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Maninchedda ha ragione: la giustizia non si esercita attraverso monologhi in piazza

Andrea Pubusa

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Come dar torto a Paolo Maninchedda? Perché una Procura della Repubblica fa una conferenza stampa? Secondo la Costituzione la Procura promuove l’azione penale. Gli interlocutori dei Procuratori sono dunque i Giudici. E - aggiungo io - le difese. Il rappporto processuale contempla sempre tutte le parti. Invece, il Procuratore di Oristano - lamenta Maninchedda - ha fatto una conferenza stampa per comunicare all’opinione pubblica una tesi d’accusa che ha addirittura supportato degli arresti. La domanda di Paolo è: chi dice che le accuse sono fondate? Ma ancor prima, si può osservare, se processo in piazza dev’essere perché si celebra sotto forma di monologo e non in contraddittorio. Se si vuole dare una notizia corretta su fatti ancora controversi, l’informazione non può non contemplare l’esposizione delle ipotesi accusatorie insieme a quelle delle difese.
I monologhi delle procure in questa materia ricordano i giudizi sommari o quelli “in via economica” molto cari a Carlo Felice per mandare alla forca prima i patrioti sardi e, poi, diventato re, anche quelli italiani.
La seconda domanda di Paolo è strettamente conseguente alla prima: “chi dice che le ambiziose e funamboliche ricostruzioni della Polizia Giudiziaria sono aderenti ai fatti?” Da quali fatti sono supportate? E se - come spesso accade - la valutazione si fonda su deduzioni, perché esporle come certezze anziché attendere il vaglio del giudice?
Ha ragione Paolo questa è inciviltà giuridica e - soggiungo io - inciviltà tout court. Un  ritorno a quella tipologia di castigo consistente nell’esporre l’imputato al pubblico ludibrio nelle pubbliche piazze o nella strade in groppa ad un asino.
Paolo poi dedica a tutti noi la canzone con cui gli schiavi d’America hanno combattuto per la libertà.” Lui è un letterato e lo ringraziamo di cuore. Io da modesto artigiano del diritto dico semplicemente che qui c’è una condotta dell’autorità ultra vires, oltre il potere attribuito. Qui non occorre scomodare il concetto giuridico di autolimite, sempre auspicabile in chi esercita il potere, perché l’autolimitazione presuppone l’esistenza del potere, la sua attribuzione per legge, mentre il potere di mettere in piazza l’accusa non esiste, anzi è vietato.
Il Ministro Bonafede, che a me sembra animato da buoni propositi ed è sicuramente un garantista, dovrebbe invitare (non può ordinare alcunché alle toghe) i magistrati a esternare solo con decreti, ordinanze e sentenze e a serbare un silenzio tombale sulle procedure in corso. La magistratura è - per fortuna! - un ordine indipendente dagli altri poteri - ma non dalla legge e dalla Carta, oltre che dalle regole di correttezza e buon senso.  Anzi è la vox legis, la voce della legge e della ragionevolezza. Il Ministro della Giustizia ha il potere dovere di promuovere l’azione disciplinare quando ci sono violazioni.
Detto questo in ordine al monologo mediatico degli inquirenti, sul merito è meglio attendere di saperne di più, ancorandoci alla presunzione di non colpevolezza fino a sentenza passata in giudicato. Ma - osservo - se si chiamassero anche le difese alle conferenze stampa, forse potremmo azzardare qualche valutazione. Certo, l’informazione, che è necessaria, sarebbe anche corretta.  [1]

Fonte: Democrazia Oggi


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