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Chile Despertò, No Hay Guerra - Il Cile si è svegliato. Non c’è guerra

Octavio Abarca Castelli in diretta dal Cile ci dice…

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Raggiungo Octavio per telefono. La linea è chiara sembra una chiamata urbana, anche se lui è al di là dell’oceano, in Cile. Ci siamo visti - come tutti gli anni - d’estate, e abbiamo anche fatto una veloce analisi della situazione là e qua. Preoccupati, entrambi, ma senza prevedere rivolgimenti. Le notizie da Santiago segnano improvvisamente tempesta. Chi meglio di Octavio, cileno, ma anche italiano e sardo, può darci il polso della situazione?  Dopo i calorosi saluti, gli pongo alcune domande.

D. Sarà per la lontananza o la disattenzione, ma da qui la rivolta popolare in Cile è una sorpresa.
R. E’ stato come un fulmine a ciel sereno. Nessuno se l’aspettava, era un altro atto di disubbidienza civile di ragazzi di scuola, forse una cinquantina, che volevano fare un atto politico di rifiuto all’ennesimo aumento delle tariffe del trasporto pubblico, specificamente della Metro di Santiago. Questa volta la strategia consisteva nello scavalcare in massa i controlli della Metro ed invitare la gente a seguirli.

D. La classica scintilla che provoca un grande incendio…
R.Proprio così. Quest’azione dei giovani ha provocato curiosità e simpatia nei passanti che non avevano digerito bene quest’ ulteriore aumento di tariffe. Poco a poco la gente si è unita alla protesta finché essa si è estesa alle altre stazioni della Metro e anche queste sono state prese d’assalto. La gente ha cominciato a rifiutarsi di pagare il biglietto.

D. Una rivendicazione giusta e limitata, che il governo doveva gestire con moderazione…
R. Certo. Il governo, invece, preso di sorpresa ha reagito prima con una forte repressione e poi fermando i treni e quindi paralizzando il trasporto pubblico. La reazione sproporzionata del governo ha fatto scattare la furia delle persone ed alcune hanno cominciato a rompere e poi a distruggere ed incendiare le stazioni della Metro, una struttura considerata il gioiello della nostra raggiunta “modernità, un simbolo d’efficienza, pulizia e perché no, anche di civiltà.

D. Un po’ come i Gilet gialli in Francia…
E’ stato il fuoco che ha acceso la miccia di quello che a poche ore e col passare dei giorni sarebbe diventata una vera e propria rivolta popolare, totalmente spontanea. Sono stati presi d’assalto ed incendiati i supermercati, le farmacie, gli autobus ed anche alcuni hotel, tutti i simboli del nostro apparente benessere. Il lumpen (sottoproletariato) delle poblaciones approfitta del momento di caos e comincia ad assaltare negozi di ogni genere ed a rubare tutto quello che trova.

D. Si vede che la rabbia popolare covava e non aveva modo di manifestarsi. E’ scoppiata improvvisa, con virulenza…
R. Santiago é nel caos e le forze della polizia sono ormai sopraffatte. Il governo si vede costretto a dichiarare lo stato di emergenza ed a portare i militari in strada, una decisione di carattere eccezionale che non ha precedenti nella nostra storia recente. La protesta spontanea, senza leaders, ne’ partiti politici o organizzazioni sociali dietro, comincia ad espandersi in tutta Santiago e poco a poco anche nelle altre cittá del paese assumendo le caratteristiche di una grande sommossa popolare che in tanti altri paesi Latinoamericani aveva fatto cadere governi.

D. E le forze politiche?
R. I partiti sorpresi ed increduli stentano a dare una spiegazione alla rabbia accumulata e persino il senatore socialista Jose Miguel Insunza, ex primo ministro del presidente socialista Ricardo Lagos, si chiede perché le manifestazioni non siano state represse in modo piu’ duro.

D. Una posizione incauta, per non dire folle!

R. Un cartello dei manifestanti molto eloquentemente spiegava le ragioni della protesta: “Non sono i 30 pesos, sono i trent’anni “. Si riferiva ai trenta pesos di aumento delle tariffe e ai trent’anni passati dalla fine della dittatura in poi in mano a governi di centro sinistra e di destra, periodo durante il quale il paese è cresciuto molto economicamente, applicando il modello economico liberista di Pinochet, col quale si incentivava a privatizzare tutti i servizi pubblici: educazione, salute, acqua e pensioni. L’idea era di snellire lo stato dal pesante bagaglio che rappresentavano le spese sociali per educazione, salute e le pensioni, lasciando questi in uno stato molto precario. Questo permetteva di diminuire le tasse alle imprese e privati. Al contrario, per i deputati e le alte cariche istituzionali e burocratiche dello stato si sono stabiliti stipendi a livello dei paesi più ricchi del mondo.

