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Una prefetta torna al posto di Salvini. Bene o male?

Luciana Lamorgese, una prefetta torna al Viminale.  Potentina, 66 anni, una vita al ministero

Luciana Lamorgese all'Interno © ANSA

(Luciana Lamorgese all’Interno)

 Che una donna vada al Viminale è una buona notizia. Siamo sicuri che non indosserà giubotti o magliette delle varie forze, giù, giù fino alla polizia locale, come ha fatto fino a ieri il suo predecessore. Che venga dall’amministrazione, consigliere di Stato dopo aver chiuso nell’ottobre del 2018 la sua esperienza alla guida della prefettura di Milano, va bene, almeno siamo certi che avrà un linguaggio misurato. Non sentiremo più quelle rozze parole di Salvini.
Ma detto tutto questo, una prefetta e non un politico al Viminale, va bene? Non c’è il pericolo che in un ministero chiave ci sia una persona non adatta al ruolo. Sia ben chiaro, non è tanto la professionalità a preoccupare. Avvocato, Lamorgese è entrata in carriera nell’amministrazione dell’Interno nel marzo 1979. Dieci anni dopo è diventata viceprefetto ispettore, nel 1994 viceprefetto e nel 2003 prefetto. Quindi ha una solida esperienza attestati dai suoi incarichi. E’ stata direttore centrale per le Risorse umane presso il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, ricoprendo numerosi incarichi presso gli uffici centrali del ministero prima di diventare, nel 2010, prefetto di Venezia. E’ stata poi capo del Dipartimento per le politiche del personale dell’amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie, dal 10 gennaio 2012 al giugno 2014. Dal 19 luglio 2013 è stata nominata capo di Gabinetto del ministro Angelino Alfano. Cambia il Governo, arriva Marco Minniti all’Interno e nel 2017 viene spostata a Milano per assumere il ruolo di prefetto.
Da segnalare positivamente il fatto che da prefetto ha ‘cancellato’ una serie di ordinanze anti-migranti varate da alcuni Comuni a guida leghista. Ha bacchettato i sindaci che non facevano la loro parte nell’integrazione e non accettavano la diversità, che - secondo lei - “è ricchezza” .
Tuttavia, più a torto che a ragione, il Viminale, con quella innaturale attribuzione di funzioni sull’accoglienza dei migranti, richiede non solo competenza tecnica, ma capacità di gestire il fenomeno politicamente e mediaticamente. Veniva giustamente osservato, nel corso di uno dei tanti dibattiti televisivi, che Salvini costituisce un pericolo anche fuori dal Viminale, perché basta un errore in occasione dell’arrivo di navi con migranti o un fattaccio che veda un nero come protagonista perché l’ex ministro riaccenda la sua micidiale macchina della propaganda. E, ahinoi!, più a torto che a ragione, la materia sposta massicciamente l’opinione pubblica e il voto. Quindi, sarà senz’altro migliore di quello di Salvini l’approccio al fenomeno, quantomeno dal punto di vista dello stile e del rispetto dei diritti inviolabili, e questo è senz’altro l’aspetto fondamentale. Ma per battere la Lega occorre anche avere la capacità di neutralizzarne la iniziativa propagandistica, in cui ha mostrato grande furbizia. Ci riuscirà la ex prefetta?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Fonte: Democrazia Oggi


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