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“Monte Arci un’opera d’arte da salvare”

“Monte Arci un’opera d’arte da salvare”
I ricordi e gli scatti del fotografo di Mogoro Stefano Pia contro la discarica a Serra Bingias

Foto di Stefano Pia

“Il Parco del Monte Arci è un’opera d’arte da salvare”. A gridarlo attraverso un lungo post sul blog “Tracce Volanti” è il fotografo di Mogoro, Stefano Pia.
Foto e parole compongono un racconto attraverso il quale il professionista delle immagini contesta nel modo che gli riesce meglio, utilizzando le sue fotografie, la possibilità che una discarica di rifiuti non pericolosi, provvista di una cella dedicata a smaltire materiale di eternit, venga realizzata nell’ex cava di Serra Bingias, nel territorio di Morgongiori.

Di seguito pubblichiamo il racconto integralmente.

Il parco ragionale del Monte Arci è un luogo magico che racchiude, tra le meraviglie della natura, tracce del passato della Sardegna. 270 chilometri quadri, compresi nel territorio di undici comuni dell’oristanese, nei quali si trovano: un grande giacimento di ossidiana; numerosi siti archeologici tra cui il nuraghe Brunk’e s’Omu a Villaverde e il santuario in grotta Domu de is Coambus a Morgongiori, oltre ad uno splendido esempio di lecceta ricca di sorgenti, S’Acqua Frida ad Ales. Un paradiso di boschi, popolati da cinghiali, donnole, martore, volpi, cervi e daini, sorvolati da colombacci e upupe: luogo scelto per nidificare da sparvieri e falchi. Una miniera per gli occhi di chi ama la bellezza, ma anche per chi vuole far vivere l’isola grazie allo sviluppo di un turismo sostenibile. Invece: i verbi al presente, usati per descrivere questo tesoro, devono essere declinati al condizionale perchè questi stessi luoghi, negli ultimi anni, sono stati abbandonati all’incuria o, peggio, danneggiati da colate di cemento e dalla presenza di strutture fatiscenti. Da pochi giorni è arrivata anche la notizia della volontà dell’amministrazione comunale di Morgongiori di installare, all’interno della montagna, una discarica di rifiuti, riservata anche all’amianto. E’ troppo! Chi è cresciuto, legando ad ogni pietra, sentiero e onda del mare, momenti della propria vita, con la voglia di allenare a pari splendore gli occhi e il cuore dei propri figli, non ci sta e prova a richiamare l’attenzione per difendere il presente e il futuro di un patrimonio universale. Il fotografo Stefano Pia con la sua arte racconta le spiagge, i fondali e ora è pronto anche a narrare l’anima del Monte Arci per far comprendere l’importanza che si salvi dai pericoli disseminati dall’insensatezza umana. Anima del progetto Bi foto che decora ogni anno, con opere di artisti da varie parti del mondo, le vie del suo paese Mogoro, ci ha già lasciato due tracce, facendoci innamorare degli abissi e delle sirene . “Cattedrali nel Bosco” è il progetto con cui racconta il parco: 10 fotografie che rappresentano il degrado, e altrettante 10, la bellezza del Monte Arci. Alcuni di questi emozionanti scatti illustrano il racconto che siamo onorate di diffondere. Inserito nel progetto collettivo ” Bellezze da Salvare” commissionato da Su Palatu Fotografia e dalla CEI, insieme al progetto fotografico, è un vero e proprio manifesto d’amore per l’ambiente e per la storia.

“Sul monte Arci, da piccolo, ci salivo solo d’estate: nel bosco c’era fresco, si respirava aria buona e si scappava dal caldo estivo del paese. Ci incontravamo coi parenti e amici in località S’Acqua Frida: macchine cariche di famiglie e cofani stracolmi, in assetto da classico spuntino sardo, puntuali alle 10. Qualche tiro al pallone, caccia agli insetti e intrepide scalate su grandi querce erano i nostri giochi preferiti e poi veniva il pranzo che spesso finiva a sera tardi”.

