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Francesca Ghirra, metti da parte i conteggi, liberati delle bande e torna fra la gente

Andrea Pubusa

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Francesca Ghirra, dopo la proclamazione di Paolo Truzzu Sindaco di Cagliari, torna coi piedi per terra. Ringrazia i suoi elettori e s’impegna a lavorare  per la città. Bene. Perchè il riconteggio era una trovata, peraltro poco originale, di parlar d’altro, anziché della sconfitta e del che fare. E per ripartire occorre misurarsi senza sconti con la debacle. Il contrario - per intenderci - di quanto ha fatto Massimo Zedda nella sua intervista a L’Unione[1] dell’altro giorno. Gettava cortine di fumo, vagheggiando di riconteggi, ballotaggi e vittorie ancora possibili. Aria fritta. No. Meglio prendere atto del risultato. Meglio interrogarsi sulle ragioni di esso. Meglio l’idea di un buon “governo ombra”. Per far che? Semplice. Una seria opposizione, collegando strettamente l’attività istituzionale con il territorio, cioè con i quartieri e suscitando la partecipazione popolare. Accettare la sconfitta non vuol dire deporre le armi. Anzi! Affilarle in modo realistico. Partendo da un dato: la situazione non è affatto disastrosa. Intanto, perché - come giustamente osserva Franco Meloni su Aladinpensiero[2]  - la squadra non è male: 7 donne su 13 (considerando la rinuncia di Paolo Frau e il subentro di Francesca Mulas), tutte persone di elevata scolarità e grande professionalità, con una media d’età di 40 anni, quasi tutti con esperienza istituzionale alle spalle, sostanzialmente privi di eccessivi legami di appartenza alle correnti partitiche. Dunque, se questo gruppo sa star fuori dalle bande, che infestano il centrosinistra, se sa combatterle, può aprirsi a quelle correnti culturali che esistono in città, fanno battaglie democratiche e sociali, ma finora hanno visto Zedda & C. più dall’altra parte o, comunque distante. Insomma, meno o, meglio, niente casta, niente ceto politico separato e riacquisizione di una dimensione sociale. Attenzione! Occorre mettere da parte una certta aria radicalschic e riaprire i canali con le periferie, con le fasce deboli e sofferenti.
Da fare c’è molto. Ad esempio una battaglia per l’istituzione in città di istituti partecipativi. Certo è difficile fare dall’opposizione ciò che non si è fatto in otto anni di governo, ad esempio il bilancio partecipato, almeno per certe questioni, o il “regolamento per la partecipazione dei cittadini alla cura, alla gestione condivisa e alla rigenerazione dei beni comuni urbani”, ma si deve riparire da qui. Qui si misura lo spessore dell’opposizione, così come si è misurata la sindacatura sostanzialmente moderata e di destra di Massimo Zedda, Sindaco “padrone” del centro sinistra, maestro di manovre più che sollecitatore di energie vive della città e dei ceti popolari. Chiuso alle correnti culturali della sinistra sociale e culturale per mantenere aperti i canali con i ceti moderati e perfino di destra della città. Ricomporre la frattura fra le forze democratiche su una base chiara è il preuspposto, la condizione necessaria per una buona opposizione della Ghirra. Altrimenti, Francesca viene riassorbita in su connottu, targato tristemente Zedda-Uras, e i buoni propositi rimangono enunciazioni astratte, prive di impatto e forza mobilitante. Francesca,  liberati delle bande che ti chiudono nel serraglio del politicismo, aprirti, batti un colpo. Metti tutto il mondo democratico in movimento. Subito e con nettezza. Le mezze decisioni non servono. Se lo fai, allargherai il consenso intorno a te.

References

  1. ^ intervista a L’Unione (www.democraziaoggi.it)
  2. ^ Aladinpensiero (www.aladinpensiero.it)

Fonte: Democrazia Oggi



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