Cagliari, la denuncia: “Guarito dal Coronavirus ma trattato da appestato nella clinica privata”

È guarito dal Coronavirus, è rimato a casa altri quattordici giorni “per motivi di ulteriore sicurezza, come mi hanno consigliato i medici” e, poi, si è fissato un appuntamento tramite il Cup per eseguire alcune radiografie.

M.P., 55enne di Cagliari, dipendente pubblico, si è però trovato a dover fare i conti con una situazione che definisce “assurda”. È arrivato nella struttura convenzionata ma, dopo pochi minuti, è uscito senza nessuna lastra tra le mani. Il motivo? La dottoressa si sarebbe rifiutata di fargli le due radiografie “perchè mi ha chiesto se avessi avuto contatti con un caso Covid-19, le ho chiesto se si stesse riferendo agli ultimi quindici giorni, lei mi ha riposto che non c’era un lasso temporale esatto, per cui ho risposto affermativamente”.

Risultato? “Mi ha fatto accomodare fuori dallo studio e accompagnare all’uscita dalla guardia privata, dicendomi che non le importava della mia certificazione che attestava la mia piena guarigione”. L’uomo racconta di aver chiesto lumi all’Ats, che avrebbe bollato come “non corretto” il comportamento della struttura sanitaria. “Mi sento discriminato, l’ultimo tampone l’ho fatto il ventotto aprile e il due maggio mi è arrivata la comunicazione dell’Ats: “Si dichiara la signoria vostra guarita da Covid-19”. Il 55enne, nelle prossime ore, dovrà recarsi da un fisiatra in un altro centro privato: “Spero che lì non mi facciano storie, per fortuna nell’altro centro mi hanno reso i 42 euro e spiccioli del ticket”. Ecco, di seguito, alcuni stralci della lettera che ha inviato alla nostra redazione:

“A Cagliari, il 22 maggio 2020, alle ore 8:40, ho un appuntamento tramite il Cup per due radiografie. La struttura convenzionata è” un centro privato. “Tutto regolare per i comuni cittadini ma se hai la fortuna di aver incrociato nella tua vita recente il tanto conosciuto e temuto Covid-19 sei diverso. A nulla vale l’attestazione rilasciata il 04/05/2020 dall’Azienda Tutela della Salute Ufficio Igiene Pubblica dell’Ats che certifica, cito testualmente: “Si dichiara la S.V. guarita da Covid-19”. Non sei ammesso, sei un “appestato” e ti cacciano via. Nel modulo che compili prima di accedere ti fanno rispondere a una serie di domande tutte relative agli ultimi 15 giorni e poiché non avevo con me gli occhiali da lettura ho risposto a tutte no, ma una volta entrato nella struttura, fatta l’ammissione e pagato il ticket, la dottoressa che doveva farmi le due radiografie mi ha nuovamente fatto le domande e giunti a quella che mi chiedeva se avessi avuto contatti con un caso Covid-19, ho chiesto se anche quella si riferiva agli ultimi 15 giorni, ma la dottoressa mi ha detto che non c’era un lasso temporale esatto per cui ho risposto affermativamente. A parte essere guardato quasi con disgusto mi ha fatto accomodare fuori dallo studio e accompagnare all’uscita dalla guardia privata, dichiarando che a lei non importava nulla della mia certificazione che attestava la mia piena guarigione, l’ultimo tampone negativo è del 28/04/2020. A testa bassa e con vergogna, davanti ai tanti presenti, mi sono allontanato e ho pensato di chiarire la cosa direttamente con l’Ats e mi sono recato presso i loro uffici per capire se tale comportamento fosse corretto. Come immaginavo, per l’Ats il comportamento da parte della struttura convenzionata non è corretto. Queste discriminazioni sono illegittime, la vostra discriminazione rasenta la denuncia, io non sono un appestato da tenere ai margini della società. Le leggi razziali sono state cancellate il 20 gennaio 1944, sono un cittadino come tutti gli altri: ho rispettato tutte le prescrizioni che mi hanno dato durante la malattia ma ora sono guarito è ho il diritto di vivere una vita normale”.

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