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Il M5S si schiera al Tar in difesa della legge elettorale approvata per tenerli fuori dal Consiglio! Lunedì mattina, conferenza stampa di presentazione del ricorso al Tar contro la legge elettorale regionale

Lunedì mattina presentiamo il ricorso contro la legge elettorale regionale, una battaglia che il Costat e i Comitati sardi per la democrazia costituzionale conducono da quando la legge fu approvata. In vista dell’udienza si delineano i difensori della legge e non mancano le sorprese. Accanto alla difesa di Christiam Solinas, che tuttavia si difende come persona, non come presidente, e alla difesa del Consiglio regionale, c’è una icredibile novità. In difesa della legge c’è anche il M5S nella persona della consigliera regionale Cuccu. Il paradosso è che la legge fu approvata proprio in odio del M5S e per bloccarne l’entrata in Consiglio insieme alle altre forze minori, fuori dal duopolio Centrodestra/Centrosinistra. Il M5S non ha fatto neanche in tempo a metter piede nel Palazzo di via Roma e già si schiera con Solinas e Pais in difesa della legge truffa. Non è sorprendente?

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Lunedì 24 giugno alle ore 10.00 a Cagliari nella sala conferenze dell’associazione della stampa sarda, in via Barone Rossi n°29, si svolgerà la conferenza stampa organizzata dai comitati sardi per la democrazia costituzionale e dal comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria di presentazione del ricorso contro la legge elettorale sarda. Durante la conferenza stampa interverranno a spiegare le ragioni del ricorso Andrea Pubusa, Gabriella Lanero e Marco Ligas.

Un gruppo di elettori ed elettrici democratici della Sardegna hanno presentato al Tar Sardegna un ricorso col quale impugnano l’atto di proclamazione degli eletti effettuato il 23 marzo scorso dalla Corte d’appello di Cagliari. Nell’intendimento dei proponenti, il ricorso dovrebbe portare la legge elettorale all’esame della Corte Costituzionale e alla correzione dell’atto di proclamazione degli eletti con una conseguente nuova composizione del Consiglio regionale. Quali censure muovono questi cittadini e cosa chiedono al Giudice amministrativo? La insufficienza della disciplina sulla parità dei genere, l’eccessivo premio di maggioranza, le alte soglie di sbarramento, il voto disgiunto, la mancata elezione del terzo candidato alla Presidenza a differenza del secondo, l’adesione fittizia di consiglieri uscenti a liste per evitare la raccolta delle firme. Più precisamente l’insufficienza della disciplina sulla parità uomo-donna, che consente il voto solo per un genere, escludendo l’altro, col risultato della elezione di solo otto donne. Se la Corte costituzionale accoglierà questo rilievo, il Tar dovrà annullare le elezioni del 24 febbraio e si dovrà andare a nuove elezioni.

Premio di maggioranza. La seconda censura riguarda il premio di maggioranza. E’ eccessivo e privo di ragionevolezza assegnare al candidato presidente più votato, che ha il 40% dei voti il 60% dei seggi. Questo premio di maggioranza viola il carattere uguale del voto in uscita, ossia nel momento dell’assegnazione dei seggi.

Impugnazione delle soglie di sbarramento. E’ illegittimo poi lo sbarramento al 10% e al 5% o quantomeno il primo. Questa soglia è volta ad assicurare ai partiti maggiori il monopolio del governo e dell’opposizione. Una conventio ad excludendum per legge nei riguardi delle liste minori non allineate e coperte, che viola il carattere democratico dell’ordinamento.

Rappresentanza territoriale Viene portata all’attenzione del giudice amministrativo e della Corte costituzionale anche la violazione della rappresentanza dei territori, che è anch’esso un vulnus del principio di uguaglianza del voto. Il Medio-Campidano, l’Ogliastra e il Sulcis-Iglesiente hanno avuto meno seggi di quanti la stessa legge elettorale sarda (art. 3) ne prevede in ragione del numero degli elettori delle diverse circoscrizioni.

No alle adesioni fittizie a liste per escludere la raccolta delle firme. Infine, bando alle furbate che consentono di esentare dalla raccolta delle firme le liste che non hanno mai eletto consiglieri regionali. Alcuni consiglieri regionali uscenti, pur rimanendo nelle proprie liste d’origine, hanno fittiziamente aderito ad altre liste per consentir loro la partecipazione alle elezioni senza raccogliere firme. Ciò è stato possibile grazie all’art. 21 della legge-truffa, che viola il principio di eguaglianza (art. 3 Cost.).

La mancata elezione del candidato presidente del M5S. Desogus, terzo classificato, a differenza del secondo e primo perdente Massimo Zedda, non è stato eletto presidente.

Il voto disgiunto, per violazione del principio di chiarezza del voto. Quali i tempi del processo? Il Presidente del Tar fisserà l’udienza prima dell’estate. In quella udienza se il Tar riterrà le questioni di legittimità costituzionale rilevanti e non manifestamente infondate (è sufficiente il dubbio sulla legittimità costituzionale), rinvierà gli atti processuali alla Corte Costituzionale.

Fonte: Democrazia Oggi


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