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In spiaggia a parlare con Pammellla e Sammuellla di amore e bagassumini

Amsicora

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In spiaggia cazzeggio spesso col pensiero, fra me e me. Non c’è nulla di urgente da fare, posso anche oziare riflettendo, insomma alla moda dei romani, quelli antichi, per i quali l’otium era il contrario di negotium, era lo studio e l’approfondimento senza risvolti pratici immediati, senza ricadute negli affari, nel negotium, appunto. Pensavo così al prodigio compiuto da Beppe Grillo in dieci anni. Voleva iscriversi al PD ad Arzachena (lui passava le estati a Su Pallosu da Gianni Usai) per partecipare al dibattito congressuale. E sappiamo com’è andata, niente tessera, fondazione del blog quasi per gioco e ora dà al PD non solo l’opportunità di tornare al governo, ma sopratutto di riflettere su se stesso e di cambiare. Ma qui i miei dubbi diventano assillo. E’ possibile che il PD cambi pelle e anima? Cambia o non cambia? This ist the question.
Mentre sono immerso in questo dilemma, ecco che vedo in lontananza una mia recente conoscenza di spiaggia, Pamella, che tutti a S. Anna Arresi e dintorni chiamano, alla sulcitana, Pammmellla. Le cose si mettono male per il mio otium, per le mie speculazioni di alta politica. Ma mi consolo. In fondo più che riflessioni sono seghe mentali, come si diceva nel mitico ‘68. Quindi ben venga Pammellla; per di più è sola, ergo non rompe. E dunque posso continuare ad arrovellarmi: il PD cambia pelle o no nel contatto coi musi gialli, con la loro freschezza e quel pizzico di irriverenza che ne fa una indubbia novità nel panorama italiano e non solo. Ma, ahimè, ecco in lontananza Samuela, che a S. Anna Arresi e dintorni tutti chiamano Sammuellla. Il duo si ricompone! Addio riflessione silenziosa, qui vengo coinvolto nei loro casini familiari. Anzi mi sorge un dubbio atroce, che siano venute perché vogliono una mia interferenza, come lunedì scorso.
Sia come sia, le due comari, dopo i saluti iniziano a parlare ad altavoce. “Scisi, Pammelllla, appu liggiu su libru de Alberoni”. “Ah, lo hai letto anche tu, come Gatiuscia”. “Non scetti, non solo ho letto anche Recalcatti e Crepet”. “E ita stoccada nanta?”. “E, cara Pammellla, dicono che Gatiuscia, non esti bagassa”. “Ita?, non mi du neristi! Non dirmelo! Parlano di quella troietta? Beh, no, non chistionanta de issa, parlano di casi simili”. “E ita nanta?”
. “Dicono che quando un uomo e una donna s’innamorano, vince l’amore”. “E ita stoccada bolir nai?”. “Vuol dire, cara Pammellla, che il bagassume non c’intrada, è amore e basta”- “Ma allora candu c’esti bagassumini?”. “Bagassume c’è quando una donna lo fa per interesse. Per esempio quando la dà a un politico o al capo ufficio per fare carriera o casi simili. Duncas Gatiuscia, non esti bagassa poita èsti innamorada de maridu tuu”. “Bella storia! Ma dind’arregordas ita fera? Ti ricordi che veniva a casa a trovarmi come amica e invece veniva per mio marito. M’indi dari frigau a tradimentu, brutta troia! E custu esti o non esti bagassumini? Ita nanta Alberoni, Recalcazzi…” “Nou Recalcatti…” “Recalcatti e cudd’atru…
Mentre le due comari discettano di amore e bagassumini, Pammellla mi guarda, forse memore del mio consiglio dell’altro giorno e azzarda un cortese “e lei che ne pensa?”. E così dalle meditazioni sul cambiamento o no del PD, passo al dilemma amore/bagassumini. “Più che esprimervi la mia opinione vi riferisco quella di un sapiente che ho conosciuto da bambino. Per contrastare Alberoni, Racalcati e Crepet bisogna rifarsi a persone competenti. In bidda c’era un tal Professor Gessa. Non si sa se fosse o non professore, ma tutti lo chiamavano così per la sua sapienza o, forse meglio, saggezza. Chiunque avesse un problema delicato andava da lui e il professore Gessa trovava la soluzione. “E ci faccia qualche esempio”, dice Sammuellla. “Certo. C’era tziu Efis chi tenera un bixinu, un vicino, Tziu Bobboi, che lo importunava continuamente: il confine non è lì, l’acqua piovana del tuo cortile scola nel mio, il fumo della tua ziminera viene dalla mia parte e cosi’ via. Insomma, lo molestava, oggi si dice stolking…”. “Segamentu de culu, nanta a S, Anna Arresi”, fa Pammelllla. “Proprio così”, proseguo io, “Cosa gli ha consigliato prof. Gessa?” chiede Sammuelllla..”Glia ha detto: caru Efis sa chistioni è delicada, Tziu Bobboi esti unu segamentu mannu, ci vuole una cura forte…”. “Cioè”, chiedono le due donne impazienti. “Torra grasi ca ci deppu pensai beni”- All’indomani all’alba Efis si presenta dal professor Gessa. “Professore, ha trovato la cura adatta al mio caso?”