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RWM. Vinto il primo round al Tar, ma la battaglia è solo agli inizi ed è anzitutto politica

Andrea Pubusa

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Nella vicenda giudiziaria al Tar contro RWM e le connivenze del Comune di Iglesias e della Regione la associazioni ambientaliste e pacifiste hanno vinto una battaglia, ma non la guerra. L’obiettivo di Italia nostra, Comitato riconversione Rwm per la pace, Usb, Arci, Assotziu consumadoris, Legambiente e Centro sperimentazione autosviluppo, è ottenere la riconversione. Niente produzione di bombe, ma produzioni di altro genere.
L’attenzione nel giudizio si è incentrata sull’omissione delle procedure di Valutazione di impatto ambientale e di Valutazione di incidenza ambientale. Che tipo di attività si svolge nello stabilimento di Domusnovas? Secondo la RWM semplice assemblaggio di materie provenienti dal continente. Secondo i legali delle associazioni è attività di trasformazione chimica, che richiede la Valutazione d’impatto ambientale, che non c’è stata. Comune e Regione hanno autorizzato alla svelta e senza i dovuti approfondimenti. Di qui la richiesta di annullamento. Poi manca il piano di salvataggio. C’è quello della vecchia Sardaesplosivi, mentre l produzione di bombe richiede un piano di evacuazione anche delle popolazioni, che non c’è.
Come si sa il Tar, su richiesta della difesa delle associazioni pacifiste e ambientaliste, ha disposto la consulenza tecnica. Un successo per le associazioni, che per la prima volta riescono ad ottenere una “intrusione” di esterni nei misteriosi capannoni di Domusnovas; sopratutto anche i periti di parte potranno  varcare i cancelli e mettere il naso nei processi produttivi di bombe. Ecco perché la consulenza tecnica è stata fermamente avversata dai legali di RWM. Il 30 luglio il perito presterà giuramento e depositerà la perizia prima dell’udienza prossima, fissata per il 22 gennaio 2020.
Fin qui tutto bene, ma ora vengono le dolenti note. Anzitutto il perito. La vicenda dei poligoni di tiro di Quirra ha evidenziato come sia difficile trovare un perito super partes. La materia è di per sé calda e fortemente intrisa di valenze politiche. Ci sono coloro che pensano che l’economia non debba avere lacci e laccioli, che la pecunia non olet, il danaro non ha odore. Del resto l’industria bellica da che mondo è mondo è la più redditizia. Profitti lauti sul sangue! Qui poi vengono chiamati in ballo, a copertura di questi macabri ragionamenti, i posti di lavoro. Lo hanno ripetuto gli avvocati del Comune e di RWM in udienza: se non si producono a Domusnovas, le bombe verranno confezionate altrove. La guerra comunque non si fermerà. Le questioni di coscienza sono falsi  problemi per anime belle. Che il ragionamento sia pericoloso, lo mostrano le reazioni sindacali.  Anche i sindacati vogliono il raddoppio della produzione. Più bombe più posti di lavoro! Ma qui casca l’asino. La vicenda RWM ha superato l’ambito locale. E’ diventata questione internazionale e nazionale. Anche il Parlamento italiano si è espresso contro la vendita d’armi all’Aeabia saudita. Conte ha detto che l’Italia si adegua alla legge e alle risoluzioni internazionali e cesserà l’invio di armi in teatri di guerra. La chiusura ormai è sicura, anche se è incerta la data. In questo senso il ricorso al Tar probabilmente verrà superato dai fatti, dalle decisioni politiche. L’attenzione, dunque, dovrà concentrarsi sulla riconversione, se non si vuole che a fare le spese di una decisione giusta siano i lavoratori. In questa direzione devono spingere i sindacati e le forze politiche anziché attardarsi in una difesa ormai destinata ad infrangersi contro le prese di posizione internazionali in senso contrario.
Quindi, bisogna prestare attenzione che il perito non sia un indifferente alla pace e ai valori costituzionali, o, peggio, un guerrafondaio. Anche questa battaglia va vinta. Ma la guerra si vince altrove, sul piano politico e lo sarà se neanche un posto di lavoro verrà perduto. Riconversione, dunque, questo è il vero nodo della vicenda.

Fonte: Democrazia Oggi


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