D. I ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. E’ il solito esito delle politiche neoliberiste.
R. Oggi la gente rinfaccia ai partiti politici dei governi passati ed attuale le promesse fatte e non mantenute, la enorme diseguaglianza economica e la miseria dei loro stipendi. Il 50% dei cileni riceve 500 euro o meno al mese ma in contrasto con i prezzi che rimangono altissimi, quasi a livello europeo, situazione che li costringe ad indebitarsi a tassi usurai perché non ce la fanno. I cileni sono una delle popolazioni al mondo piu’ indebitate con il proprio sistema creditizio.

D. E i servizi dopo la “cura” liberista?
R. Il sistema sanitario e’ di scarsa qualitá, con lunghissimi tempi di attesa. Per una operazione possono passare anni e, secondo le statistiche ufficiali, in molti muoiono prima di poter effettuare l’intervento. L’educazione pubblica e’ anch’essa in pessime condizioni; con una massa altissima di studenti che non comprende quello che legge. Le pensioni sono in media di 300 euro e scendono a 150 euro per quelli piú poveri. Sono pensioni che costringono i vecchi alla miseria.

D. Da quello che dici intuisco che ci sarà anche dell’altro in danno dei ceti popolari.
R. Sì, non e’ solo la condizione economica di estrema disuguaglianza che fa infuriare la popolazione, è il senso di abuso e maltrattamento che subisce da parte di una elite politico-economica corrotta, di un sistema di giustizia complice del potere che non fa giustizia, di forze armate e carabinieri con privilegi scandalosi e protagonisti di scandali vergognosi, di grandi imprese che si colludono per imporre prezzi altissimi e si proteggono finanziando i partiti, e, persino la Chiesa con i casi di diffusa pedofilia. Un sistema marcio che lascia in evidenza la relazione incestuosa tra politica e potere economico e che usa il potere per perpetuare la enorme concentrazione di ricchezza e diseguaglianza che esiste.

D. Si spiega così la repressione scomposta e sanguinaria del governo, nella difesa di impresentabili privilegi…
R. Fino ad ora dobbiamo lamentare la morte di oltre 20 persone, molte di loro a causa della repressione brutale di militari e carabinieri. Dopo una settimana, continuano le manifestazioni e lo stato d’emergenza.

D. Caro Octavio, tu sai quanto noi italiani e noi sardi amiamo il Cile e il popolo cileno, siamo sconcertati…
R. Oggi tutti si domandano come mai questo sia avvenuto in un paese come il Cile, un paese di gente piuttosto pacifica e rispettosa delle leggi. Ebbene le ragioni erano visibili per chi volesse vederle e solo quelli che vivevano nella bolla dei loro privilegi non riuscivano a rendersi conto. Finché, come nella fiaba, i giovani esclamano “ il re è nudo “.

D. E i governanti? Dopo quell’assurda reazione, cosa fanno? Hanno mutato atteggiamento?
R. Il presidente Piñera che si era vanagloriato settimane fa definendo il Cile come un Oasi di prosperità e pace in America Latina, ha dovuto riconoscere la situazione critica del paese e facendo un passo indietro da iniziali dichiarazioni di guerra contro i manifestanti ha chiesto pubblicamente perdono ai Cileni, ammettendo che la protesta del popolo era legittima. Poco dopo annunciava una seria di misure economiche di sollievo. Nonostante gli annunci, la gente considera che queste misure siano insufficienti e continua a protestare.

D. E la gente, il popolo cosa ne pensa?
R. Nei cartelli portati nelle piazze possiamo trovare la genuina espressione delle rimostranze della gente. Uno di loro sentenziava “L’umiliazione é finita”, magari una riconoscenza al risveglio e la redenzione della gente comune. Forse è questa la speranza e un augurio che in molti si fanno.

D. Ora cosa succede?
R. Oggi, mentre ti parlo, in piazza Italia, storico luogo di riunioni di Santiago, oltre un milione di cileni manifestano per dare un messaggio al governo: un enorme bandiera annuncia “Chile despertó , no hay guerra” (il Cile si e svegliato, non c’e guerra), una forte risposta ad una frase sfortunata del presidente Piñera che aveva dichiarato che il paese era in guerra. La gente e uscita per proclamare pacificamente lo scontento di tutto un paese in una manifestazione storica e senza precedenti per il grande numero di partecipanti. Speriamo che questa volta la classe politica li ascolti. Certamente non si e’ detta l’ultima parola.

D. Il popolo è sempre per la pace, anche quando è giustamente infuriato per le angherie e le ingiustizie. Caro Octavio, speriamo che i cileni uniti vincano la sua battaglia. Noi da qui, come sempre, seguiamo gli avvenimenti del Cile con forte partecipazione. Come sai il popolo cileno è nel nostro cuore.

 

 

 

 

Fonte: Democrazia Oggi



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