Legge elettorale sarda. Che fare? Bella discussione al circolo Togliatti

Andrea Pubusa

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 (l’incontro al Circolo Togliatti)

La Sardegna politica è uno stagno melmoso dove nulla si muove da anni. Si susseguono i presidenti e le maggioranze, ma news, novas neanche in lontananza.  Si fanno battaglie contro gli altri, in cui si chiede qualcosa a terzi, al governo, allo  Stato, come per l’insularità, ma intanto il legislatore redionalle priva i sardi di elementari diritti democratici, come quelli elettorali e di rappresentanza. Forze minoritarie significative fuori dal consiglio a causa di una legge elettorale truffaldina, consiglio regionale con meno donne perfino di certe assemblee locali islamiche. Una umiliazione per  il corpo elettorale isolano e per le donne della nostra isola.
Come Comitato per la democrazia costituzionale - CoStat, abbiamo battagliato fin da subito contro la legge elettorale nostrana, anche con due ricorsi al Tar e uno al Consiglio di Stato. Ma nulla si è smosso in questa isola di morti (politicamente parlando). Destra e sedicente cemtrosinistra, cui si deve questa legge spartitoria, non hanno fatto nulla per modificarla, ritenendola rispondente alle loro esigenza: una volta a me una a te, l’importante che siano esclusi gli altri partiti o le altre liste con pretesa di autonomia rispetto ai due partiti maggiori. Ecco perché, al di là di un puntuale giudizio di merito, è da accogliere con favore e da sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per la modifica del sistema elettorale vigente in Sardegna promossa dagli indipendentisti di Liberu - Lìberos Rispetados Uguales.
Di tutto questo si è parlato in un confronto (fra Giovannino Deriu - del Circolo Togiatti, Abramo Garau-PD. Giulia Lai (Liberu) e Andrea Pubusa - CoStat) presso il Circolo Palmiro Togliatti di Cagliari venerdì.
L’attenzione si è incentrata sulla nuova proposta, illustrata efficacemente da Giulia Lai. “Abbiamo scelto questa modalità perché pensiamo sia corretto affidare al popolo sardo la possibilità di decidere sulle regole che disciplinano la sua rappresentatività all’interno del Consiglio regionale”. In realtà è una modalità obbligata per chi - come Liberu - non ha una rappresentanza nell’Assemblea regionale.
Il testo di quindici articoli ha l’obiettivo di scardinare l’attuale legge che, dice Giulia Lai, “favorisce solo determinati partiti politici, i territori più forti e gli uomini in generale”. Ci sono delle novità interessanti. Oltre al proporzionale, l’impianto prevede un collegio unico regionale. Questo perché, spiega ancora Lai, “i sardi sono pochi e non c’è ragione per avere otto circoscrizioni elettorali”. Ognuno può essere votato in tutta la Sardegna, anche se al momento di decidere le candidature deve essere rispettata la rappresentanza di tutti i territori. Ancora: ogni lista corre da sola e non esiste la possibilità di costituire coalizioni.
Vengono eliminate alcune delle più vistose storture della legge vigente. Il voto disgiunto che è il segno più evidente dell’intento di svalutare i programmi e le scelte politiche fondate su ideali e principi. Voti un candidato presidente, ma puoi esprimere la preferenza per quello che ritieni il miglior suo oppositore! Questo scempio non sarà più praticabile anche perché il candidato presidente è legato alla lista, quindi non potrà più essere l’ago della bilancia del risultato elettorale. Altra novità, effetto di questo meccanismo, è che non potrà più succedere che candidati a governatore che abbiano ottenuto tanti voti come Michela Murgia nel 2014 o Francesco Desogus del M5s nell’ultima tornata, restino fuori dall’Assemblea. Il caso di Desogus è ancor più eclatante perché il M5S ha mandato rappresentanti in Consiglio… escluso colui che più di tutti lo rappresentava, essendo candidato alla presidenza.
Infine, c’è un premio di maggioranza previsto per la lista che ottiene il 34% dei voti. Mentre, nel dibattito di venerdì, hanno suscitato un generale consenso i principi informatori della legge di Liberu, il premio ha destato più di una riflessione critica. Questa previsione infatti sembra in contrasto con il carattere proporzionale che si vuol dare al sistema. La legge viene chiamata da Liberu “Proporzionale sarda“. Giulia Lai ha giustificato il premio con la previsione dello Statuto speciale, che indica nella “stabilità” uno degli obiettivi della legge elettorale; lo ha quindi indicato come elemento necessario stante la natura costituzionale del nostro statuto. Tuttavia non sono mancate le considerazioni critiche. L’Avv. Zucca, ad esempio, ha fatto notare come il criterio della stabilità sia generico e polisenso, difficile da tradurre in vincolo preciso e stringente come invece pretende Liberu. D’altronde lo Statuto ribadisce che il voto dev’essere uguale. Il che vuol dire che deve avere pari peso in entrata (al momento del voto) e in uscita (al momento della traduzione dei voti in seggi).
Condivisibile invece la finalità generale della proposta di legge: “Si tratta di una legge che porta l’elettore a sostenere una progettualità politica - ha sottolineto Devias nel suo intervento. “Questa è una proposta di alternativa democratica contro una strutturazione feudale della politica. Ora abbiamo socializzato il nostro impegno e lo condividiamo con chiunque voglia aderire: persone singole, comitati, gruppi politici e movimenti”.
Anche su questo non sono mancante le critiche: sarebbe stata migliore la partenza coinvolgendo moovimemnti e comitati prima, nella fase dell’elaborazzione.
Comunque l’iniziatva è interessante e coraggiosa e va vista con interesse. Il CoStat, in realtà, si era fermato un po’ prima. Non era passato a redigere un articolato, preferendo approvare un documento di principi, nella speranza che qualcuno dei gruppi consiliari regionali li facesse propri traducendoli in proposta. Ci sembrava, insomma, che delineare nei principi generali il sistema elettorale sardo, lasciando a liste o gruppi di consilieri la stesura e quindi la paternità della proposta, rendesse più agevole l’iniziativa legislativa. Ma dobbiamo riabituarci, a sinistra, a non spaccare il capello in quattro e dividerci anche quando si può stare uniti pur nelle distinzioni. Bene, dunque, il lancio di questa positiva provocazione di Liberu. La proposta di legge popolare va sottoscritta. In fondo ci sarà tempo per limarla in corso di procedura, con dibattiti come quello organizzato meritoriamente dal Circolo Togliatti, che punta a stimolare la riflessione costruttiva fuori da ogni intento propagandistico.

Fonte: Democrazia Oggi

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