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Scoperta a Tharros l’antica fornace per la produzione di ceramica. C’erano almeno dieci forni

Scoperta a Tharros l’antica fornace per la produzione di ceramica. C’erano almeno dieci forni
Gli scavi dell’équipe dell’Università di Bologna guidati dalla professoressa Anna Chiara Fariselli

Gli scavi a Tharros

Si è conclusa ieri a Tharros la campagna di scavo condotta dall’équipe dell’Università di Bologna, guidata dalla professoressa Anna Chiara Fariselli, nelle aree della necropoli meridionale e dell’istmo. Le indagini, svolte durante tutto il mese di maggio, nelle concessioni ministeriali dell’Ateneo, hanno visto il raggiungimento di un’importante serie di obiettivi scientifici.

Nella necropoli meridionale è stata individuata una fase di risistemazione del paesaggio funerario, svolta in età romano-imperiale con interventi di restauro antico e sigillatura di tombe d’età punica, per la creazione di nuovi spazi funzionali alla organizzazione delle sepolture romane.

Si è inoltre ampliata la ricerca nell’area dell’istmo Sa Codriola, dove gli scavi hanno portato alla luce una seconda grande fornace circolare che si aggiunge a quella, di circa 3 metri di diametro, scoperta lo scorso anno. Le ricerche geofisiche, con georadar e magnetometro, hanno consentito di delimitare il grande quartiere artigianale di età punica, destinato con buona probabilità alla produzione di ceramica vascolare e terrecotte figurate. Il quartiere artigianale appare caratterizzato da una decina di forni e aree di lavorazione organizzate su una vastissima superficie (almeno 500 metri).

“Solo l’esame attento dei moltissimi materiali”, spiega Anna Chiara Fariselli, a capo dell’équipe di archeologi, “ceramici rinvenuti e l’analisi delle abbondantissime scorie di lavorazione consentiranno di capire se alla sicura produzione di vasi, soprattutto anfore, e di terrecotte (per esempio maschere e figurine forse destinate alla vicina necropoli e ai templi cittadini) si associasse anche la produzione di altri manufatti caratteristici dell’età punica, come quelli in pasta vitrea”.

“Alcuni indizi”, prosegue la professoressa Fariselli, “farebbero pensare a un grande quartiere produttivo polifunzionale. La serietà scientifica, tuttavia, impone di studiare con attenzione l’intera documentazione e soprattutto di proseguire gli scavi in estensione, prima di restituire al grande pubblico un quadro sicuro di informazioni. Un dettagliato resoconto preliminare su tutte le attività realizzate sarà, come ogni anno, offerto alla Comunità in autunno”.

In autunno l’Università di Bologna riprenderà anche le indagini di scavo nella seconda area in concessione ministeriale lungo il cardo maximus nell’ambito di un grande progetto su vita quotidiana e modi dell’abitare tra età punica e tardo-antica avviato in collaborazione con l’Università di Cagliari nel 2018.

“Il team dell’Università di Bologna”, conclude il direttore degli scavi, “ha potuto lavorare proficuamente grazie al supporto logistico dell’amministrazione comunale, dell’intero staff del Museo civico e dell’ente gestore dell’area archeologica. Non meno rilevante è stato, come sempre, il sostegno della Soprintendenza archeologica. A tutti va un sentito ringraziamento e un arrivederci nel mese di ottobre”.

Venerdì, 31 maggio 2019

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Fonte: Link Oristano


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