non organizzano la ribellione. Prevale sempre il breve termine anche per questioni di lungo termine, di futuro.
Ci risolleveremo? Abbiamo garanzie sul fatto che una gestione pubblica sia/sarà più efficiente? Nessuna. Anzi semmai è il contrario. Con l’andazzo attuale, la diffusa incompetenza programmatica e la tanta improvvisazione, non vedo molte speranze.
Il futuro, a forza di considerarlo come „tempo di nessuno“ rischia di trasformarsi in un „tempo senza nessuno“.
Fortunatamente si tratta di un rischio a lento sviluppo. Ma i nostri politici, e non solo i nostri, dovrebbero alzare lo sguardo e vedere, ascoltare, capire, agire di conseguenza per il bene comune, incalzati non solo dalle proteste dei genitori e dei nonni ma anche da un maggiore attivismo e partecipazione da parte dei giovani, anch’essi elettori, consapevoli dei propri interessi, bisogni, sogni.
La nostra isola – quasi un continente – è il paradiso terrestre, quindi massima attenzione e rispetto.
Di ulteriori scempi ambientali, in Sardegna, proprio non se ne sente alcun bisogno.

Fonte: Democrazia Oggi



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