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Sinistra, elezioni cagliaritane & dintorni

Tonino Dessì 

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Post cumulativo (per persone pazienti; sennò a perdonare: ormai cose lunghe ne scrivo raramente) sulle elezioni cagliaritane e dintorni vari.

- Premessa generale.
Non è che una distinzione fra sinistra e destra sia concettualmente superata.
Forse piuttosto rispetto alla contraddizione principale insita nel sistema capitalistico, cioè al conflitto di classe, il termine “sinistra” non ha retto più, perché i soggetti che ancora si definiscono o vengono definiti di sinistra non interpretano più nella contemporaneità il versante dialettico, cioè il conflitto contro il capitalismo, quali che ne siano le multiformi, ma attualmente egemoni manifestazioni.
Mi ha richiamato queste riflessioni un articolo abbastanza condivisibile a sua volta stimolato da alcune (al solito poco centrate) dichiarazioni di Massimo D’Alema sul rapporto fra destra leghista, ceti operai, sindacato e, appunto, sinistra (https://m.huffingtonpost.it/entry/compagno-dalema-gli-operai-votano-lega-da-almeno-20-anni_it_5cefbb66e4b00cfa1966c76e?utm_hp_ref=it-homepage).
Personalmente non credo purtroppo che vedremo risorgere come l’araba fenice una sinistra, almeno in Italia.
Nemmeno penso, a dir la verità, nè ho mai pensato, che possa risorgere nelle vesti del M5S, come forse spera ancora Andrea Pubusa, autore dell’articolo[1] sulle elezioni cagliaritane.
Francamente credo che il “centrosinistra” italiano farebbe meglio a confrontarsi con se stesso e col Paese per quello che è, cioè un coagulo di soggetti moderati e a contrastare il cdx sul terreno dell’azione politica concreta più che su quello del vago richiamo ideologico.
Un’organica coerenza col programma costituzionale sarebbe già un elemento di affidabilità maggiore della disastrosa condizione culturale e programmatica in cui è piombata tutta l’area progressista italiana da diversi lustri, per non dire da qualche decennio.

- Premessa specifica.
A Cagliari il M5S non partecipa alle elezioni comunali. Si son fatti fuori da soli e il dubbio che qualcuno abbia cospirato consapevolmente o agito irresponsabilmente per determinare una forma di desistenza a favore del cdx è tutt’altro che privo di fondamenti oggettivi.
Il confronto elettorale principale è fra il csx e il cdx, inutile nasconderselo, perché altri schieramenti di potenziale analoga consistenza non se ne sono costituiti.
Il cdx ha compattato il proprio schieramento aggregando anche a Cagliari il PSd’Az e ha scelto una candidatura a sindaco per alcuni aspetti sorprendente, perché è tutt’altro che moderata e “borghese”, ma è piuttosto marcatamente caratterizzata sul piano ideologico in chiave reazionaria, con un retaggio che in altri tempi non si sarebbe esitato a definire clerico-fascista.
Può essere che il calcolo sia proprio quello di rastrellare anche il voto più estremista ai fini di un assalto di sfondamento a Palazzo Bacaredda.
Intanto però i temi programmatici si definiscono più apertamente in forma abbastanza integrata con quelli di settori specifici del nuovo governo regionale.
Il tema degli interessi urbanistici ed edilizi (non li chiamerei nemmeno speculativi: cementizi tout court, semmai, con insidie gravi ed esplicite verso Poetto e aree umide, Molentargius in particolare) è immediatamente diventato preminente.
Il csx si presenta del tutto convincente per contrastare l’assalto?
Non saprei.
La candidatura di Francesca Ghirra, per quanto congegnata da uno specifico gruppo del tutto interno alle fazioni orbitanti intorno al PD, ha avuto la consacrazione della consultazione delle primarie.
Alternative non ne sono emerse e il PD stesso ha preferito proseguire sulla linea dell’occultamento di se stesso scelta in occasione delle elezioni regionali.
Non è che quella scelta sia stata vincente, ma una qualsiasi candidatura targata PD sarebbe andata peggio.
Non posso dire che sia stato particolarmente convincente neppure il processo di formazione delle liste del csx.
Una discussione aperta sul bilancio dell’amministrazione Zedda e sul problema del rapporto continuità/salto di qualità non c’è stata e questo non è ciò che dopo due consiliature continuative forse sarebbe stato opportuno e salutare.
Certo, sembra dispiegarsi l’impegno di una moltitudine di candidati. Ormai il meccanismo elettorale consente a diversi gruppi di spalmarsi su una molteplicità di liste e su un numero conseguente di candidature che “offrono” di tutto, ma è un tutto piuttosto informe e speculare a quello degli schieramenti concorrenti.
Le somme quindi si tirano alla fine.

- Tutto ciò premesso.
Il cdx è da battere, non distraendosi o comunque non limitandosi allo scontro su una (con tutta probabilità voluta, cercata ad hoc) cortina fumogena di tipo ideologico-culturale.
Sarebbe stata preferibile un’immagine complessivamente aggiornata in chiave programmatica di qualunque schieramento opposto, ma l’obiettivo della limitazione del danno mi pare a questo punto soverchiante.
Si tratta di un’elezione con la possibilità di due turni, cioè del ballottaggio se al primo turno uno degli schieramenti (rectius: dei candidati sindaci) non prende la prescritta maggioranza.
Non sarebbe corretto tacere la presenza di una lista minoritaria alternativa ai due schieramenti principali.
Una lista che si ispira a una certa parte dell’ambientalismo sardo.
Non sto dicendo che la voterei. Peraltro non voto a Cagliari, non essendovi più residente anagraficamente da qualche anno.
Angelo Cremone, il candidato sindaco, è a modo suo un ambientalista caparbio, ancorché poco legato a Cagliari.
Diciamo che nei trent’anni da che lo conosco mi è parso più attivo nella denuncia (soprattutto delle gravi conseguenze ambientali e sanitarie delle presenze industriali del Sulcis), che capace di aggregare propositivamente e senza confusione movimenti di ampio respiro.
Tuttavia ritengo sia stata utile, almeno per provocare qualche ragionamento “a schema libero” - anche perché, come è ormai strutturale nelle nostre consultazioni elettorali, aleggia sempre l’alternativa dell’astensionismo - la riflessione di Andrea Pubusa[2].
Attenzione sempre a non sottovalutare quel che non si appiattisce sulla banalità del “voto utile” costrittivo.

References

  1. ^ dell’articolo (www.democraziaoggi.it)
  2. ^ riflessione di Andrea Pubusa (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi


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