Renzi spinge verso la balcanizzazione contro M5S e PD

Andrea Pubusa

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Come al solito Tonino Dessì coglie al volo le dinamiche politiche, che anzi spesso anticipa. Nel caso della scissione di Renzi parla di ristrutturazione del sistema politico italiano, ma forse è più appropriato parlare di balcanizzazione. Nella ristrutturazione è insita l’idea di un ordine nuovo, diverso e talora più razionale rispetto a quello precedente, mentre la balcanizzazione evoca una situazione interna instabile, caratterizzata da continue disgregazioni e divisioni che causano la frammentazione dei partiti, dello Stato e delle istituzioni. Ora, a me pare che questo sia il processo innescato da Renzi. Anzitutto perché polverizza il PD. Renzi ne ha causato il declino con la sua politica contro il lavoro e contro la Costituzione, due questioni centrali nella politica della sinistra italiana in tutte le sue versioni, da quella comunista a quella socialdemocratica. Ad onor del vero anche la DC era un partito di ispirazione sociale, costruttore pure esso dalla Costituzione e della Repubblica. Renzi ha urtato il sentire comune dell’elettorato democratico del Paese, determinando così il declino del PD. Pensare che ora possa entusiasmare la masse democratiche con un partito tutto suo è pura follia. E’ segno di irresponsabilità. Un ex presidente del Consiglio non si comporta così, pensa anzitutto al paese e si sforza con pazienza di rafforzare il partito di appartenenza.
Questa superficialità di Renzi, questa sua mancanza di peso politico sostanziale lo rende simile, mutatis mutandis, a Salvini. Anche il segretario leghista ha in modo insperato avuto la sua occasione e l’ha banalmente sprecata con comportamenti incredibili. Ha avviato la collaborazione di governo col M5S, invocando continuamente la lealtà, mentre si comportava nel più selale dei modi. Ogni sua mossa era volta a fregare gli alleati, nella convinzione di avere davanti dei deboli senza alternative. Poi quando si è sentito forte elettoralmente, senza pensare neppure un attimo al Paese e agli italiani, ha messo se stesso davanti a tutto e a tutti. Altro che “prima gli italiani“! Ha mosso la sfiducia a Conte, convinto che gli altri stessero immobili a subire la sua iniziativa. Si vedeva già capo del governo, vaneggiava sui “pieni poteri“. Nell’ebbrezza dei selfies ha perso contatto con la realtà, come Renzi dopo le europee di 5 anni fa. Ma, appena ha planato, ha capito (ma non solo lui) che Conte non è una marionetta e che il M5S ha più identità e attributi di quanto la vulgata propagandistica lasci credere. E’ sceso in campo anche Grillo, che, benché irriso dagli avversari, è un pezzo da novanta, è di un altro pianeta, in Italia. E così Salvini ha preso un calcio in culo così perentorio, da rimanerci secco. Sempre mutatis mutandis, della stessa nettezza di quello che Renzi prese al referendum.
In questo panorama, il PD perde qualsiasi potenzialità di rilancio. Non a caso tende ora ad aggrapparsi ai pentastellati (vedi elezioni umbre), perché non è alle viste, dopo la scissione, quanto poteva ipotizzarsi fino a poco tempo fa, ossia un riequlibrio. Il M5S diventa per i democratici italiani di buon senso, se non l’unica, certo la principale forza di riferimento. Solo il pregiudizio e la miopia politica, alimentati dai grandi media, hanno portato negli anni scorsi a pensare il contrario. Pur nell’apparente stato confusionale, i musi gialli hanno avuto e mantengono un quadro di principi chiaro e preciso di cui Beppe Grillo è il garante: etica pubblica, sensibilità sociale, rispetto delle regole e della Costituzione.  Ora, Renzi vuole scardinare tutto questo, che è l’esatto contrario di quanto lui ha nel dna. Ha benedetto il Conte2 per evitare le elezioni e tenersi i gruppi parlamentari in vista della scissione. Dice “stai sereno Conte” come disse “stai sereno Enrico“, ma già pensa a disarcionarlo. La partita diventerà complessa e molto pericolosa con l’avvicinarsi dell’elezione del presidente della Repubblica. Non si dimentichi che Renzi affondò Prodi e Bersani per favorire Napolitano e l’accordo con Berlusconi. In questo quadro c’è da augurarsi che il M5S tenga la sua compatezza e riconquisti consensi, che il PD, senza Renzi, riconquisti una sua vocazione sociale e un’accettabile moralità, che la Lega, dopo la clamorosa prova d’inadeguatezza di Salvini, torni nei suoi confini tradizionali di forza di destra non determinante.
Come si vede, l’incertezza è grande sotto il cielo. In questa situazione tutto possiano fare fuorché essere spettatori. [1]

References

  1. ^ parla di ristrutturazione (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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