Intervista a Massimo Villone. Taglio dei parlamentari, legge elettorale, autonomia differenziata sotto la lente di un costituzionalista irriverente

Andrea Pubusa

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Massimo Villone, autorevole costituzionalista e presidente del Coordinamento per la democrazia costituzionale, è venuto ieri a Cagliari, su invito di CoStat-ANPI e Scuola di cultura politica “Francesco Cocco”, per tenere una conferenza sull’attualità istituzionale. Ne ho approfittato per intervistarlo. Ecco il risultato.

- Caro Massimo, sul taglio dei parlamentari i meno giovani ricordano che l’idea non è nuova, la avanzarono fin dagli anni ‘80 alcuni parlamentari PCI. E poi ci fu la proposta di revisione costituzionale  di Rodotà e Ferrara del Gruppo parlamentare della Sinistra indipendente, vicini al Partito comunista. Viene spontanea l’obiezione: quella andava bene e quella dei 5 stelle no, non è che ci sia settarismo o pregiudizio?
- Sicuramente non da parte mia, che talvolta ho sostenuto i pentastellati. Il fatto è che allora esistevano i partiti e i parlamentari non esaurivano la rappresentanza. Nei partiti organizzati c’erano le sezioni e gli organismi politici territoriali ad assicurare il rapporto dei cittadini con le istituzioni, oggi c’è solo il parlamentare. Se li tagli, limiti la rappresentanza.

- Solo questo? O c’è anche qualche altra criticità nel taglio?
- Sì, sì, c’è dell’altro. Il taglio dei parlamentari lascia sguarnite intere aree periferiche del paese e riduce spesso a uno, due o tre i rappresentanti in talune regioni. La conseguenza è che sopravvivomo solo le grandi forze, quelle minori scompaiono. Una perdita secca per la rappresentanza e per la democrazia.

- Insomma, il vecchio sogno di Renzi in salsa gialla?
- In certo senso sì, si dà il potere politico a cerchie sempre più ristrette. C’è un cambio di passo, cambia il regime, che assume caratteri oligarchici.

- Gioca anche la legge elettorale, non ti pare?
- Le legge elettorale è centrale. Molti pensano che il bilanciamento venga da una legge elettorale rigorosamente proporzionale. Lo dicevano anche alcuni osservatori di area moderata. Poi…

- Poi? Cosa è successo?
-
Di Maio ha rilanciato il vecchio slogan né di destra né di sinistra e sul tema è calata la tensione.
- Si è ripreso a parlar d’altro?
-  Sì, è riapparso il tema dello sbarramento, che porta con sé quello del voto utile. Insomma, si pensa a premiare i grandi a danno delle forze più piccole, delle minoranze. Per farla breve il discorso sul proporzionale diventa incerto e nebuloso, con tutte le conseguenze negative facilmente immaginabili.

- E se ci sarà il referendum noi dei Comitati che facciamo?
- Il referendum è probabile, sono già state raccolte una cinquantina di firme di senatori e ce ne vogliono 64 per rendere obbligatoria la consultazione popolare. Se ci sarà dobbiamo essere in campo…

- Però con poche speranze di vittoria…
- Credo anch’io, ma ricorda che anche con Renzi partivamo strabattuti in partenza e abbiamo vinto. Tuttavia il nostro dovere è esserci, non tirarci indietro. C’è un pericolo di riduzione della nostra democrazia e noi dobbiamo difenderla, dobbiamo comunque portare i nostri argomenti a livello di massa. Con coraggio.

- Questo è sicuro, non verremo meno al nostro dovere di democratici conseguenti. Ci saremo anche a Cagliari e in Sardegna. Tanto più che sul rappeto c’è anche l’autonomia differenziata…
- Si anche questa è una iniziativa pericolosa perché tende a divaricare ancor più il paese…

- Regioni ricche sempre più ricche e regioni povere sempre più povere. D’accordo, ma la legge quadro del Ministro Boccia non elimina il pericolo?
- Al di là delle intenzioni del Ministro, la legge quadro è una legge ordinaria e qualsiasi futura legge può derogarla o abrogarla. La garanzia dunque è debole. Poi c’è il vincolo di maggioranza che blinda le intese. Le regioni forti del Nord avranno un potere enorme nell contrattazione col governo, difficile bloccare le loro richieste.

- E che richieste! Vogliono tutto autostrade, porti, ferrovie…
- Una vera secessione. Poi vogliono che rimanga nella regione il loro gettito tributario, che è dato anche dalle società con sede al Nord e stabilimenti al sud…

- Ne sappiamo qualcosa noi in Sardegna, senza andar lontano la Saras che sta nel golfo di Cagliari e ha sede a Milano…
- Bisogna tornare all’idea che ci dev’essere uguaglianza nelle prestazioni pubbliche, dalla sanità alla scuola, ai trasporti e così via. Questa è la via che ci indica la Costituzione, questa è la battaglia da fare…

- E l’autonomia speciale?
- So che in Sardegna ci tenete all’autonomia speciale e condivido la vostra posizione. Dico solo che l’autonomia non dev’essere la vostra solitudine. Da soli perdete voi e perdiamo tutti. Bisogna unire le forze democratiche.

Fonte: Democrazia Oggi

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