Marilotti: 10 considerazioni sulla crisi apertasi nelle nostre acque territoriali e la situazione in Libia

Gianni Marilotti

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Dal Sen. Gianni Marilotti riceviamo e volentieri pubblichiamo.

La crisi apertasi nelle nostre acque territoriali e la situazione in Libia meritano alcune riflessioni:
1) Il fenomeno è così complesso che non può essere risolto da un solo Paese attraverso una militarizzazione di tutti i suoi porti;
2) Vero è che una politica poco attenta e troppo permissiva ha generato flussi migratori incontrollati ed un incremento dell’immigrazione clandestina, generando diffuse ed eccessive paure nell’opinione pubblica che hanno contribuito all’attuale vento di intolleranza e reazionario che pensavamo di aver consegnato alla storia;
3) 600.000 immigrati irregolari attendono in fermo amministrativo il rimpatrio o una definizione del loro status. Al di fuori di accordi bilaterali con i Paesi di origine sarà impossibile rimpatriarli, poiché se il Paese di origine non acconsente o non garantisce situazioni di sicurezza non possiamo rimpatriarli con il rischio serio di un aumento sconsiderato dell’immigrazione clandestina;
4) E’ del tutto evidente che occorrerebbe una politica condivisa e solidale a livello di Unione Europea, ma è altrettanto evidente che oggi questa politica non c’è se si eccettua la retorica delle dichiarazioni di principio e degli impegni inevasi. Ad esempio sulla crisi libica la Francia, seguita da altri Paesi dell’UE, ha una posizione diametralmente opposta a quella italiana. Inoltre non può essere taciuto che all’origine della destabilizzazione della Libia c’è stato l’intervento armato capeggiato dalla Francia per garantirsi una propria influenza e lauti contratti per il controllo degli idrocarburi libici;
5) L’Alta commissaria per la politica estera Mogherini è niente più che un ambasciatore che rappresenta una linea di politica estera che non c’è; costretta dunque a limitarsi ad una mera rappresentanza e a qualche dichiarazione talmente generica da sconfinare nel nulla, pena una solenne sconfessione da parte degli Stati membri laddove fossero compromessi i propri interessi nazionali;
6) Se storicamente, in epoca di guerra fredda, l’equazione “europeismo uguale atlantismo” aveva forse una sua giustificazione, oggi non ce l’ha più. Gli interessi geo-strategici divergono e l’Europa nel suo complesso ha tutto l’interesse ad emanciparsi dalla visione del mondo statunitense, pur all’interno di un’alleanza e di un’amicizia con il popolo americano. Nuovi soggetti politici ed economici come i Paesi Brics - Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa - non condividono il sistema Mondo voluto dall’unica potenza planetaria emersa dopo il 1989.  L’UE ha tutto l’interesse a giocare la sua partita a tutto campo, quindi la via della seta e un potenziamento dei rapporti commerciali con altri paesi come la Federazione russa, bilanciando con la sua cultura dei diritti i disegni egemonici cinesi sull’Africa o russi nella regione euro-asiatica;
7) Dobbiamo uscire dalla logica della contrapposizione tra civiltà, dell’impero del bene, contro l’impero del male; anche i conflitti religiosi, che pur esistono nell’area afro-mediorientale, non sono il frutto di un ritorno portentoso alle religioni, ma - come è stato giustamente osservato - vi è un sistematico uso strumentale del fenomeno religioso in senso identitario per nascondere il perdurare dei conflitti che hanno ben altre motivazioni;
8)In un recente convegno sulle autonomie speciali tenutosi alla Biblioteca del Senato studiosi e rappresentanti della comunità valdostana, friulana e altoatesina hanno messo in evidenza che alle origini delle autonomie speciali vi era il principio di inclusione, di solidarietà e di leale collaborazione tra i Paesi transfrontalieri e ancora oggi essi si sentono investiti da questa missione storica, proponendosi come primi ambasciatori di pace. Appare del tutto chiaro che la paventata costruzione di muri o barriere di ogni sorta per difendere presunti interessi nazionali sarebbero la negazione più totale di questo impegno civile e democratico. Anche la Sardegna e la Sicilia, sebbene non direttamente confinanti con il nordafrica, hanno nella loro storia lo stesso spirito di convivenza, inclusione, partenariato, crescita comune. Non è dunque con barriere navali o con la chiusura dei porti che si risolvono i problemi.
9) Per controllare i flussi migratori e per contrastare lo sfruttamento da parte di organizzazioni criminali del traffico di esseri umani è urgente creare un’Agenzia dell’UE con sedi operative in Africa per la migliore gestione del fenomeno migratorio, sia per quanto riguarda i corridoi umanitari, sia per la migliore gestione della politica dei rimpatri;
10) Riattivare quelle politiche euro-mediterranee e di cooperazione che la Conferenza di Barcellona del 1995 aveva avviato, attuando senza indugi una politica europea ed internazionale indirizzata a questo scopo e promuovere nelle opportune sedi europee la costituzione di un’Agenzia europea dell’immigrazione.

Fonte: Democrazia Oggi

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