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Conte 2: una partita difficilissima, occorre una vasta mobilitazione democratica

Andrea Pubusa

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Per me, che sono stato qualificato, con una certa disapprovazione, “grillino”, il nuovo governo a guida Conte, dovrebbe apparire entusiasmante. Non nego di aver pensato fin dal marzo del 2018 che questa fosse la soluzione più sensata e non ho mancato di criticare la propensione per i pop-corn di Renzi. Ho sempre creduto tuttavia che un governo siffatto presenti molte contraddizioni e criticità. Non paia eccessivo, ma penso che le difficoltà non siano inferiori a quelle che hanno fatto implodere l’esecutivo giallo-verde.
C’è intanto la madre di tutte le incompatibilità: la questione morale. Il M5S ne ha fatto l’asse della sua identità, segno delle antiche simpatie di Grillo verso l’area comunista. L’etica era il riferimento fondamentale dei comunisti italiani. Raccontava Francesco Cocco che ai ragazzi che si avvicinavano al PCI negli anni ‘50 si diceva che un comunista doveva essere anzitutto un buon cittadino. Poi veniva tutto l’altro, il marxismo, la lotta di classe, Gramsci, Lenin e così via. Così fu fino a Berlinguer. La discontinuità prima e radicale tra la tradizione della sinistra italiana e il PD sta proprio qui. Il PD è un partito diffusamente corrotto e pieno di corruttori. Prendete la Sardegna, tutti o quasi i componenti dei gruppi dirigenti hanno a che fare con la giustizia. E badate non per fatti politici, ma semplicemente per l’illecita sottrazione di denaro ai gruppi consiliari regionali o per l’illecito esercizio di pubbliche funzioni a scopo di vantaggio personale. Nei fatti sconcertanti di malaffare di cui ci narra la cronaca è raro non trovare coinvolti esponenti locali del PD. Va da sé che in un ambiente siffatto parlare di eguaglianza, di diritti del lavoro, di lotta per la partecipazione e per l’estensione della democrazia è pura velleità o ipocrita esercitazione verbale.
Se tutto questo è vero, e purtroppo lo è, riuscire a formare un buon governo col PD è praticamente impossibile. Lo sarebbe se il nuovo segretario avesse avviato una forte iniziativa di rinnovamento dei gruppi dirigenti all’insegna del rigore morale e dell’impegno sociale. Ma questa aspettativa è andata delusa. Zingaretti ha puntato dappertutto ad un solo obiettivo elettorale: essere secondi, perdere con la Lega e il centrodestra, ma prendere più voti del M5S. Non a caso ha gioito per i risulati di Abruzzo, Sardegna-Cagliari e Piemonte. Una disfatta gioiosa per la maggior debacle dei musi gialli! Ed era incamminato su quella strada insensata, il segretario PD, se non fosse stato incalzato da molte parti, anche da Mattarella, e non ci fosse stata la mossa a sorpresa di Renzi, che, forse perché a corto di pop-corn, ha lanciato l’idea di un ruolo attivo del PD nella crisi. Poi ha giocato anche la preoccupazione di vasti settori democratici verso la probabile vittoria elettorale di Salvini, così fuori di testa da invocare pieni poteri.
Ci sono poi dissensi su questioni rilevanti a partire dalle grandi opere e dal TAV.
Quindi, la partita che si apre col Conte bis non presenta minori difficoltà del governo con la Lega. E non è detto neppure che Salvini venga battuto, poiché il suo vero declino è legato a quanto il governo saprà fare di positivo. Un insuccesso gli aprirebbe le porte di Palazzo Chigi al di là della sua azione politica.
Che fare, dunque? A me senbra ragionevole la prospettiva delineata alla festa del Fatto quotidiano da Bersani, che pone al centro dei compiti del nuovo governo le questioni del lavoro e dei lavoratori, dell’ambiente, della democrazia e ovviamente del buon governo. In questa prospettiva Conte, al di là di tutte le critiche faziose e immeritate, sembra un buon punto di riferimento. Ma ha bisogno di molti supporti, di molti sostegni, di una mobilitazione dell’area democratica diffusa e dei sindacati, Landini su tutti. L’opera però è difficilissima. Come in altri passaggi cruciali della storia nazionale, dobbiamo trovare il modo per tornare in campo, adattando la nostra azione alla nuova situazione. Questo è uno degli elementi decisivi.

Fonte: Democrazia Oggi


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