Crisi: servirebbe al Paese un respiro meno tattico

Tonino Dessì

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Quanto sono snervanti, per noi che attendiamo uno sbocco positivo della crisi politica, queste trattative riportate e commentate in tempo reale, nei minimi dettagli, dai media.
La maggior parte di noi osservatori democratici interessati, ma non di parte, gradirebbe un respiro meno tattico e più volto ai grandi interessi del Paese, che alle condizioni interne e alle prospettive elettorali dei partiti.
Una soluzione di governo M5S-PD sarebbe stata una soluzione auspicabile all’indomani delle elezioni del 4 marzo 2018.
Non fu bloccata solo da Renzi.
I due corpi militanti e le rispettive aree elettorali si detestavano già allora.
Oggi addirittura si odiano: questi 14 mesi non sono passati invano.
E le condizioni soggettive dei partiti pesano come fattori oggettivi.
Le due condizioni poste da Di Maio nella cena con Zingaretti, cioè la conferma presidenziale di Giuseppe Conte e il taglio dei parlamentari, se non rimovibile l’una magari con una destinazione europea del professor avvocato e l’altra bilanciata con un contorno adeguato di garanzie democratiche, non solo sembrano un ostacolo quasi insormontabile alla conclusione di un accordo col PD, ma hanno anche un contenuto non privo di ambiguità, la prima offrendo della soluzione politica un’immagine di trasformismo, la seconda introducendo un ulteriore restringimento partitico-oligarchico della rappresentanza.
La partita evolve ad horas e persino il tema elettorale assume dimensioni diverse rispetto allo scenario successivo alle elezioni europee e persino a quello di qualche giorno fa.
Se infatti la crisi di ruolo, di voti e di sondaggi del M5S poteva far pensare a una situazione nella quale Lega e PD si sarebbero contesi in una prospettiva nuovamente bipolare le “spoglie” elettorali del M5S, le divisioni interne del PD, che si stanno configurando come strutturali e non meramente correntizie, potrebbero introdurre una prospettiva nella quale Lega e M5S, o ricucendo per un conveniente periodo l’alleanza di governo, o lasciando scivolare la crisi verso elezioni anticipate immediate, punterebbero loro a giovarsi della frantumazione letale del centrosinistra.
Tutto ad oggi resta possibile e ancora incombono, forse addirittura più probabili, le tendenze peggiori.

Fonte: Democrazia Oggi

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