“Ricordo i racconti romanzati degli adulti su intrepide cacce al cinghiale che noi piccoli ascoltavamo pieni di stupore, immaginando le scene di guerriglia tra loro e il malcapitato maiale, oppure il rumore assordante dei grilli, il ticchettio del picchio sui rami, e l’assalto delle piccole mosche fastidiose se ti avvicinavi alla corteccia di un albero. E poi quel odore fresco di umido, di foglie e di menta selvatica, era la nostra estate”.

“Col tempo abbiamo smesso di andarci nella calda stagione, attratti più dal mare e dalle belle ragazze in costume; in compenso sono state più frequenti le escursioni in autunno e d’inverno, le stagioni dove il bosco con il suo silenzio e la sua nebbia si ricopre di un’atmosfera mistica e misteriosa, è la stagione dei funghi e del freddo e con esso la neve. A me piace troppo la neve. Ho la fortuna di vedere da una finestra di casa mia la cima del Monte Arci, e quando il meteo dice “neve in Sardegna”, guardo sempre in quella direzione, sperando di vedere “sa Trebina” sotto il manto bianco, e se capita, è d’obbligo salire per godere di un paesaggio quasi alpino! Ancora oggi, con la scusa di fare due foto, ci salgo solo, per godere di questo posto fuori tempo”.

“Il monte Arci per me è come un nonno, grande, silenzioso, vecchio e saggio. E come un vecchio porta purtroppo tante cicatrici, in questo caso dovute all’incuria dell’uomo, che a questo monte ha dato il titolo di Parco Naturale, ma che di parco naturale ha ben poco. Troppe sono le incurie e le colate di cemento, dettate della mala politica che negli ultimi decenni in questo parco naturale ha costruito “Cattedrali nel Bosco”. Una di queste è una massa di ferraglia fatta di 34 torri alte 24 metri, installate da 25 anni sui pendii del monte per creare energia dal vento, ma mai entrate in funzione: sono ancora lì, piantate sul terreno come croci. Nel 2001 invece l’idea di un maneggio adatto alla ippoterapia, situato anch’esso nella parte alta del monte, non lontano dal parco eolico: una grande colata di cemento attrezzata di tutto punto anche questa mai entrata in funzione. Ancora: chi guarda il monte, passando nella 131 all’altezza di Terralba, non può non notare la ferita, tuttora aperta, dovuta all’intensa attività estrattiva della Perlite, dove i caterpillar, come grandi tarli, mangiano piano piano pezzi di montagna La lista può continuare a lungo: ovili abbandonati e allo sfascio, amianto, ferro e altri rifiuti abbandonati fanno da contorno”.

“Ma non finisce qui. E’ di pochi giorni la notizia, assurda, che l’amministrazione comunale di Morgongiori (paese che detiene la maggior parte del territorio del Parco) ha espresso la volontà di installare, all’interno della montagna, una discarica rifiuti dedicata anche all’amianto, con la giustificazione che tale opera abbia un ritorno economico. Dai dati sembrerebbe molto irrisorio: 4 posti lavoro per la durata di 4 anni. Una scelta assurda soprattutto per un territorio che, non avendo il mare, crede in un possibile flusso turistico per le bellezze del territorio, sia dal punto di vista naturalistico che archeologico, molte ancora sconosciute”.

“Da qui è venuta la necessità di raccontare questi scempi in un’area di così forte interesse naturalistico. La fotografia ha cambiato spesso le sorti della storia, spero che anche questo lavoro, sebbene con meno ambizioni, possa comunque entrare nel cuore delle persone e animarle per opporsi: dire basta a queste idee retrograde. Sono sicuro che prevarrà la bellezza di questi boschi. La presenza dell’ossidiana, il vetro nero, unico nel Mediterraneo, i numerosi siti archeologici di notevole interesse come Sa Domu e S’orcu di Villaverde o la grotta paleocristiana de “is Caombus” che all’interno custodisce la meravigliosa “Scaba e’ Cresia” di Morgongiori, riusciranno a risvegliare l’animo e i sentimenti più nobili della gente del monte Arci: riporteranno questa montagna ad un luogo in armonia tra uomo e natura. Solo allora, finalmente, potremo chiamarla a tutti gli effetti Parco naturale del monte Arci”.

Sabato, 16 novembre 2019

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Fonte: Link Oristano

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