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“Mai perdere la speranza”. Il Brasile commosso saluta padre Bruno

“Mai perdere la speranza”. Il Brasile commosso saluta padre Bruno
L’ultimo messaggio del missionario di Santu Lussurgiu. Una sottoscrizione per Emaús

Il ritratto di padre Bruno proiettato sulla facciata di un palazzo a Belem, nel suo Brasile

Padre Bruno Sechi riposa da ieri nel cimitero del Recanto da Saudade, nel comune di Ananindeua, in quel Brasile degli ultimi al quale ha dedicato una vita di impegno e fede. Per salutarlo una breve cerimonia sotto la pioggia, con pochi presenti, perché il Covid-19 non ha permesso il funerale che il missionario originario di Santu Lussurgiu avrebbe meritato, circondato dalla folla che avrebbe voluto essergli vicino per l’ultima volta.

Se l’amministrazione cittadina di Belem ha decretato tre giorni di lutto pubblico, tanti altri omaggi commossi sono arrivati da persone comuni. Qualcuno l’ha immaginato con ali da angelo, in sella alla sua bici, fra le nuvole: “Grazie padre Bruno per averci mostrato come si vive il Vangelo di Gesù”.

Un omaggio a padre Bruno apparso sui social

Un gruppo di artisti ha trovato il modo di proiettare il suo ritratto sulle facciate di alcuni palazzi nella zona del mercato storico di Belem: “un piccolo omaggio a un’anima immensa, in un sabato piovoso”.

Tanti altri ancora, sempre sotto la pioggia, hanno sfidato il divieto di celebrare un funerale facendo ala lungo la strada al passaggio del carro funebre diretto al cimitero. Ad un tratto il mezzo si è fermato per consentire ad alcuni fedeli di deporre una corona di fiori sulla bara.

L’omaggio commosso dei fedeli al passaggio della bara di padre Bruno.

Qualche giorno fa, padre Bruno Sechi aveva concesso un’intervista a una testata locale, OLiberal, per riflettere sul mezzo secolo di attività del suo movimento, la República de Emaús, e sulle difficoltà nell’aiutare i più poveri in un momento di estrema crisi a causa del Covid-19. L’intervista avrebbe dovuto essere pubblicata domenica. Venerdì pomeriggio un fotoreporter era andato a trovarlo per scattare qualche immagine. Qualche ora dopo padre Bruno non c’era più.

L’ultima foto di padre Bruno Sechi (Cláudio Pinheiro/O Liberal)

Nell’intervista, pubblicata con il titolo “Mai perdere la speranza”, padre Bruno riconosce che la pandemia ha ridotto le possibilità di raccogliere sostegno economico attraverso i soliti canali, ma ricorda che la República de Emaús in cinquant’anni non ha mai operato in condizioni facili: “Non siamo mai stati un’entità ricca, siamo un’entità che si è sviluppata con la solidarietà della comunità. […] Ora, sempre di più, abbiamo bisogno del sostegno e della partecipazione di tutti coloro che in un modo o nell’altro hanno fatto parte di questi 50 anni. Quante e quante persone sono passate di qui, giusto? Con queste persone, con la loro solidarietà verso coloro che affrontano gravi difficoltà, siamo sicuri che saremo in grado di superare questo momento”.

Ma quale ruolo ha la República de Emaús? “Il Movimento è un’ancora che può sostenere, salvare tanti ragazzi e ragazze che si trovano in una situazione di estrema fragilità, e salvarli significa farli sentire come cittadini, attraverso un intero processo pedagogico, e lottare per la cittadinanza, lottare per i loro diritti”.

Impegno e solidarietà. Spiega ancora padre Bruno: “Essere solidali con gli altri significa avere una visione diversa del mondo, dove non ci sono né sfruttatori né sfruttati, dove tutti si sentono riconosciuti nella loro dignità, dove coloro che hanno di più possono condividere con quelli che non hanno. In breve, è un progetto di vita, è un progetto di società, una società basata sulla solidarietà, la condivisione, il riconoscimento della dignità delle persone, un’attenzione speciale a quel segmento di coloro che sono più fragili”.

“Il Movimento Emmaus lavora proprio con i più fragili, i nostri figli, gli adolescenti. Essere solidali con loro significa scommettere sulla costruzione di una società diversa, una società che non è guidata dal denaro, dal profitto, una società che è veramente rispettosa e che assume la dimensione egualitaria delle persone che ne fanno parte. E i bambini, gli adolescenti, i giovani e le famiglie non possono essere esclusi da questa lotta per la solidarietà come forma di società”.

“In tempi di crisi, i più colpiti e quelli che soffrono di più sono gli emarginati, che vivono con grande difficoltà. Ora, in una situazione come la nostra, di chi vive lottando per la vita giorno dopo giorno, si rende conto che le piccole sorgenti che hanno contribuito a portare avanti la vita finiscono per prosciugarsi. Quindi, se non c’è un grande movimento in questo momento, in una situazione di emergenza, avremo emarginato ancora di più le persone emarginate. E quella sarebbe un’altra pandemia. Sarebbe triste vivere in una società in cui non c’è spazio per la solidarietà”.

“Credo che la società del Pará non lascerà morire il Movimento, ne ho l’assoluta certezza. Naturalmente, un momento di crisi è anche un momento di risveglio, sentirsi vicini. Il contributo di ciascuno, per quanto piccolo, può contribuire a mantenere viva la fiamma, la fiamma della vita, la fiamma della vita dignitosa, la fiamma di vita di un movimento che con 50 anni di tante e tante difficoltà ora non si sentirà abbandonato da tutti e da coloro che ci hanno sempre creduto. Sicuramente, saremo in grado di dire ancora di più”.

“Certo, devi essere creativo, trovare modi per incoraggiare le persone, per ringraziare le persone”, confida padre Bruno. “Verranno giorni migliori e impareremo molte lezioni da questa esperienza tanto difficile che stiamo vivendo. Ma verranno giorni migliori. Non possiamo perdere la speranza. Sarebbe la fine. Mai perdere la speranza”.

Con il motto “Il nostro sogno deve continuare”, padre Bruno Sechi aveva registrato un messaggio video a sostegno di una sottoscrizione per Emaús sulla piattaforma brasiliana di crowdfunding Kickante. L’obiettivo è raccogliere 100mila Real (più o meno 17.000 euro), sufficienti a sostenere per un paio di mesi il lavoro del Movimento in questo momento di scarsità di risorse a causa del Covid-19. Ovviamente si può contribuire anche dall’Italia. Immaginiamo che padre Bruno ne sarebbe felice.

Lunedì, 1° giugno 2020

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Fonte: Link Oristano

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