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Cesare Battisti, una vita in fuga tra carcere e battaglie legali

E’ finita la fuga di Cesare Battisti, classe 1954, originario di Cisterna di Latina, ex terrorista dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo), con al suo attivo in Italia quattro condanne all’ergastolo per altrettanti omicidi, compiuti tra il 1978 e il 1979.

Erano le 17 di ieri (le 22 in Italia) quando una squadra speciale dell’Interpol, formata anche da investigatori italiani e brasiliani, ha fermato per strada l’ex terrorista dei Pac. Come riporta il nostro giornale partner Quotidiano.net, quando agenti boliviani lo hanno avvicinato Battisti non ha tentato di fuggire, e ha risposto in portoghese dicendo di non avere i documenti con sé. Nessuno dubbio invece per gli agenti italiani, in Bolivia già da una settimana, che hanno subito avuto la certezza che si trattasse proprio del latitane. Infatti gli investigatori italiani avevano già circoscritto l’area in cui si trovava Battisti nel Paese sudamericano, poi avevano iniziato a pedinarlo. Quando si è avuta la certezza della sua identità, dopo controlli e riscontri visivi, sono stati fatti intervenire i poliziotti boliviani.

Battisti era stato condannato all’ergastolo per gli omicidi di Pierluigi Torreggiani e Lino Sabbadin (uccisi il 16 febbraio 1979), Antonio Santoro (ucciso il 6 giugno 1978) e Andrea Campagna (19 aprile 1978).

Le tappe principali della sua vicenda giudiziaria ricostruite dal nostro giornale partner Quotidiano.net

Nel 1979: L’ex militante ‘rosso’ viene arrestato per banda armata. Anni ’80: Detenuto nel carcere di Frosinone, mentre e’ in corso l’istruttoria, il 4 ottobre 1981 Battisti riesce ad evadere e a fuggire in Francia. Per un anno vive da clandestino a Parigi dove conosce la sua futura moglie. Poi si trasferisce con la compagna in Messico dove nasce la sua prima figlia. Durante il soggiorno messicano i giudici italiani lo condannano in contumacia all’ergastolo per quattro omicidi. Comincia una caccia che dura 36 anni.  1990: Battisti torna a Parigi dove, nel frattempo, sono andate a vivere la moglie e la figlia. Nella capitale francese, fa il portiere di uno stabile, ma frequenta la comunità di rifugiati italiani che lì vive grazie alla cosiddetta ‘dottrina Mitterrand’: l’impegno dell’allora presidente francese a dare ospitalità ai ricercati della giustizia italiana negli anni di piombo, in cambio della rinuncia alla violenza. Intanto, Battisti termina un romanzo e si guadagna da vivere traducendo in italiano racconti di autori noir francesi.

Fonte: Casteddu on Line


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