Da S. Antioco notizie di abusi nelle coste. Ne parliamo con Italia nostra

Graziano Bullegas di Italia nostra a domanda risponde

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D. La notizia del sequestro da parte dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cagliari del Tonnara Camping sulla costa occidentale dell’isola di Sant’Antioco e delle relative 78 case mobili realizzate in difformità o in assenza di
autorizzazione, desta sconcerto e preoccupazione. Di cosa si tratta?

R. Si tratta di un residence costruito anno dopo anno sul mare, camuffato da campeggio, realizzato con “case mobili” ben stabili sullo stesso posto da oltre 10 anni, senza che nessuno abbia mai preso provvedimenti.

D. Su tratta di un vecchio trucco, su cui però la giurisprudenza amministrativa e penale ha detto la sua da almeno 40 anni. Si spacciano per mobili strutture che, codice civile alla mano, mobili non sono. Si iniziò con vagoni ferroviari o casette con ruote. Ma è sufficiente che siano ancorate al suolo per i servizi o per gli allacci e acquisiscono la natura di immobili e devono rispettare la  disciplina urbanistica. Mobile è una roulotte trainata da una macchina, non questi manufatti ben ancorati al suolo.
R. Eppure esiste un ufficio regionale di vigilanza sull’attività edilizia e sulle opere abusive, oltre naturalmente agli obblighi non discrezionali di vigilanza e di repressione degli abusi che competono all’istituzione comunale.

D. Colpisce il numero delle costruzioni, una ottantina di case sul mare
R. Sì, un insediamento assimilabile ad un quartiere di Sant’Antioco, in un’area in cui sono presenti numerosi vincoli, in uno degli angoli più  suggestivi e caratteristici della costa dell’isola e in una delle spiagge tra le più amate e frequentate da residenti e turisti.
D. Nei miei tours estivi in quell’isola splendida vedo una intensa attività edilizia lungo le coste…
R. Nel 2019 assistiamo ancora a interventi speculativi in un’isola minore a due passi dalla battigia, dopo 15 anni dall’emanazione del Codice dei Beni Culturali e 13 anni dall’adozione del Piano Paesaggistico Regionale. Norme emanate in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione per la protezione e la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici, comprese quindi le zone costiere.

D. E’ un’azione sconsiderata perché così si distrugge la materia prima, il bene primatio, le coste e la loro bellezza. Dopodiché non ci vengono più neanche i turisti e tutto perde di valore…
R. Questo tipo di interventii è purtroppo la conseguenza della insofferenza di imprenditori, funzionari e amministratori locali verso le regole di salvaguardia e di tutela che la comunità si è data per difendere i beni collettivi. Dopo aver tentato di cancellare il PPR con numerosi ricorsi al TAR, dopo il fallimento di un referendum per cercare di abrogarlo, si prova ad aggirare le norme con vari espedienti quali le case mobili “fisse”, le strutture in precario, le finte casette rurali etc… seza nessun rispetto per il patrimonio paesaggistico e i beni comuni.

D. E’ una politica miope, il cui risultato è già stato sperimentato in altre zone d’Italia, come in Calabria, dove località splendide e rinomate sono state così deteriorate da far scappare  i turisti e gli acquirenti da altre parti, in aree meglio protette e più pregiate. S. Antioco del resto già altre volte più che miope è stata cieca: pensiamo all’insediamento e allo scempio della laguna ad opera della Sardamag…
R. Proprio così, un disastro ambientale…

D. Lì c’era una laguna da far invidia a tanti. Ricordo che una volta dalla Camargue telefonai all’allora sindaco Eusebio Baghino (mio amico dai tempi del Consiglio regionale), per dirgli che la Camargue non può competere in bellezza con S. Antioco. Lui ne fu felice, ma la Camargue è ben protetta, S. Antioco non lo è stata. Sta tutta qui la differenza. Speriamo meglio in futuro.
R. Noi di Italia nostra ci battiamo per quesro. Partiamo da questa consapevolzza.

Fonte: Democrazia Oggi

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