Per la Consulta un premio non si nega a nessuno, neanche ai mafiosi e ai terroristi non pentiti!

A.P.

 

Immagini per capire chi era Vito Corleone

 

 

Dai, non dite che non siete d’accordo cone me! L’Italia è il paese di bengodi. Anche i mafiosi all’ergastolo potranno accedere ai permessi premio! E ure i terroristi. Fin qui nulla quaestio, no problem, nessuna obiezione. Ma c’è un però. Il premio possono averlo anche se non collaborano con la giustizia. Non manca tuttavia qualche condizione: che sia provato che abbiano reciso i loro legami con la criminalità organizzata. Non basta: deve essere dimostrata la loro partecipazione al percorso rieducativo. La loro pericolosità non sarà più presunta dalla legge, ma andrà verificata, caso per caso, dai magistrati di sorveglianza, come avviene per tutti gli altri detenuti. E qui vi pongo una domanda, ma rispondete sinceramente fra voi e voi: i detenuti mafiosi sono come gli altri, ad esempio come il povero diavolo che ha rubato per fame o simili? Dato che ci sono ve ne faccio anche un’altra: i mafiosi - secondo voi - sanno mentire, simulare e dissimulare? Son capaci a mostrarsi contritti e isolati senza esserlo? E ancora, con uomini di questo tipo, adusi a ogni nefandezza materiale e morale, non è la collaborazione l’unica prova certa della rottura col sistema mafioso? Ed infine, ma non per importanza, non vi pare che le cronache s’incarichino di mostrare quanto spesso la valutazione dei giudici sulle misure premiali siano errate, dati gli esiti talora tragici di esse?
Dunque, dopo la Corte europea dei diritti dell’Uomo, anche la Corte costituzionale dà una spallata all’ergastolo “ostativo”, quello vero, che impedisce la concessione di benefici a mafiosi - ma anche ai terroristi e ai responsabili di altri gravi reati - se non fanno i nomi dei loro sodali, introdotto all’indomani della strage di Capaci, non so se - come si pensa comunemente - per indurre boss e gregari a collaborare con lo Stato, oppure per mostrare nell’unico modo certo il loro ravvedimento e il distacco irreversibile da Cosa nostra.
Una pronuncia. quella della Consulta, di grande impatto, perché non riguarda solo i 1.250 condannati all’ergastolo ostativo, ma anche chi sta scontando pene minori per mafia, terrorismo, violenza sessuale aggravata, corruzione e in generale i reati contro la pubblica amministrazione.  Le conseguenze della sentenza sono imprevedibili e su di esse sono al lavoro gli uffici del ministero della Giustizia.
Per l’associazione ‘Nessuno tocchi Caino’ la decisione della Corte Costituzionale “apre una breccia nel muro di cinta del fine pena mai“. Sulla stessa linea il presidente dell’Unione camere penali, Caiazza: “la sentenza è una spallata all’ergastolo ostativo, una decisione che cancella un principio orrendo, quello del carcere senza nessuna speranza. E non intacca in nessun modo la nostra sicurezza, il diritto dei cittadini ad essere protetti dalla criminalità pericolosa“. Bisognerebbe tuttavia tener conto che il fine pena mai vale comunque per le vittime dirette degli ammazzamenti e per i familiari e gli amici. E se non c’è un ravvedimento visibile che si manifesta nel modo pià aperto e palese, è difficile il perdono. E’ difficile accettare gesti di civiltà dallo Stato verso chi ha fatto tanto male e non mostra un serio ripensamento. E qui c’è un vuoto di considerazione verso la condizione di cittadini onesti.
Maggior buon senso mostra Sebastiano Ardita, a lungo magistrato antimafia: “c’è il rischio che la regola vada a beneficio di personaggi capaci di riorganizzare Cosa nostra”. E poi, una previsione facile, facile: “dovremo aspettarci una prevedibile pressione delle organizzazioni mafiose sulla Magistratura di sorveglianza“. Il magistrato che decide è solo di fronte ad un’organizzazione segreta, spietata e potente. Anche questi aspetti vanno considerati. La Carta tutela anche le persone per bene. Il bilanciamento delle posizioni dei criminali e delle vittime andrebbe messo a punto meglio. Le vittime (e i cittadini onesti) non chiedono solitamente vendette, sono disposte a considerare il ravvedimento serio e profondo. Si sentono colpite due volte, però, da atti di clemenza ingiustificati. E poi, poche chiacchiere, l’ergastolo senza se e senza ma è ciò che i mafiosi temono davvero.
C’è spazio per un intervento del legislatore che riempia, con ragionevolezza ed equilibrio, le criticità presenti nella disciplina risultante dalla manipolazione operata della Corte Costituzionale.

Fonte: Democrazia Oggi

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