Autonomia differenziata, Conte riconosce al parlamento il ruolo del notaio

 La secessione dei ricchi. Il premier: il governo trasmetterà alle camere le pre-intese con i governatori e la maggioranza Lega-Cinque Stelle per avere un parere

 

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

 Roberto CiccarelliIl Manifesto 25.7.2019

La secessione dei ricchi, detta «autonomia differenziata», farà un passaggio di cortesia in parlamento. «Per me – ha dettato il ministro di tutto Matteo Salvini all’ora di pranzo uscendo da Palazzo Chigi per un vertice con il Cipe – basta avere le idee chiare e fare in fretta». La logica di questo «fare» è stata spiegata un paio d’ore dopo in un question time alla Camera dal presidente del consiglio Giuseppe Conte che ha risposto, con le «idee chiare», a un’interrogazione di Federico Fornaro di LeU.

UNA VOLTA DEFINITO l’accordo con i governatori leghisti di Lombardia e Veneto, e con l’Emilia Romagna ancora governata dal Pd, il governo intende trasmettere alle Camere i testi, definiti da Conte «schemi di intesa» o «pre-intese». Le commissioni competenti saranno solo allora libere di esprimere un parere, come di solito fanno sugli atti del governo, e potranno eventualmente avanzare proposte di modifica del testo nella forma di condizioni e di osservazioni. Conte ha assicurato che il governo le prenderà sul serio, anche perché si parla comunque del trasferimento di amplissime competenze amministrative e legislative dallo Stato alle regioni. Tutto questo avverrà in tempi non ancora determinati, ma comunque condizionati dalla trattativa discrezionale in corso a palazzo Chigi tra Conte, i ministri leghisti e cinque stelle. Stefani e Bonisoli lo incontrano oggi per parlare di sovrintendenze.

NELLA CASISTICA offerta ieri da Conte si tratterebbe del 101esimo vertice che i legastellati tengono, stavolta con il premier che si presenta come un mediatore interessato ad arrivare a un testo «quanto più possibile condiviso» tra le istanze secessioniste leghiste e il tentativo ancillare dei Cinque Stelle che provano a riequilibrare le possibili ricadute sperequative dell’autonomia. La definizione di un fondo compensativo per le regioni del Sud sarebbe l’ultima linea Maginot eretta dai Cinque Stelle tra i quali ancora ieri emergeva la volontà di non cedere. Tuttavia, dopo la resa sul Tav, ogni deroga agli imperativi grillini è possibile. Tempo al tempo.

SU QUESTE BASI la richiesta di parlamentarizzare la trattativa segreta sull’autonomia condotta fino ad oggi da Lega e Cinque Stelle con i governatori, giunta in primo luogo dal presidente della Camera Roberto Fico (Cinque Stelle) non ha avuto effetto. Il parlamento resta un notaio delle intese della maggioranza. Al momento non è nemmeno chiaro quanta libertà lasceranno i capi partito ai loro parlamentari di modificare seriamente un testo che risponderà a equilibri chirurgici, tra l’altro contrattati con i pesi massimi del partito del Nord, i leghisti Zaia e Fontana che pretendono da Salvini la loro vittoria politica in una partita che contraddice il pilastro della nuova Lega allargata al Sud sull’onda dello slogan «prima gli italiani» e che rischia seriamente di penalizzare i suoi nuovi elettori. «È tutto bloccato – ha detto il governatore lombardo Attilio Fontana – Le anticipazioni parlano di una rivisitazione dell’autonomia finanziaria, l’unico punto su cui eravamo d’accordo. Non competenze su scuola e sanità, se queste sono le premesse è inutile che vada a Roma». Diversamente da quanto annunciato, oggi non è previsto un consiglio dei ministri, né è stato confermato un incontro con gli irrequieti governatori. Conte si propone di illustrare a Zaia e Fontana il suo lavoro e ribadisce di volere «salvaguardare la coesione nazionale».

NELLA REPLICA a Conte, Fornaro (LeU ha criticato il ruolo attribuito alle Camere. «Più di cento riunioni con tutti ma zero in Parlamento. Montecitorio fino ad ora non ha mai discusso di autonomia differenziata. È insufficiente l’ipotesi per cui lo schema di pre-intese sarà inviato alle commissioni su cui poi il governo terrà conto. Bontà sua».

«IL PARLAMENTO deve poter emendare i testi degli schemi di intesa in commissione e in aula e votarne la versione definitiva, come avviene per i disegni di legge – ha aggiunto Stefano Fassina (LeU) – È umiliante che Conte abbia presentato come generosa concessione del governo e dei governatori padani la possibilità per le commissioni di merito di emettere un parere». Per la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati l’autonomia «può rappresentare più un’opportunità che un rischio – ha detto ieri alla cerimonia del Ventaglio a Palazzo Giustiniani – Tutti saranno chiamati a dare un contributo per rendere effettivi i principi di sussidiarietà», e dovranno farlo «senza egoismi e senza penalizzazioni per nessuno».

NELLA DISCUSSIONE in corso non è stata ancora valutata la gravità della situazione che si profilerà dopo l’ipotetica approvazione dell’autonomia. Tutta la sua attuazione sarà demandata all’operato di commissioni paritetiche che negheranno al governo e al parlamento la possibilità di rivedere le intese senza l’assenso della regione interessata. Ai cittadini sarà negata la possibilità di chiedere un referendum abrogativo. Lo «Spacca Italia» è un bunker. E un salto nel buio.

 

 

Fonte: Democrazia Oggi

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