Andrea Camilleri all’Università di Cagliari

Camilleri aveva un rapporto speciale con l’Università di Cagliari grazie a Giuseppe Marci, che è stato un appassionato studioso dello scrittore siciliano sulla cui opera ha incentrato varie iniziative, culminate con il conferimento della laurea honoris causa.
Ecco cosa scrivevamo su questo blog il 15 Giugno 2013.

 

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Gianna Lai

Andrea Camilleri ai  primi di maggio all’Università di Cagliari ha parlato  con gli studenti del suo romanzo La rivoluzione della luna. Ecco cosa si son detti….

Ha detto che i suoi romanzi hanno avuto sempre fortuna col passaparola, all’inizio fra lettori già maturi. Poi, con Montalbano, è successo qualcosa di mostruoso. Una quantità spaventosa di gente, giovani soprattutto, ha fatto salire le vendite da 180 mila a 900mila copie. ‘Sono grato ai giovani, dice Camilleri, ‘ma conosco i limiti della mia scrittura, perché so costruire una bella chiesa di campagna, non il duomo di città’. Inizia così, con la leggerezza della metafora, l’intervento dello scrittore dedicato agli studenti, il giorno precedente la consegna della Laurea honoris causa, all’Università di Cagliari. Una vera lezione introduttiva alla scrittura, che nasce secondo un’idea ben precisa di romanzo, e secondo una certa rappresentazione del mondo. ‘Leonardo Sciascia mi diceva, non puoi scrivere così, non ti legge nessuno. Ma io non sapevo farlo in altro modo, se non in ‘vigatese’ e, per dieci anni, non trovai chi pubblicasse i miei libri. Poi è arrivato Sellerio, e io ho riscritto il primo romanzo, Il corso delle cose, secondo il mio modo. Secondo una scrittura che si modifica continuamente nell’uso del siciliano, e del vigatese, e dell’italiano’. E continua a costruire metafore nel parlare della sua produzione, ricchissima, fino all’ultima pubblicazione, in libreria a partire dall’inizio dell’anno, che si intitola ‘ La rivoluzione della luna’. La protagonista è Eleonora di Mora, Viceré spagnola in Sicilia e donna di grande levatura, come ce ne sono tante, dice Camilleri. ‘ Certamente poche quelle col suo potere, e così fortemente discriminate, e soffocate da quote rosa, 8 marzo, feste delle donne, ecc. E di cui i signori storici poco si occupano. Né si occupano, in particolare, di questo avvenimento, non vi è traccia nei libri di storia siciliani del fenomeno Eleonora di Mora, Viceré spagnola in Sicilia, che ha governato alla fine del Seicento, per 28 giorni, con un potere amministrativo unico in Europa. E siccome il Legato del Papa non può essere donna, e con la sua onestà, usando il potere non per sé, ma per gli altri, sta facendo troppo danno, viene rimandata in Spagna’. Una sintesi estrema del libro, che introduce ad alcune note generali sul carattere della sua letteratura, ‘perché, dice Camilleri, mi interessa nel romanzo storico, la possibilità di un confronto di quel tempo con il nostro. Così se si tratta del periodo post unitario, voglio capire come è stata fatta l’Italia, trovare nella storia momenti e personaggi da rapportare al presente, in modo che il lettore ne tragga conclusioni’. E poi la ricerca e la sperimentazione a proposito di Montalbano. ‘Volevo vedere se sarei stato capace di scrivere un romanzo, rispettando sequenze e tempi, dal primo capitolo all’ultimo. Io sono anarchico, se ho notizie storiche inizio a pensarci, ma non è detto che poi le prime cose scritte siano parte del primo capitolo. Ed allora, nei romanzi di Montalbano, parto da dove comincia la storia, per seguire un ritmo adeguato alla durata dei tempi. Ma, in generale, ho sempre di fronte due autostrade, del romanzo storico, secondo il mio modo, oppure del romanzo di Montalbano. E voglio vedere se mi viene voglia di uscire dalla autostrada o andare fino alla fine, guidando magari auto diverse, e scrivendo in italiano. Per ricondurmi al presente, a parlare della nostra società, in un vigatese mitigato, molto più chiaro del vigatese incomprensibile dei romanzi storici. Come se ci fossero in me due Camilleri distinti’. E a una studentessa che chiedeva quale fosse il suo romanzo preferito, ha risposto parlando de ‘Il Re di Girgenti’, un parto travagliato, della durata di 5 anni, che è maturato lentamente, ogni capitolo una lunga riflessione. ‘Avevo fatto una scommessa con me stesso, iniziare con una scrittura realista, per poi stravolgere la materia e giungere alla favola. Decantare, distillare la materialità, l’atto sessuale, fino a diventare leggero, che un aquilone possa tenerti’. La stessa cosa in questo romanzo, ‘dalla bruttezza del nano Viceré, alla bellezza di Eleonora. La scrittura che sappia narrare il cambiamento e la conquista, per arrivare alla favola, all’invenzione pura del sogno. Così la fatica della scrittura de ‘Il re di Girgenti’, è diventata felicità della scrittura ne ‘La rivoluzione della luna. L’ho scritto in un mese, mi sono innamorato della protagonista e, spontaneamente, ho chiuso in versi di poesia popolare il racconto. E questo vuol dire che il percorso l’ho fatto proprio bene’, dice Camilleri, salutando gli studenti a fine serata, mentre si prepara la premiazione dei partecipanti al Seminario, organizzato quest’anno dall’Università sulla lettura dei suoi romanzi.

Fonte: Democrazia Oggi

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