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“Condizioni di sofferenza delle detenute sarde”: se n’è parlato in un dibattito a Sestu

“Secondo i dati più recenti dell’Amministrazione Penitenziaria nelle strutture detentive dell’isola sono recluse 40 donne: 27 a Cagliari e 13 a Sassari. Dopo l’apertura delle nuove quattro carceri (Cagliari-Uta; Sassari-Bancali; Tempio-Nuchis e Oristano-Massama) il Dipartimento ha ritenuto di alleggerire la Casa Circondariale di Nuoro e la Casa di Reclusione di Oristano delle
sezioni femminili e concentrarle a Cagliari e Sassari. Una decisione vissuta dalle detenute, con malcontento avendo subito un trasferimento non richiesto e non programmato”. Lo ha detto Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, intervenendo all’incontro-dibattito “Contrasto alla violenza sulle donne e loro condizione nel contesto
carcerario”, promosso dalla FIDAPA di Sestu nell’ambito delle iniziative dedicate alla Giornata Internazionale contro la violenza di genere.
“Le 27 detenute nella Casa Circondariale di Cagliari-Uta hanno un’età che va dai 27 ai 68 anni; 6 di loro contano tra i 41 e i 45 anni; 7 tra i 27 e i 35 anni; 6 intorno ai 50 anni. Donne cioè relativamente giovani. Una ventina – ha precisato Caligaris – sono italiane (di cui 5 sono originarie della Penisola) le altre invece native della Nigeria, Colombia, Ungheria, Serbia. I dati sono
ovviamente quotidianamente suscettibili di modifiche per le liberazioni e/o i trasferimenti. Le pene sono principalmente legate allo spaccio della droga o al mondo della prostituzione. Restano in carcere per poco tempo rispetto ai detenuti della sezione maschile. Si tratta quindi di persone che potrebbero scontare la pena in strutture alternative, non potendo usufruire della detenzione domiciliare o perché non hanno una dimora adeguata oppure perché essendo straniere non hanno parenti che possano ospitarle”.
“Molto difficile per le donne accettare la privazione della libertà. Spesso sono vittime incapaci di opporsi a lusinghe e/o a ricatti affettivi. Sono fragili e hanno una visione di sé particolarmente negativa con sensi di colpa verso i figli, il marito, la famiglia. Ci sono detenute con gravi problemi psichici che avrebbero necessità di vivere in un ambiente meno afflittivo. In Sardegna le Comunità di Recupero per persone con problemi psichici e in doppia diagnosi non sono sufficienti e a seconda dei casi sono del tutto assenti. Altre potrebbero cambiare il loro futuro se potessero diventare autonome economicamente e prendere coscienza delle proprie capacità lavorando o apprendendo un mestiere con un corso di formazione oppure accedendo alla istruzione di secondo grado e/o universitaria. Nessuna delle detenute è iscritta alle scuole superiori e/o all’Università. Alcune invece frequentano le lezioni del corso di scuola media di primo grado. Il livello culturale è quindi medio basso”.
“Nella Casa Circondariale di Cagliari – è stato evidenziato – l’accesso al lavoro è molto limitato. Le più fortunate sono assegnate alla cucina e/o alla piccola biblioteca. Qualcuna cuce, rattoppa e stira le lenzuola. Altre si occupano delle pulizie della sezione. Come si può comprendere si tratta di lavori di scarsa valenza formativa e sociale. I problemi più gravi riguardano il sistema delle relazioni interne ed esterne. Non riescono a liberarsi del pensiero della famiglia alimentando così il proprio disagio con un autolesionismo spesso poco evidente ma molto profondo e doloroso. Vorrei infine ricordare – ha concluso – che l’esperienza detentiva coinvolge profondamente le operatrici. Le funzionarie giuridico pedagogiche e le Agenti della Polizia Penitenziaria donne che quotidianamente condividono questa realtà. A loro va un particolare ringraziamento”.
Coordinato da Maristella Casula, presidente della Fidapa di Sestu, il dibattito è stato animato, tra gli altri, dal Direttore della Casa Circondariale di Cagliari Marco Porcu, Annalise Martis, dell’Ufficio interdistrettuale Esecuzione Penale Esterna, Susanna Murru, presidente CPIM, Elena Calorio, psicologa Donna Ceteris e Monica Tascedda, avvocata. Hanno portato il saluto la Sindaca Paola Secci, la vice Prefetta Vicaria di Cagliari Paola Dessì e Susi Ronchi coordinatrice di Giulia Giornaliste. Ha concluso i lavori, dopo le testimonianze del cappellano Padre Gabriele Iiriti e della volontaria Mariella Cuccuru, Maria Tina Maresu, presidente FIDAPA Distretto Sardegna.

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Fonte: Casteddu On Line



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