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L’affaire Palamara, Lotti, Ferri & C. può indurre a riformare il CSM in modo da subordinarlo al potere politico

 Alfiero Grandi

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La crisi innescata dalle indagini della Procura di Perugia è preoccupante. Il ruolo della magistratura è stato importante in questi anni per scoprire trame, corruzione e offrire al paese il ruolo di un potere autonomo in grado di contenere dilatazioni anomale del potere politico - che il voto non autorizza a non rispettare le leggi - usando lo scudo della Costituzione.
Purtroppo ancora troppi sottovalutano il ruolo fondamentale che svolge la Costituzione nel regolare i rapporti tra le istituzioni della Repubblica, nel garantire diritti e libertà in essa ben definiti e una parte importante per attuare e rispettare questi principi lo ha svolto la magistratura.
Naturalmente la magistratura nel suo concreto operato non è esente da critiche, ad esempio è difficile digerire che ci siano magistrati che lasciano scarcerare colpevoli di delitti per decorrenza dei termini o per non avere depositato in tempo le sentenze. In questi casi il Csm dovrebbe agire con severità fino a troncare carriere per comportamenti inaccettabili.
Così è innegabile che i responsabili degli uffici potrebbero aiutare il miglioramento del lavoro delle sedi giudiziarie con misure come quelle che Armando Spataro adottò a Torino. Estendere gli esempi positivi non è affatto un’invasione della sfera decisionale autonoma dei giudici, al contrario è dovuto ai cittadini per un migliore funzionamento della giustizia civile e penale.
L’indagine dei magistrati di Perugia sta portando alla luce una serie preoccupante di trame fra magistrati e politici pare con lo scopo di pilotare le nomine degli uffici direttivi della magistratura, favorendo gli “amici”, ostacolando gli altri.
Di fronte all’emergere di una situazione grave, che crea un’evidente crisi di credibilità nel rapporto tra magistratura e cittadini, il CSM ha scritto con chiarezza che quanto sta emergendo dalle indagini getta “grave discredito su un’istituzione che costituisce uno snodo fondamentale nell’architettura costituzionale, a presidio, nell’interesse dei cittadini, dell’autonomia e dell’indipendenza della giurisdizione, della sua credibilità, della sua autorevolezza.”
Per questo l’ANM ha chiesto che i consiglieri coinvolti rassegnino le dimissioni dal CSM. Sul piano politico si alternano silenzi imbarazzati e invocazioni a una riforma della giustizia, che se fosse del tipo in discussione alla Camera porterebbe anzitutto alla separazione delle carriere tra inquirente e giudicante e soprattutto alla subalternità di fatto al governo di quella inquirente, con il superamento dell’obbligo dell’azione penale di fronte ad un reato.
Secondo il disegno costituzionale i magistrati non possono essere assoggettati né condizionati dal governo, né da nessun altro potere politico.Il controllo di legalità effettuato da una magistratura indipendente da ogni altro potere è la principale garanzia per la tutela dei diritti fondamentali che la Costituzione riconosce come inviolabili. Il Consiglio Superiore della Magistratura è l’organo deputato a garantire l’indipendenza dei magistrati, attraverso la gestione delle nomine, delle carriere, delle promozioni, dei trasferimenti e delle sanzioni disciplinari.
Condizionare la nomina dei vertici della magistratura è un obiettivo perseguito dal potere politico per ridimensionarne l’indipendenza reale, cioè la capacità del potere giudiziario di esercitare un controllo di legalità autonomo e l’indagine di Perugia porta alla luce l’ingerenza del potere politico nella nomina dei vertici della magistratura, contro il modello costituzionale.
Questa pretesa di riportare nell’alveo dell’indirizzo politico di governo l’esercizio del potere giudiziario è esplicitata anche dalla iniziativa del Viminale di mettere sotto osservazione quei magistrati che interpretano le leggi in modo non conforme alle aspettative governative ma alla Costituzione. Se venisse approvata la riforma costituzionale della giustizia attualmente in discussione alla Camera, intitolata “norme per l’attuazione della separazione delle carriere giudicante e requirente della magistratura, avremmo modifiche destinate a incidere sull’indipendenza della magistratura e sull’eguaglianza dei cittadini: Consiglio Superiore della Magistratura sdoppiato, aumento della quota eletta dal parlamento, la rottura del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale perchè il magistrato inquirente avrebbe l’obbligo di esercitare l’azione penale “nei casi e nei modi previsti dalla legge”. Così l’esercizio del potere giudiziario verrebbe addomesticato e non ci sarebbe più il perseguimento obbligatorio, d’ufficio, dei reati di cui la magistratura viene a conoscenza.
Afferma il documento del Cdc: “Le modifiche contenute nella proposta di legge in discussione alla Camera neutralizzano una delle conquiste più preziose realizzate dai costituenti: la divisione effettiva dei poteri, baluardo insuperabile per impedire degenerazioni autoritarie e tutelare i diritti fondamentali. I mali della giustizia non possono essere presi a pretesto per introdurre delle riforme che li aggravano. Soltanto l’attuazione rigorosa del modello costituzionale può mantenere vive le garanzie dei diritti fondamentali dei cittadini e la stessa unità della Repubblica.
Occorre impedire che questo scempio venga compiuto. Il dibattito sulle riforme istituzionali nel settore della giurisdizione deve uscire dalla clandestinità e coinvolgere i cittadini e le associazioni di base com’è avvenuto in passato per le riforme costituzionali.
Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ritiene indispensabile organizzare una reazione politica e culturale unitaria per bloccare il tentativo di manomettere l’autonomia della magistratura come prevista dalla nostra Costituzione.”
I magistrati coinvolti dall’inchiesta di Perugia se ritenuti colpevoli debbono lasciare la magistratura, e hanno la grave responsabilità di avere consentito ad incursioni malevole contro l’autonomia della magistratura. Analogamente i partiti debbono liberarsi dai loro esponenti coinvolti in oscuri traffici. E’ particolarmente grave e da respingere il tentativo di chiamare in causa la Presidenza della Repubblica, che ha reagito giustamente con nettezza. Anche per questo l’azione dei vertici dei partiti nei loro confronti deve essere esemplare, condannando una prassi sbagliata e potenzialmente devastante.
Tutti costoro hanno creato una situazione che desta allarme e che va risolta con determinazione, altrimenti si creerà una situazione di grande debolezza, aperta ad incursioni contro l’autonomia della magistratura e a regressioni.
Tutela dell’autonomia della magistratura e rigoroso rispetto della Costituzione sono i pilastri di ogni comportamento necessario per rimuovere le cause di questa grave situazione.

Fonte: Democrazia Oggi


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