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Pais & C., ma chi vi vuole, lontani da noi!

Amsicora

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Ohe’ bella gente! Dico a voi che il 25 avete sfilato con me a Cagliari e idealmente in tutta Italia! Avete visto come i media nazionali e l’Unione sarda hanno trattato il grande e gioioso sommovimento antifascista della festa più bella, quella della nostra Liberazione, la festa d’aprile? A fronte di milioni di persone mobilitate in tutto il paese, in un rinnovato impegno democratico, i media danno pari o maggior spazio a quattro cazzoni di fascistelli o ad alcuni imbecilli leghisti che farfugliano qualche minchiata appresa dal loro capo.
Prendete l’Unione sarda. In prima pagina, manco a dirlo, i titoloni per l’eterno duello, vero o supposto, MLS/Lega, senza neanche dire chi ha ragione. E il grande e colorato corteo antifascista di Cagliari? Relegato in quarta, fra le cose “secondarie“, insieme alle altre manifestazioni nell’Isola. E come titola? Articolo grande “Anche Pais al corteo per il 25 aprile” ad Alghero. Per Cagliari in piccolo “Quattromila in marcia nel ricordo dei partigiani“. Ora viene spontaneo pensare per Pais, chi è costui? O, come direbbe, meno finemente, tziu Efis  “chini cazzu esti custu Pais?“. Come non sai chi è Pais? Quel giovanotto che, grazie a varie giravolte, è un improbabile presidente del Consiglio regionale e, nella terra di Lussu, Gramsci e giù, giù fino a Dettori e Mario Melis, scimmiotta le menate del suo nuovo capo (prima era B.) e sentenzia: “L’Italia non ha bisogno di divisioni“. Ergo, la sua degna persona non si porta alla festa della Liberazione nel capoluogo. Ma se non ne ha lui, di divisione abbiamo bisogno noi! Divisione da tutti i figuri, ignoranti e incolti, che indegnamente ricoprono cariche e ruoli, che originano dal prodotto più alto della Resistenza e della Liberazione, la Costituzione e gli Statuti speciali, fra i quali il nostro. Carte sulle quali loro hanno giurato! Come il giovane sindaco leghista  di Marcon, tal Matteo Romanello, che, al canto di Bella Ciao al termine della celebrazione ad opera dell’Anpi, è rimasto fermo, si è tolto la fascia e ha ascoltato senza cantare. In TV il prof. Pasquino gli ha spiegato bonariamente, come si fa coi bambinelli, il significato storico della canzone partigiana e gli ha chiesto ragione del suo comportamento. E lui ha farfugliato qualcosa, senza senso compiuto. Ripeteva anche lui malamente uno slogan del suo capo. Scorrono le immagini. Mentre tutti intorno a lui donne e uomini cantavano la bella canzone, ritmando con le mani al ritornello. Loro allegri, lui imbronciato all’angolo. Solo. Che pena! Poverino!
Amici e compagni, permettetemi, a nome di voi tutti, a Pais invio una diffida, formale, irrevocabile e permanente: o Pais, non farti vedere, mancu in cartolina!, in cortei e manifestazioni di democratici, statene nel serraglio coi tuoi simili. Ma chi ti vuole!
Ma vaffa…! Poi la sera, sento il TG, ed ecco, con pari risalto alle grandi manifestazioni di Milano e di tante piazze d’Italia, le prodezze di alcuni anonimi figuri. Da Marsala a Milano, da Bologna a Firenze, nottetempo, lapidi sfregiate, corone incendiate, memorie imbrattate. C’è, addirittura, qualcuno tanto cretino da inneggiare a Luca Traini, l’estremista di destra che ha sparato a sei immigrati a Macerata. Cosa volete fargli a imbecilli come questi? O a quelli che hanno sporcato con vernice spray la lapide, al palazzo comunale di Scarlino (Grosseto), in memoria del partigiano Flavio Agresti[1], medaglia d’oro al valor militare? Ma lo sanno chi era Flavio, fucilato dai nazifascisti? Un giovane bello, serio lavoratore, amante del ballo e della musica. Allegro, solare! Il contrario, per capirci, di loro, neri, tristi e rancorosi.
E chi ha incendiato la corona posta accanto alla lapide che ricorda Carlo Ciocca[2], un partigiano, deceduto in un campo di sterminio tedesco? Cosa volete fare con questi che agiscono nell’oscurità come i ladri? Li volete rieducare? Ma quandomai? Tempo perso. A loro io applicherei i canoni della scuola pedagogica di bidda quando ero bambino, ossia una passada de punta de peis! Certo, ad acchiapparli in flagranza, meriterebbero una bella dose di calci in culo, ma, sono tanto prodi, da avere paura della loro ombra quando compiono le loro “gesta“. Si nascondono, agiscono nell’oscurità in tutti i sensi!
Contro costoro, noi opponiamo cultura, cultura, cultura, azione democratica e ancora azione democratica. Questa contrastra la loro ignoranza e inciviltà più de is punta de peis, li tiene sepolti nelle loro tane buie. Amen!

References

  1. ^ Flavio Agresti (www.radiomaremmarossa.it)
  2. ^ Carlo Ciocca (milano.repubblica.it)

Fonte: Democrazia Oggi


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