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Mostri, e maestri di sventura

Domenico Gallo

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Su alcune terrificanti vicende di cronaca, ecco una riflessione di Domenico Gallo, componente del Coordinamento nazionale per la democrazia costituzionale. Il post è apparso il 3 Maggio 2019 sul Corriere dell’Irpinia.

Le  manifestazioni  gioiose  del  primo  maggio  ci  hanno  dato  un momento  di  sollievo,  ma  non  hanno  spento  l’eco  delle  ultime vicende  della  settimana  appena  trascorsa,  caratterizzata  da  un pullulare  di  mostri  e  mostriciattoli  che  incarnano  incubi  ricorrenti nella nostra coscienza civile. Come quei ragazzi giovanissimi ancora minorenni  di  Manduria  che,  nell’indifferenza  generale,  hanno sottoposto a violenze, torture e tormenti di ogni genere un anziano disabile,  riprendendosi  con  i  telefonini  per  esaltare  le  loro  gesta  e condividerle con altri; come quei due militanti di Casa Pound che a V iterbo  si  sono  immortalati  mentre  compivano  uno  stupro  di gruppo,  azione  coerente  con  la loro  ideologia  come  ha  osservato Ida  Dominijanni  su  Internazionale;  come  quei  giovani  e  meno giovani  con  le  teste  rasate  che,  il  29  aprile  a  Milano,  inquadrati militarmente, hanno inscenato la cerimonia del “presente” con un migliaio  di  braccia  alzate  e  di  mano  tese  nel  saluto  romano, rivendicazione  orgogliosa  di  un  passato  di  barbarie  che  si  vuole ripristinare.
E  allora  sorge  la  domanda:  cosa  ci  succede  quando  ci  sembra  di non  riconoscere  più  il  mondo  in  cui  abbiamo  vissuto,  cosa  ci succede quando ci ritroviamo in un Paese sempre più rancoroso, in cui i legami di solidarietà fra le persone si sono sciolti come neve al sole,  in  cui  i  naufraghi  vengono  fatti  annegare  in  mare  perché  il salvataggio è vietato, quando la bontà viene definita “buonismo” e munita come reato?
Ha osservato  il direttore  di Avvenire, Marco Tarquinio: “In Italia la guerra  contro  le  reti  di  solidarietà,  grandi  o  piccole  che  siano,  è sempre più aspra e aggressiva. Lo stiamo documentando da giorni: le  parole  di  (falso)  ordine  e  i  marchi  di scherno  confezionati  dall’attivismo  “social”  e  di  governo  si traducono  in  concreti  atti  di ostilità    e    in    scelte    (o    deliberate    non scelte) politiche e  amministrative.  Nel  mirino  ci  sono  tutti  coloro  che  si  occupano  di poveri,  bambini  soli,  disabili,  carcerati,  stranieri.  Le  mense  e  gli ostelli   della   Caritas   e   degli altri   accoglienti   diventano   la “mangiatoia”, le Case famiglia sono liquidate come «business», sul bilancio delle misure alternative al carcere e di recupero dei detenuti viene  messa  una  pietra  sopra,  chi  fa  cooperazione  sociale  è denigrato  come  affarista  e persino  malavitoso,  le  organizzazioni umanitarie sono trattate da nemici del genere umano e dell’ordine p ubblico… Se il grido di battaglia del salvinismo è «libera  la  bestia  che  è  in  te»,  non  ci  sono  molti dubbi sulla “preda” designata”.
Purtroppo,  una  volta  liberata  da  questa  politica  la  bestia  che  è  in tutti noi, gli apprendisti stregoni che l’hanno evocata non riescono più a tenerla a freno. Non c’è da stupirsi  quindi  se  vengono  fuori mostri  e  mostriciattoli,  incoraggiati dall’ostilità pubblica verso i più deboli  e  i   diversi.  Ma  in  realtà  i  mostri  non  esistono.  Ci  insegna Primo Levi che “i diligenti esecutori di ordini disumani non erano aguzzini  nati,  non  erano  (salvo  poche  eccezioni)  dei  mostri  (..)  Gli uomini delle SS erano fatti della nostra stessa stoffa (..) avevano il nostro viso ma erano stati educati male.”
Il  problema  è:  che  educazione  stiamo  realizzando  attraverso  la comunicazione politica, i mass media, le leggi, le condotte e gli atti amministrativi,  orientati  alla  discriminazione  ed  al  disprezzo  dei diritti fondamentali?
In  questo  momento  di  incertezza,  grande  è  la  responsabilità  della politica   che  deve  sbarazzarsi  del  paradigma  diseducativo  così tenacemente  coltivato  e  liberarsi  della  menzogna,  radice  di  ogni violenza.
La  politica  è  secondo  verità,  se  parte  dagli  altri,  se  assume  la sofferenza  umana  a  partire  da  quelli  che  nelle  Beatitudini  sono chiamati  beati:  i  poveri,  gli  oppressi,  i  piangenti, gli  stranieri,  i perseguitati.
La  politica  è  offrirsi  in  sacrificio  per  gli  altri.  Così  è stato  per  Moro,  per  Allende,  per  Mons.  Romero,  per  gli  uccisi  di tutte  le  Resistenze.  Come  ha  osservato  Raniero  La  Valle:  “nella rilettura messianica, nella speranza aperta sul domani, la politica è quella  per  cui  milioni  di uomini  e  di  donne,  dal  più  piccolo  al  più grande, prenderanno su di sé la sofferenza di tutti e, ognuno con le sue  bandiere,  con  i  suoi  compagni  di  lotta, i  suoi  ciclostili,  ne appronteranno  i rimedi, ne elaboreranno  il  pensiero e costruiranno pietra  su pietra  la  nuova  agognata  casa  comune  in  cui  abiti  la giustizia e di cui sia custode la pace.”

Fonte: Democrazia Oggi



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