. “Certo, certo. Tui Efis ti faisi unu bellu bastoni de ollastu siccau, bellu grussu e tostau, poi aspetti che Bobboi ti importuni,,,”. “E allora che faccio?”, chiede ansioso Efis. “Senz’e preavvisu donnasa unu corpu de bastoni a conca a Bobboi, forti, chi du intendara e asa biri ca non ti sega prusu is buttarigas”. “E com’è andata?”, chiedono curiose e in coro le due donne. “E’ andata secondo le previsioni del professor Gessa. Bobboi, come d’incanto, ha smesso lo stolking ai danni di Efis”.“Efficace, Interessante”, fa Sammuellla. “Metodi antichi, ben collaudati”, commenta Pammellla. “Ma, su dottori, questo esempio non c’entra nulla col mio caso, Deu bollu sciri si Gatiuscia esti o non bagassa”. “E allora le racconto un caso simile al suo affrontato dal professore Gessa. In bidda, quando ero bambino, arrivò una maestra, casteddaia, maista Letizia. Fiada totu pintada, e al trucco vistoso accompagnava gonne larghe, che talora lasciavano intravedere l polpacci…e camicette aperte. Niente a che fare con le donne del paese, ancora bistiasa a nostrada, ossia col costume sardo, che non lasciavano intravedere niente. Fatto sta che maestra Letizia, con le sue moine e i suoi sguardi fece impazzire un proprietario locale, Tziu Bissenti, che subito le fece la corte, prontamente accettata da Letizia. La moglie di Bissenti, Peppica, annussò la tresca e, siccome continuava, andò dal professor Gessa…”. ” Lui cosa disse?” chiese impaziente Pammelllla. “Per lui Letizia era bagassa o no? Era amore o bagassumini?”. “Il professor Gessa non ebbe dubbi, seguiva l’antica scuola sociologica sarda. Maestra Letizia era una bagassotta”. “Volevo ben dire!” fa Pammelllla, tirando un sospiro di sollievo. “Ma il tuo problema è un alrro: come impedire che Katiuscia venga da te quando c’è Kristall!, tua nipotina”, “Ah sì, è vero, questo e’ il problema…” . “Può interessarti cosa consigliò professor Gessa alla moglie di tziu Bissenti, a Peppica?…”, “Certo, questo è importante” osservò Sammmuelllla. “Il professor Gessa disse alla moglie di Bissenti di riunire i due fratelli e un cugino nerboruto, di nome Giuanniccu. Questi tre devono affrontare Bissenti e dargli una bella lezione, una card’e corpus, confiargli gli occhi e dirgli: questo è l’anticipo, se continui con Letizia, avrai il resto”. E così fecero. “E come è andata a finire?”, chiede Pammmellla. “Secondo previsioni. Come d’incanto l’amore finì e Bissenti neppure guardò più quella troietta di Letizia”. “Bello, meraviglioso!”, commenta Pammmellla. “E allora, lei raduni fratelli e cugini e faccia dare una lezione a Manuel, suo marito, forse basta solo un avvertimento verbale, preannunziando, ma senza passare subito a vie di fatto.”. “E a Gatuscia, cosa facciamo?”, chiede Pammellla, ansiosa. “Nudda, quella segue Manuel, su fanceddu, e quando lui non si presenta più, non vedi neanche Katiuscia”, “Ohi che bello! Così posso anche vedere la sorga di mio figlio, insieme a Kristall…”. “Consuocera si dice…” fa Sammuellla. “Eia consorga, perché andiamo molto d’accordo e siamo diventate amiche. Che soddisfazione sapere poi che il prof. Gessa considera bagassotte quelle che fregano mariti, come Gatiushia! Sono troppo contenta, soddisfatta!”. Ed io: “Ed ora andate a fare un bel bagno o una lunga passeggiata, Questa è l’ora del pisolino, non vorrei chiacchiere e dilemmi difficili, come quello molto sottile fra amore e bagassumini, che spero però di avervi chiarito, seguendo l’insegnamento di prof.Gessa de bidda. A si biri cun saludi!”.. .

Fonte: Democrazia Oggi


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