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Cagliari, dopo oltre mezzo secolo chiude il negozio Singer: “Uccisi dalle offerte su internet”

Un addio, a tratti, doloroso. A Cagliari, dopo oltre mezzo secolo di storia, chiude il negozio di macchine da cucire Singer. Macchine da cucire e ferri da stiro stanno per lasciare spazio al vuoto totale. Dal primo gennaio 2020, infatti, i metri quadri che hanno ospitato per decenni i famosissimi prodotti dell’azienda fondata nel 1851 negli Stati Uniti saranno uno dei tanti, troppi “buchi” pieni di polvere. Il cartello “affittasi” da appendere alla serranda è già tra le mani di Bartolomeo Bronzini. Sessant’anni tondi, ne ha trentuno quando rileva il punto vendita: “Nel 1988. Prima ero un dipendente della Singer e questo negozio è esistito sin dagli anni Cinquanta, prima ancora che nascesse il mercato civico. La licenza l’ho ottenuta nel 1999 e ho lavorato insieme a mia moglie Serenella”. Conduzione familiare, mura di proprietà, eppure arriva il de profundis: “Sì. Colpa della crisi e dei centri commerciali. La gente preferisce spendere benzina e fare venti chilometri per andare a comprare lì, e magari si tratta di dover spendere anche due o tre euro in più”, afferma Bronzini. Ma il cappio al collo, metaforicamente parlando, è stato stretto anche dal web: “Su internet spesso vendono ‘bidoni’, nel senso che la roba che poi arriva non è uguale a quella che hai visto. Ci sono però aziende che fanno prezzi assurdi, addirittura più bassi di quanto posso pagare io alla casa madre”. Globalizzazione ma, soprattutto, libero mercato: difficile, nel 2019, pensare di poter fare i conti senza l’immensità della “rete”.

 

E, se i ferri da stiro hanno ancora una buona fetta di mercato, lo stesso non si può dire per le macchine da cucire: “Le vendite sono calate. Mi mancano tre anni alla pensione ma preferisco chiudere ora, ho troppe spese. Pago tremila euro l’anno di Imu e ottocento di Tari”, confida il sessantenne, “preferisco che qualcuno affitti il locale e proponga altri prodotti, alla mia età non ho più voglia di stare a pensare a cosa posso vendere”. Tuttavia, risulta un po’ in salita che qualcuno possa entrare, a gennaio 2020, nei metri quadri che hanno ospitato per decenni ferri e macchine da cucire: “Non ho ancora messo nessun annuncio”. L’unico pensiero di Bronzini, attualmente, è arrivare al trentuno dicembre 2019 senza esser costretto a far uscire altri soldi dal suo portafoglio.

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Fonte: Casteddu On Line


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