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Legge elettorale e referendum Lega. Quesito a rischio

Andrea Pubusa

Il leghista Roberto Calderoli (Ansa)

Dobbiamo prepararci come democratici a contrastare il referendum leghista contro la proporzionale nella legge elettorale. Roberto Calderoli, teorico e tecnico della Lega di Salvini in materia elettorale, è pronto al deposito della richiesta della consultazione popolare. Con le ultime richieste, arrivate ufficialmente, di Liguria e Basilicata, sono salite a otto le pronunce dei consigli regionali con maggioranza di centrodestra, che chiedono di indire un referendum popolare in materia elettorale. La prossima primavera dovrebbe dunque esserci un referendum sul maggioritario. Con la usuale “finezza” istituzionale Salvini sintetizza: “Chi vince governa, chi perde non rompe le palle“.
Ma le cose sono così semplici? I giochi sono già fatti? Gli esiti sono così scontati? Non proprio. C’è un terzo incomodo: la Consulta, che deve sindacare l’ammissibilità nel merito  del referendum.  Quale è il problema? La proposta della Lega richiede un referendum abrogativo della parte proporzionale della legge elettorale, il Rosatellum, lasciando in vigore la parte maggioritaria. Com’è noto, però, la Corte non può sostituirsi al legislatore, ma con le sue sentenze manipolative, annullando una parte della legge o di un articolo, lascia in vigore la parte rimanente, che, ovviamente, avrà un significato diverso da quello originario. In questa partita si inserisce l’imminente taglio del numero dei parlamentari, che si terrà – nella sua ultima, e definitiva, IV lettura – il 7-8 ottobre alla Camera. Voto che, riducendo di 345 gli eletti in Parlamento, obbligherà quest’ultimo a lavorare a una nuova legge per adeguare il sistema elettorale alla nuova composizione.
Salvini teme il proporzionale perché taglia le gambe alla Lega. Tuttavia l’approvazione di una nuova legge elettorale vanificherebbe la richiesta di referendum sulla legge attuale. Quindi è probabile che il referendum non si tenga per questa ragione. Il quesito referendario leghista tuttavia suscita di per sé dubbi di legittimità costituzionale e dunque, venga approvata o meno una nuova legge elettorale, non è detto che il referendum della Lega sarà celebrato. Infatti, dopo il vaglio formale della Corte di Cassazione sulla regolarità delle richiesta della consultazione (agevole in questo caso perché c’è la richiesta di ben otto consigli regionali, mentre ne bastano cinque), ci sarà quello di merito, della Consulta. E qui vengono per Salvini le dolenti note. La Corte ha sempre ritenuto che il Paese debba avere in ogni momento una legge elettorale applicabile. E’ una elementare esigenza del sistema democratico, cui s’informa la Carta. Ora, a seguito dell’eliminazione della parte proporzionale, i collegi dovrebbero essere ridisegnati e ne risulterebbe un numero diverso rispetto agli attuali. Servirebbe, quindi, una legge, e quella che esce dal referendum deve essere auto-applicativa. Questa non lo è perché non si potrebbe votare in ogni momento, come vuole la Costituzione. Dunque il ritaglio referendario non consente alla legge maggioritaria residuale di essere immediatamente applicabile.
Ora, la parola passa alla Consulta, ma noi democratici dobbiamo immediatamente mobilitarci. Il CoStat su questo tema, come sulla necessità di riforma della legge elettorale regionale, assumerà nei prossimi giorni alcune iniziative.

Fonte: Democrazia Oggi


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