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Cagliari, cresce la protesta contro la malamovida: “Case aumentate di valore? No, è un inferno”

Aumentano i cittadini, a Cagliari, che si dicono “esasperati” dalla malamovida. E, dopo il comitato “Rumore no grazie”, un altro gruppo di residenti che vivono a Marina, Stampace e Villanova provano a gettare le basi per creare un altro comitato di chi è contrario a tavolini, schiamazzi e movida sino a tarda notte. A organizzare il primo incontro Sandra Orrù, residente da vent’anni in piazza Sant’Eulalia, uno dei ritrovi “classici” di giovani, soprattutto nei weekend: “Ragazzini che spaccano bottiglie e che bevono alcolici, urlando in modo disumano. La situazione, dalla fine del lockdown, è peggiorata”, sostiene la residente, “è come se avessero riaperto le gabbie. I controlli spot e a macchia di leopardo decisi dal sindaco e dalla prefettura non bastano a liberare il centro storico dal degrado, devono coordinarsi meglio. Se potessi, andrei via dalla Marina. La mia casa ha acquistato valore? È il contrario, casomai, tra bottiglie rotte e vomiti”.

 

In via Napoli, da dodici anni, abita Ninni Caboni: “Troppo rumore, i tavolini dei locali sono messi in modo che, nel caso, un’ambulanza non può nemmeno passare. Ci vuole una presenza fissa della polizia, se viene solo una pattuglia i ragazzini la vedono e si spostano. Non riesco a prendere sonno mai prima delle due o delle tre di notte”. Da Stampace arriva la testimonianza di un chirurgo in pensione, Valter Farneti: “Vivo all’angolo tra via Sassari e via Mameli, i rumori indescrivibili ci sono sino alle quattro del mattino. Ho la casa tutta insonorizzata, eppure non riesco lo stesso a dormire. Quando lavoravo come chirurgo mi è capitato di dover andare a lavorare con solo due o tre ore di sonno. Ho viaggiato molto, in tutto il resto del mondo non ho mai visto situazioni come quella di Cagliari. A Barcellona la sindaca ha creato una situazione che porta la movida ad interrompersi, a Lisbona alle 24 chiudono tutti i locali. Abbiamo denunciato tante volte, ottenendo qualcosa, ma non basta ancora. Dopo il lockdown è tornato l’inferno”.

 

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