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Cagliari, la rabbia dei prof precari: “Stipendi bassi e costretti a partire fuori per lavorare”

I professori precari invadono Cagliari e il giorno di San Valentino, per loro, si trasforma in una data, l’ennesima, di protesta. Nel mirino dei circa cinquemila docenti “a rischio” in tutta la Sardegna (tremila dei quali insegnanti di sostegno e, il resto, spalmati tra le scuole materne e le superiori) ci sono i nuovi concorsi banditi dal ministero dell’Istruzione: “Un decreto scuola ‘ammazzaprecari’, disintegrerà e distruggerà il precariato storico in Sardegna, si tratta di un quizzone di ottanta domande, senza senso, da terminare in ottanta minuti”, spiega Nicola Giua, referente sardo dei Cobas Scuola. “I tantissimi docenti precari dovranno decidere se restare disoccupati o andare a lavorare fuori, lontano dai figli e dalle famiglie per almeno cinque anni, proprio perchè c’è un vincolo che li obbliga”, in caso di vincita del concorso, a dover attraversare il mare e prendere una cattedra nel resto d’Italia. “La maggior parte dei posti, poi, non sono stati banditi in Sardegna, in questo modo non potrà essere garantita una continuità didattica”, attacca Giua. E poi, in seconda battuta ma nemmeno tanto, c’è anche l’aspetto economico: “Gli stipendi dei prof italiani sono i più bassi di tutta l’Europa, siamo il fanalino di coda. Anche la Regione deve darsi una mossa, abbassando i parametri per il dimensionamento scolastico e riducendo il numero di alunni per ogni classe”.

 

E loro, i docenti che ogni anno devono farsi il segno della croce e sperare di avere una cattedra sicura, hanno deciso di raccontarsi a Casteddu Online. C’è chi prende 1500 euro per fare diciotto ore alla settimana di Informatica e, ogni estate, attende speranzoso una nuova chiamata per il prossimo anno scolastico, e chi, precario da otto anni, non riesce a fare nessun serio progetto per la propria vita. Le loro interviste saranno pubblicate nelle prossime ore sul nostro sito www.castedduonline.it

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Fonte: Casteddu On Line



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