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Voglia di tornare e viaggi difficili: le storie degli studenti fuori sede

Voglia di tornare e viaggi difficili: le storie degli studenti fuori sede
Testimonianze di chi è già a casa nell’Oristanese e chi ancora non sa come fare

Tornare o non tornare a casa, dopo la sessione d’esami? E se tornare, quando e come? In nave o in aereo? Ci sarà posto? E i test, per essere più tranquilli? Molti studenti universitari sardi fuori sede hanno vissuto e vivono mesi difficili, dominati dall’incertezza. Per loro, ai timori dell’emergenza sanitaria e alle difficoltà del lockdown si è aggiunta ora la fase più difficile: il rientro.

Stefania Giarrusso, di Oristano, studia a Ferrara (è iscritta al corso di laurea magistrale in Preistoria e Archeologia) e nei prossimi giorni prenoterà un biglietto per la nave. Una scelta dovuta principalmente a due motivi, spiega: “In parte perché mi sembra, ora come ora, la maniera più sicura di viaggiare. E poi perché prenotando la nave sono più tranquilla che non cancellino la mia tratta, dato che molti voli con Ryanair in questo periodo sono saltati”.

“L’alternativa sarebbe scegliere come compagnia aerea l’Alitalia”, spiega sempre Stefania, “ma con la continuità territoriale potrei partire solo da Milano, dove non vorrei metter piede, sinceramente, data la situazione, o da Roma, che risulta troppo lontana. La soluzione migliore dunque resta per me andare a Livorno e viaggiare sulla nave per Olbia”. Tante le incertezze anche per quanto riguarda la modulistica da compilare e inviare alla Regione: Stefania non sa bene come procedere, si sta informando.

Valentina Tuveri, di Terralba, invece studia a Milano (iscritta al Bachelor in Business for Arts, Culture and Communication) e probabilmente rientrerà in Sardegna a fine giugno. “Per tornare non dovrei avere grossi problemi, dovendo partire da Milano”, spiega. “Con la continuità territoriale dovrei riuscire a prenotare su uno dei pochi voli disponibili, senza spendere cifre esorbitanti. Ci sono al momento solo due voli diretti ogni giorno, la sera, che partono da Malpensa, ma sicuramente ne aggiungeranno degli altri, come sta facendo Ryanair”.

Valentina Tuveri

“Non penso avrò problemi neanche per quanto riguarda i permessi regionali”, dice Valentina. “Una volta rientrata era mia intenzione sottopormi al test sierologico, l’avevo già prenotato. Ma proprio ieri ho saputo del blocco dei test in Sardegna, perché non ritenuti attendibili. Non so se quindi potrò farlo, a questo punto”.

Anche Lidia Dessì, di Villa Verde, è studentessa fuori sede a Milano (iscritta alla Iulm in comunicazione, media e pubblicità): in questi giorni sta controllando i biglietti di Alitalia, per tornare a casa a fine giugno. “Vorrei aspettare un po’ e vedere prima come gli aeroporti si stanno riorganizzando una volta riaperto il traffico”. Tornare a casa, ma in sicurezza: “Vorrei fare il test sierologico, non solo per curiosità, ma soprattuto per senso di responsabilità, visto che vengo da una regione come la Lombardia, fortemente colpita dal coronavirus”. Anche per Lidia, la notizia sul blocco dei test sierologici in Sardegna ha aggiunto dubbi e incertezze su come e quando rientrare.

Qualcuno è già riuscito a tornare a casa, prima o durante l’emergenza sanitaria. Come nel caso di Antonello Pinna, di Oristano, nipote del noto neuropsichiatra e ricercatore Graziano Pinna: studia Neuroscienze a Brighton (University of Sussex) ed è tornato in Sardegna il 18 marzo, con un viaggio a tappe durato 24 ore.

Antonello Pinna

“Mentre in Italia si era in pieno lockdown, in Inghilterra eravamo ancora in alto mare, soprattutto sulle disposizioni di sicurezza che non arrivavano dal Governo”, racconta Antonello. “Troppa incoscienza, specie da parte dei miei coinquilini, che continuavano ad uscire e fare la vita di sempre senza alcun tipo di precauzione, e tanta la paura di contrarre il virus. Così ho deciso che tornare a casa, paradossalmente, fosse la cosa più sicura da fare”.

Una scelta difficile, per Antonello: biglietti cari e quasi impossibile trovare posto in aereo. Fra l’altro si poteva tornare solo se residenti, con un’ autorizzazione che lo studente ha chiesto e ottenuto nel giro di 24 ore. “L’eccessivo costo dei voli”, racconta il giovane, “mi ha portato anche a chiamare il Consolato italiano per chiedere un aiuto. Nonostante il loro supporto, comunque i voli non erano abbastanza: un paio a settimana, con i posti che andavano a ruba, e un prezzo di partenza oltre i 250 euro. Senza contare che l’unico aeroporto aperto in Sardegna era quello di Cagliari”.

“Così ho deciso di volare dall’aeroporto di Londra-Gatwick a Madrid, poi da qui prendere un volo per Barcellona, e infine imbarcarmi sul traghetto per Porto Torres. Un viaggio di 24 ore, con tutti i controlli del caso, e tanta paura di essere contagiato”.

Ai primi di marzo, prima del blocco, invece era tornata Benedetta Pulga, di Oristano, iscritta all’Università di Arezzo (in Lingue per la comunicazione interculturale). In vista della riapertura degli spostamenti tra regioni, la sua idea era quella di tornare in Toscana in questi giorni per recuperare i vestiti e i libri di cui ha bisogno per studiare. “Un piano che è saltato, purtroppo”, racconta Benedetta: “un po’ per il timore di affrontare un viaggio e prendere mezzi pubblici, e poi perché i biglietti sono davvero troppo cari. Per un paio di giorni avrei speso più di 200 euro. Mi hanno salvato le mie coinquiline, che sono tornate ad Arezzo e mi hanno potuto spedire un pacco”. E per settembre? “Sono incerta. Vorrei tornare ad Arezzo, ma per ora non ho ancora prenotato il volo”.

Sabato, 6 giugno 2020

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Fonte: Link Oristano


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