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Analisi sui cumuli di alghe prima della rimozione

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Atto formale delle associazioni ambientaliste per sgombrare ogni dubbio Codacons, Fedeparchi, Grig, Italia Nostra, Lipu e Wwf sollecitano la bonifica 

ALGHERO. Un atto formale per chiedere alle istituzioni «di effettuare tutte le verifiche e gli accertamenti necessari per poter procedere nella maniera più appropriata alla bonifica dei tre siti di stoccaggio». Codacons, Ferderparchi, Gruppo Intervento Giuridico, Italia Nostra, Lipu e WWF hanno inoltrato una richiesta di informazioni ambientali sui tre siti di stoccaggio della posidonia ubicati nel litorale del comune di Alghero. La richiesta è stata inviata all’assessore regionale all’Ambiente, al sindaco di Alghero, al Dipartimento Arpas della Sardegna e alla direzione dell’Arpas di Sassari.

I rappresentanti delle sei associazioni ambientaliste – con particolare riferimento al sito di stoccaggio ubicato tra il molo di sottoflutto del porto di Alghero e il canalone di San Giovanni – hanno chiesto che vengano effettuati «accurati esami fisico-chimici al fine di individuare eventuali presenze di inquinanti».

L’ipotesi sostenuta è che attraverso il canalone, nel corso degli anni, potrebbero essere state scaricate in mare sostanze inquinanti di varie natura e i residui potrebbero essersi fissate proprio nell'accumulo di posidonia.

Una indagine necessaria, quindi, per trovare certezze e sgombrare il campo da valutazioni superficiali e non sorrette da valenza scientifica.

«Le analisi certificherebbero, in maniera documentaria, lo stato reale e fugherebbero qualsiasi dubbio. In caso venissero riscontrati inquinanti (si pensi solo a plastiche o microplastiche) l’accumulo andrebbe rimosso con le opportune metodologie. Al contrario, invece, si certificherebbe la salubrità dell’accumulo di posidonia e la conseguente modalità di rimozione, utilizzo o smaltimento». In subordine, i rappresentanti delle associazioni ambientaliste – qualora fossero già stati eseguiti esami fisico-chimici – hanno chiesto di acquisire gli atti. E c’è da dire che proprio sui siti interessati dalla posidonia c’era già stata una indagine da parte dei carabinieri del Noe di Sassari.

Le e associazioni ambientaliste – già nelle settimane scorse – hanno stigmatizzato la situazione del “caso Alghero” in relazione alla gestione degli accumuli di posidonia sul litorale comunale realizzati a san Giovanni, Maria Pia-Cuguttu e Punta Negra, nati come sistemazione temporanea, poi diventati accumuli perpetuatisi negli anni, e chiesto la bonifica dei siti.

Fonte: La Nuova Sardegna


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