Codice rosso contro la violenza sulle donne

Gianna Lai

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Ci sono obblighi internazionali, per i singoli Stati, verso una nuova legislazione contro la violenza sulle donne ed il Codice rosso, approvato in via definitiva a Palazzo Madama nei giorni scorsi, si pone in Italia in questa prospettiva. Insistendo in particolare sulla rapidità dei tempi della giustizia, i magistrati, cioè, devono sentire le vittime di stolking e di violenza entro 3 giorni dalla denuncia, e prendere provvedimenti per evitare che la violenza venga reiterata. .Insistendo sull’inasprimento delle pene anche per gli atti persecutori e le lesioni personali. E sulla certezza della pena e sulla rapidità del processo. Per combattere una buona volta ‘l’infinita ingiustizia’ delle denunce che non garantiscono tutela alle donne e che le espongono perciò a ulteriori attacchi, così come drammaticamente emerge quando si ricostruisce la storia delle vittime di femminicidio. E poi i nuovi reati contro i matrimoni forzati e le spose bambine, contro lo sfregio con l’acido e il revenge porn, il cyberbullismo, ‘reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti’. Braccialetto elettronico per garantire il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, possibilità, su richiesta del condannato, di essere sottoposto a trattamento psicologico di recupero.

21 nuovi articoli e modifiche al Codice Civile, al Codice Penale e al Codice di Procedua Penale che, come dice la relatrice Elvira Evangelista del Movimento 5 Stelle, ‘vogliono essere risposta all’allarme sociale dell’emergenza femminicidi’. Cosicchè non suona affatto retrò, né particolarmente enfatico, anzi semplicemente di buon auspicio, il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede quando afferma ‘Ora lo Stato dice ad alta voce che le donne non si toccano’, né Conte quando parla di primo passo avanti importante. E si prevede l’incremento del fondo destinato agli orfani di ‘crimini domestici’ e l’istituzione di corsi specifici e obbligatori per la formazione del personale di Pubblica sicurezza e di Polizia giudiziaria, sia sul fronte della prevenzione, sia su quello della persecuzione dei reati.

Ogni 72 ore in Italia un femminicidio, queste misure di protezione e tutela delle donne devono essere accompagnate da azioni che le mettano in condizioni di sicurezza nei tre giorni che la separano dal colloquio col magistrato, ed anche in seguito, ma più in generale da azioni contro la discriminazione a livello sociale, nelle scuole e in tutti i luoghi di lavoro. Certamente la scuola non può esimersi oltre dall’affrontare il discorso, prima di tutto attraverso l’istituzione dell’educazione sessuale, dell’educazione ai sentimenti (così come già avviene nel resto dell’Europa), sia nel contesto di questa legge, sia nel contesto della lotta al bullismo, padre di ogni violenza. Ci vogliono provvedimenti e azioni importanti contro lo sfruttamento della prostituzione, la forma estrema della violenza. Ed è poi necessario andare oltre quote rosa e misure similari, buone solo a determinare nuova burocrazia, a spostare il centro del problema verso obiettivi di nessuna portata culturale, spesso frutto di accordi definiti a livello puramente partitico e istituzionale, che mantengono intatta la discriminazione, se diamo uno sguardo ai nostri Consigli comunali e regionali, ai nostri Consigli di amministrazione.

Una legge che può contribuire invece a promuovere nuova cultura contro l’ideologia maschilista e patriarcale dell’individuo violento, alimentata finora, perlomeno non contrastata, dall’incuria delle forze dell’ordine, dall’indifferenza della giustizia e dalla sconsideratezza dell’informazione, che tratta la materia come episodica cronaca nera. L’impegno aperto dello Stato che si fa carico della tutela, come prima non avveniva, indirizza verso nuovi comportamenti, ed è certamente da ascriversi al lavoro svolto in questi anni dai movimenti delle donne nel dibattito, nelle manifestazioni di protesta e poi nel lavoro dei centri antiviolenza e di chi gestisce le case protette. Un primo passo per alimentare la fiducia delle donne e spingerle individualmente e collettivamente a mantenere alta l’attenzione, tenendo sempre conto che una legge può essere sempre migliorata. 197 voti a favore, 47 astenuti, tra cui il Pd, presenza politica in Parlamento ancora fortemente marginale, a sottolineare la mancanza grave del precedente governo che, una legge così, avrebbe dovuto metterla subito all’ordine del giorno e al centro dei lavori dell’Aula..

Fonte: Democrazia Oggi

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