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«Esporlatu non è un Far West»

ESPORLATU. Un appello «a smorzare i toni e collaborare per il bene del paese» quello lanciato dall’opposizione del consiglio comunale di Esporlatu che, per bocca del capogruppo Paolo Nieddu, (vicesindaco e assessore uscente della precedente legislatura), non usa mezzi termini nel definire «metodi degni della Santa inquisizione» quelli adottati da sindaco e maggioranza per «frantumare la coesione sociale».

Il riferimento di Nieddu e dei colleghi dell’opposizione è in particolare alla «inopportuna – a loro giudizio – sovraesposizione mediatica» del paese in un momento tanto delicato dopo l’attentato incendiario contro il portone di ingresso dell’abitazione del sindaco Franco Furriolu e gli spari contro le telecamere del paese. Ma più in particolare la minoranza non ha gradito le considerazioni del primo cittadino e del suo vice Gianni Canu che più volte hanno ricondotto questi attentati al mancato gradimento delle regole che la nuova giunta ha imposto in paese al momento dell’insediamento.

«Non ci arrendiamo e vogliamo tendere nuovamente la mano al sindaco – rilancia Nieddu – offrendo tutto l’aiuto necessario, nonostante l’accusa scagliata contro di noi anche in diretta tv, quando ha detto che a Esporlatu nessuno faceva rispettare le regole prima del suo insediamento». Il capogruppo dell’opposizione fa una lucida analisi dello stato d’animo della comunità: «I cittadini sono stufi di sentirsi fare la morale, in mondovisione, per giunta da chi, nonostante il ruolo ricoperto, ha talvolta mostrato disprezzo per le regole. Come insegna la clamorosa gaffe (se così può essere derubricata) commessa con la storia della piantagione di fave (in paese è in vigore dal 1999 un’ordinanza che vieta la semina di fave nel centro abitato, e Furriolu le aveva nel suo terreno ndc). La memoria di questo episodio e delle diverse scorrettezze commesse nell’esercizio dell’attività amministrativa – che abbiamo sempre portato in modo trasparente all’attenzione del Consiglio comunale – dovrebbe suggerire al sindaco che non è il caso di descriversi e autocelebrarsi come colui che ha fatto conoscere la civiltà a Esporlatu: sia perché le cose stanno diversamente, sia perché ciò costituisce una grave mancanza di rispetto nei confronti di tutti gli esporlatesi, i quali non hanno bisogno di lezioni da nessuno».

Non accettano, Paolo Nieddu e i colleghi dell’opposizione, che si parli di Esporlatu «come di un far west, una realtà in mano a fantomatici clan malavitosi, come un luogo in preda al degrado. Noi ci schieriamo in difesa del nostro paese contestando la veridicità di tali accuse infamanti».

Esternando comprensione nei confronti di sindaco e vicesindaco, «visti gli episodi che li hanno interessati» Nieddu si dice allo stesso tempo «dispiaciuto perché avrebbero dovuto usare cautela e prudenza nelle dichiarazioni rese agli organi di informazione. Ciò avrebbe sedato le contese politiche e consentito ai cittadini di compiere una seria riflessione su quanto accaduto, stringendosi attorno ai propri amministratori. Al contrario, il ricorso sistematico alla delazione pubblica, basata su fatti di altra natura, ha scatenato processi mediatici e di piazza, con tutte le tensioni a questi connaturate». Torna sugli atti intimidatori «talvolta descritti in modo iperbolico – sostiene Nieddu – distogliendo l’attenzione delle persone dal problema reale, offuscando il sentimento di forte condanna manifestato dalla comunità nei confronti degli atti intimidatori e dei loro autori. Sia chiaro una volta per tutte: nessuno ha negato o vuole negare la pericolosità dei fatti verificatisi, ma non per colpa nostra sono venute a mancare le condizioni affinché tutti nel paese potessero fermarsi a riflettere sulla gravità

Fonte: La Nuova Sardegna


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