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Guido Costa, fotografie della Sardegna del primo Novecento

Guido Costa, fotografie della Sardegna del primo Novecento

Da Cagliari a Caprera, passando per i paesi dell’interno della Sardegna, in un viaggio nella memoria che dura lo spazio di tre decadi. L’ Isre – Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna – in collaborazione con l’Associazione Deamater e il Comune di Olbia, il 13 luglio alle ore 19, nella Sala Expò di via Porto Romano di Olbia presenta la mostra fotografica: Guido Costa, fotografie della Sardegna del primo Novecento.

Una mostra imponente – allestita nel piano terra del palazzo Expò di Olbia – che rende fruibile l’intero corpus del Fondo Costa di proprietà dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico, confermando il ruolo cruciale che l’Isre riveste nel campo delle grandi esposizioni fotografiche. Il fondo prende il nome dall’ autore delle immagini, Guido Costa, nato a Sassari nel 1871 e morto a Cagliari nel 1951, dove trascorse gran parte della sua vita. Figlio di Enrico Costa, noto scrittore e studioso della Sardegna, Guido fu insegnante di inglese e giornalista pubblicista, oltre che conferenziere e fotografo dilettante.

La collezione che sarà messa in mostra è costituita da centoventisette negativi in bianco e nero su lastre di vetro e su pellicola al nitrato, del formato prevalente di cm. 13×18, con quattro esemplari di cm. 9×12. Nel suo complesso diventa un affascinante romanzo esistenziale, che racconta con lo sguardo fresco di Costa vedute panoramiche e particolari di paesaggi, paesi dell’interno, soprattutto Desulo e Aritzo, e scorci del Campidano. All’occhio curioso di Costa non sfuggono i dettagli: oggetti e manufatti della cultura materiale, di attività tradizionali e tipi umani, particolari di balconi in legno e ornamenti sartoriali.

Ma sono i suoi ritratti gli elementi più interessanti. Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai più a ripetersi esistenzialmente. Quello che Guido Costa fissa per sempre è il volto, che si fa luogo dell’incontroSoffermandosi sui volti – dei ragazzi che escono da scuola, delle donne che sfilano in processione-  stabilisce una relazione. E’ il momento dell’epifania, della scoperta, della rivelazione della presenza dell’altro, con tutto il suo universo interiore, con tutta la sua umanità. Il volto è lo strumento attraverso il quale la Sardegna del primo Novecento si fa attuale, si rivela, si palesa. I volti di Guido Costa dicono “eccomi”: chiedono la nostra risposta e la nostra attenzione.

Molto ricco il catalogo. Nella prima parte viene presentata una ampia selezione di tavole a tutta pagina e talvolta a doppia pagina. Segue una sezione strettamente catalografica in cui le immagini sono descritte nei dettagli e con i dati tecnici, sotto forma di scheda, accompagnate anche da brevi brani tratti da testi di Guido Costa a esse attinenti per tematica. Un corpus rappresentativo dell’attività del fotografo, tanto più importante dal momento che il complesso della sua produzione è andato disperso. Anche per questo motivo si è deciso di presentare integralmente la raccolta, comprese alcune immagini ripetitive o con una messa a fuoco non perfetta, una inquadratura imprecisa o una luce non indovinata.

In generale, le fotografie di Costa denotano una cultura visiva e una sensibilità compositiva straordinarie, accompagnate da sicura padronanza del mezzo e della tecnica.

Della raccolta, l’archivio dell’Isre non possiede alcuna stampa d’epoca; quelle esposte nella mostra e presentate in cornice, pertanto, sono stampe realizzate per l’occasione dai negativi originali con procedimento chimico fotografico tradizionale. Le gigantografie che caratterizzano la scenografia dell’ esposizione sono invece stampe digitali.

L’allestimento, che occupa tutto il piano terra del palazzo Expó, segue una sequenza tematica – ritratti maschili e femminili, luoghi, attività, oggetti – accompagnata da didascalie multiligue. La mostra sarà arricchita da bookshop e merchandising e sarà visitabile tutti i giorni  dalle  ore 18 alle ore 24. Ingresso gratuito.

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